RIAPPROPRIAZIONE ATTUALE
DEL CORPO NELLA CHIESA
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ESISTENZA CRISTIANA E CORPO (ROCCHETTA, op. cit, 82-88).
La riappropriazione del corpo parte dalla coscienza attuale che l’uomo è anche un soggetto corporeo: e così composto che deve attuare la «sequela di Cristo». Il battezzato realizza il suo essere creatura nuova in Cristo: «Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne son ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come giù ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge. Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Gal 5,18-25), quando vive la sua dimensione corporea collegata al valore naturale, redento dal sangue di Cristo. È ovvio che questo discorso richiede un’inversione di marcia rispetto alla spiritualità dei secoli passati, che possiamo giustamente qualificare disincarnata, in quanto attenta solo alla dimensione spirituale dell’uomo. La spiritualità cristiana deve essere quella dell’uomo come totalità in cui il corpo è la materia che esprime l’«io» spirituale. Questo non significa rinunciare all’ascesi rispetto alle passioni irrazionali, ma solo collocare tale impegno al di fuori di una prospettiva pessimistica nei confronti della corporeità. Per questo le «spiritualità» odierne cercano di ritrovare il valore del corpo, perché l’esperienza spirituale suppone una piena unificazione della persona. L’itinerario cristiano è il passaggio dalla condizione puramente creaturale a quella redentiva escatologica, cioè un essere io-corporeo-spiritualizzato nel Signore Gesù Cristo. |