INTRODUZIONE
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Il linguaggio del corpo è parte integrante della liturgia cristiana, è uno spazio privilegiato col quale costruire un legame pieno di vita con gli altri. Limitare dunque, il significato di comunicazione, nell’ambito dei rapporti interurnani, alla sola forma verbale, significa impoverirli. La parola è soltanto uno dei tanti veicoli comunicativi, anche se il privilegiato. È con tutta la persona che si comunica. Il linguaggio gestuale fu certamente il primo linguaggio che l’uomo ebbe a sua disposizione e che usò; il primo «vocabolo» che pronunciò fu il gesto. Questo avviene in maniera più particolare nel «Rinnovamento nello Spirito», nel quale si può notare come il corpo abbia un ruolo molto significativo: in piedi, alzare le braccia, in ginocchio, seduti, battere le mani, imporre le mani, danzare.., sono le gestualità costanti che caratterizzano lo stesso movimento. Lo scopo del presente studio è quello di riuscire a far prendere coscienza, ai partecipanti alle riunioni di preghiera, di ciò che significa «lodare Dio con tutto il proprio corpo». L’idea di elaborare la presente ricerca mi è venuta seguendo il corso d’Introduzione alla teologia, tenuto dal teologo Bruno Forte, quando ci siamo fatti la domanda: che senso ha, fare teologia oggi? E si è data la risposta prendendo a prestito le parole di Pietro: «Non vi sgomentate, …né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,14b-15). Da qui mi è venuta l’idea di domandare ad alcuni partecipanti al «Rinnovamento nello Spirito» il motivo per cui, nella preghiera, fanno partecipe della «loro riconoscenza a Dio» anche il proprio corpo. Con mio dispiacere notai che molti erano incapaci «di rendere ragione…», e da qui ho cercato di lavorare sul tema della corporeità nella preghiera, per donare un piccolo «contributo» a chi, pur essendo nel Rinnovamento da molti anni, non conosce i motivi del comportamento del corpo nella preghiera. Ho diviso il mio lavoro in due parti. Prima parte: il corpo nella storia, dalle radici vetero, e neo-testamentarie fino alla situazione odierna: nell’antropologia biblica, nella storia del cristianesimo, la riappropriazione attuale del corpo nella Chiesa, la bellezza del corpo e la gioia di essere in esso. Seconda pane: partendo da un fondamento biblico, e dalla patristica fino ad oggi, ho cercato di analizzare gli atteggiamenti del corpo più frequenti nel «Rinnovamento nello Spirito». Il nostro corpo compendia in sé una moltitudine di significati. Esso è cifra di cultura e genera cultura. «Dimmi come consideri il corpo, e ti dirò chi sei», potremmo dire parafrasando un vecchio detto. L’uomo ha una corporeità meravigliosa: può essere una cetra melodiosa di amore, può con il suo corpo suonare il canto dell’amore, può far emergere visibilmente l’invisibile. Tutti i gesti sono preziosi. La gestualità trova la sua sorgente nella interiorità dell’uomo. Il linguaggio corporeo, infatti, proviene dal profondo; in certe espressioni del volto affiora si vede, si tocca l’inconscio. Il linguaggio corporeo è assolutamente veritiero perché l’inconscio non mente. Infine, massima, epifania del linguaggio corporeo è la danza, ossia la celebrazione lirica del corpo. Nella danza si ha la massima compenetrazione tra lo spirito e il corpo; la materia e l'animalità del corpo vengono sollevate ad un tale vertice di lievità e di grazia che non si può più distingue in quella persona e in quell‘azione ciò che e spirituale e ciò che è corporeo; l’anima spiritualizza il materiale corporeo e il materiale corporeo rende manifesta l’anima. Questa corporeità si fa memoria, compagnia e profezia nella realizzazione dell’esistenza umana: — il corpo è memoria: porta inscritta in sé la storia dell’universo e la storia personale di ogni creatura umana: se io sono il mio corpo, il mio corpo è la mia storia al cospetto di Dio: — il corpo è compagnia nel senso etimologico del termine (da cum panis): è essere con gli altri e con Dio, per accogliere i beni della creazione e condividerli con i propri simili, benedicendo il Creatore; — il corpo è profezia: è nostalgia di autotrascendenza, iscritta nel più profondo del cuore, verso un di più; è apertura al futuro e, in ultima analisi al futuro assoluto di Dio. Il presente lavoro vorrebbe dimostrare che la gestualità del corpo è molto importante nella spiritualità del «Rinnovamento nello Spirito». Il corpo può favorire la preghiera e può darci una possibilità in più di fare una vera esperienza di Dio. In questi ultimi anni si è visto un «ritorno» all’importanza del corpo nella spiritualità; basti citare il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede: «Alcuni aspetti della meditazione cristiana», del 15 ottobre 1989. Nel «Rinnovamento nello Spirito» si vuole mettere in risalto la profonda «unità» fra spirito e corpo. L’uomo è uno «spirito incarnato», e quindi deve comportarsi come tale, senza vedere il corpo come «carcere dell’anima», «ostacolo» alla vita spirituale, perché esso è, al contrario, «parte integrante» di un vero e autentico cammino spirituale. L’antropologia biblica si presenti più sintetica ed unificante. Il corpo non è una «prigione»: al contrario, in esso l’io umano si realizza ed esso è fatto per la resurrezione. Il corpo può essere visto così, se accogliamo la «visione dell’incarnazione», cioè il «Dio fatto carne», «corpo» che anima tutta la tradizione della Chiesa. I Santi hanno sempre immensamente amato la corporeità del nostro Dio, nel la figura del suo unigenito Figlio e nostro Signore, Gesù Cristo. Il corpo è diventato dunque materia di santità: il luogo dell‘incontro fra Dio e l’uomo, in Cristo. Soltanto un cristianesimo disincarnato, spiritualista, può dimenticare questo aspetto, tanto bello, dell’uomo. Si potrebbe così brevemente sintetizzare l’atteggiamento da assumere nei confronti del corpo, nella spiritualità cristiana:
Mi sono sforzato di ridare al corpo tutta la sua polivalenza e importanza, affinché, dalla sua comprensione maggiore esso possa essere testimone della risurrezione di Cristo, a cui è destinato. Francesco Pisano Quarto, 11 febbraio 1999
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