IL CORPO NELLA
ANTROPOLOGIA BIBLICA
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VOCABOLARIO ANTROPOLOGICO NEL NUOVO TESTAMENTO (Per un approfondimento più sistematico: Carlo Rocchetta, Per una teologia della corporeità, 23-41; Leon X. Dufuor, Corpo, in DTB, Mariatti Casale Monferrato, 178-181; Cavador, Corporeità, in NDTB, Paoline, 308-321)
L’antropologia del N.T. risente solo marginalmente degli influssi ellenistici. Nel suo insieme ripropone la concezione semitica, antico testamentaria, dell’essere umano. Come ho fatto per l’Antico Testamento, anche per il Nuovo Testamento esaminerò i vocaboli più significativi.
Antbropos/anèr (Cf. J. JEREMIAS, Antropos, in GLNT, I, 978-984). Indica l’uomo in generale, nelle linee dell’‘adam ebraico. In Paolo il termine anthropos è utilizzato dialetticamente riferendolo alla novità pasquale:
Anèr è usato soprattutto per distinguere l’uomo dalla donna. Nel Nuovo Testamento è presente specialmente in Luca, ma appare anche negli altri scritti.
Sarx - soma (Cfr. E. SCHWEITZER, F. BAUMGARTEL, R. MEYER, Sarx, sarkikos, sarkinos, ib., XI, 1265-1398; E. SCIIWEITZER e E. BAUMAGARTEL, Soma, somatikos, ib., XIII, 609-789). Sono termini molto frequenti nel Nuovo Testamento, in Paolo sarx ritorna oltre 90 volte; nella sola lettera ai Romani è presente in 23 casi:
Comunque, questa differenza tra carne (sarx) e corpo (soma) ha una sua validità, che non deve essere esasperata. Si veda a questo proposito Rm 6,6-19: «Il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo, affinché fosse privato di potenza il colpo del peccato, perché noi non servissimo più al peccato... Consideratevi anche voi morti al peccato e viventi per Dio in Cristo Gesù. Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale così da ubbidire alle sue passioni, nè offrite le vostre membra al peccato quali armi al servizio dell’ingiustizia; ma offrite voi stessi a Dio, quali viventi da morti che eravate, le vostre membra a lui, quali armi della giustizia. Il peccato infatti non è più vostro signore... Mi esprimo in modo molto umano, a causa della vostra carne debole: come offriste le vostre membra all’impurità e all’iniquità a servizio di questa, così ora offrite le vostre membra a servizio della giustizia in vista della santificazione ...». In questo testo appare chiaro come la condizione carnale-corporea dell’uomo non sia cattiva in sè: può servire al peccato e a Dio secondo la decisione di ognuno. Analizziamo da vicino i due termini: sarx corrisponde in Paolo al hasar ebraico, ossia la persona tutta intera vista nella sua fragilità naturale (cf. Rm 6,19). Quando Paolo contrappone carne e spirito (1Cor 15,20; Gal 5,17), lo fa per richiamare la condizione umana di peccato e morte che non può da sola recuperare quanto ha perduto in Adamo. L’opposizione è dunque tra l’essere umano guidato dallo spirito, «vita secondo lo spirito» in Rm 8, e quella vita «guidata dalla carne» (Gal 2,20; Fil 1,22). Allora non si tratta di rivalità tra spirito e corpo, ma tra uomo vecchio e uomo nuovo. La condizione carnale non è in se stessa peccatrice, tanto che Giovanni affermerà: «Il Verbo si è fatto carne (‘sarx’)» (Gv 1,14), cioè ha assunto la natura umana decaduta. Soma, in Paolo, ha spesse volte un’accezione più positiva, specie in riferimento ai battezzati invitati ad «offrire i loro corpi a Dio» (Rm 12,1), con la consapevolezza che «il corpo... è per il Signore e il Signore è per il corpo» (1Cor 6,13); perché «il corpo è tempio dello Spirito Santo» (1Cor 6,19-20). Le affermazioni di Paolo sono molto importanti per coloro che credono alla salvezza, mediante l’offerta del proprio corpo, e alla sua resurrezione. La corporeità gloriosa di Cristo è l’inaugurazione di una nuova condizione umana (cf. Rm 7,4-6). Noi veniamo assimilati al Cristo anche nella nostra dimensione corporea, e lo Spirito ci «trasforma» nel corpo di Cristo, di cui Egli è capo. L’evento della Pasqua di Gesù è una nuova nascita per la condizione umana, nella prospettiva del ritorno di Cristo: «Aspettiamo come salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione, rendendolo simile al suo corpo glorioso» (cf. Fil 3,20-21). Giovanni mette in luce come il corpo glorioso di Cristo sia il luogo della salvezza, il nuovo tempio: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (Gv 2,19), con il commento dell’evangelista: «... egli parlava del tempio del suo corpo» (Gv 2,21). Il significato è chiaro: il tempio di pietra sarà sostituito da un nuovo tempio, legato alla persona di Gesù e al suo mistero: il Signore risorto, con la sua umanità glorificata, rappresenta il nuovo tempio edificato da Dio in mezzo ai popoli, come interpreta la comunità post-pasquale (cf. Gv 2,22). Da questo tempio scaturiranno «fiumi di acqua viva ... ». «Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui» (Gv 7,38-39).
Psyche (Cf. AA.VV., Psyche, psvchicos, ib., XV, 1161-1320).È la traduzione greca del termine ebraico Nephesh. Si tratta della persona in quanto sussistente al di là del fluttuare dell’esistenza umana come l’invecchiare o il morire. L’impiego del termine psyche nei Vangeli è inteso come:
Paolo usa psyche nella sua forma oggettiva «psychikos» in contrapposizione all’uomo spirituale. Si tratta dell’uomo che ragiona con le sole categorie umane.
Pneuma (Cf., Pneuma, pneumatos, in GLNT, X, 767-1116). E il corrispettivo greco della ruach ebraica, impiegata soprattutto per mettere in rilievo il rapporto della persona umana con Dio e la salvezza data da Cristo. Nell’essere umano, il pneuma rimane una realtà ricevuta da Dio. La nozione paolina di pneuma è molto complessa perché non sempre distingue il pneuma umano da quello divino: «Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene»; «Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio» (Rm 8,9.16). Questo per il fatto che lo Spirito di Dio si innesta nel nostro spirito e ci rende figli di Dio.
Kardia, nous, syneidesis (F. BAUMGARTEL e J. BEHM, Kardia, in GLNT, V, 193: J. BEHM, Nous, ib., VII, 1039-1063; C. MAURER, Synoida, syneidesis, ib., XIII, 269-326) Kardia come il leb ebraico è la sede delle conoscenze e degli affetti della persona umana tutta intera. Nous ha il significato di ragione in grado di conoscere la volontà di Dio, opponendosi alla forza del peccato. All’uomo vecchio deve corrispondere il rinnovamento del nous. Syneidesis è un termine usato spesso da Paolo, mentre non si trova nei Vangeli: è la capacità di intendere dell’uomo, di discernere il bene e il male (cf. 1Cor 8 e 10). A volte conoscenza e coscienza sembrano coincidere, altre volte si distinguono per il carattere più religioso della coscienza. |