RIAPPROPRIAZIONE ATTUALE

DEL CORPO NELLA CHIESA

LA CORPOREITA' NELLA PREGHIERA

Nella storia della spiritualità cristiana, non sono mancate le correnti attente al valore del corpo, in Oriente, con l’invocazione al nome di Gesù fatta al ritmo della respirazione o del proprio agire corporeo.

In Occidente la scuola domenicana, pur così intellettuale, ha avuto tutta una tradizione che valorizza il corpo. S. Domenico aveva lasciato in eredità al suo Ordine un insegnamento contenente un significativo itinerario corporeo di preghiera (dall’inchino, alle prostrazioni, alle genuflessioni, alle mani elevate al cielo fino all’abbandono delle lacrime) (Cf. Il libretto anonimo della fine del XIII secolo, intitolato: I nove modi di pregare di San Domenico, riedito di recente, Roma, 1987)

In linea con il fondatore del suo Ordine, S. Tommaso d’Aquino insegna che l’uomo si eleva a Dio anche mediante le membra del corpo (Summa theologiae, II-II, q. 83, a. 12), e che dunque la preghiera corporea è utile e buona (Summa theologiae, II-II, q. 84, a. 2).

S. Ignazio, negli Esercizi, insiste sull’importanza della «composizione di luogo», e sugli atteggiamenti del corpo.

Nella nostra epoca la riscoperta del corpo viene riaffermata dal «Rinnovamento nello Spirito», anche se certe forme possono lasciare alquanto perplessi, e inoltre, occorre sempre tener presente il significato che esse hanno nel contesto entro cui si pongono.

Nonostante questi casi, in Occidente rimane ancora prevalente una visione intellettuale della preghiera (cf. il catechismo di S. Pio X: «La preghiera è una elevazione dell’anima a Dio»).

Oggi, in reazione ai secoli di intellettualismo, si vuole mettere in rilievo la necessità che tutto il vissuto della persona abbia il suo riflesso sul corpo. Allora si insiste sull’importanza di alcuni fattori:

  • la respirazione: deve essere cosciente e regolare;

  • le singole posizioni del corpo: non devono ostacolare, ma favorire la disponibilità ed essere esse stesse una forma di preghiera in atto;

  • il luogo: appartato e silenzioso;

  • le parole di accompagnamento, secondo il ritmo della respirazione.

Tutto ciò ha lo scopo di lasciarsi invadere progressivamente dal senso della «presenza di Dio»