CONCLUSIONE

                        «Ricorda, mio cuore, che il corpo che ti avvolge

                                                  non è che una figurina di carta!

                                       Una goccia d’acqua basta a macerarla...

                           Perché mai non ti chiedi quel che accade all’anima

                                              quando il corpo cessa di respirare?»

     (Kabir, santo poeta indù. GRANTHAVALI, Formule laudative, n. 92).

Caro fratello o sorella, voglio sperare che mi comprenda e che tu non voglia tacciarmi di presunzione, poiché scrivendo il presente studio, non c’era in me la minima intenzione di considerarmi scrittore, tutt’altro.

Giunto al termine del mio lavoro, mi rendo conto di non essere riuscito a presentare tutti i temi o aspetti che lo avrebbero meritato: alcuni sono stati solo accennati, altri sono stati esposti in maniera alquanto superficiale, sintetica e forse insufficiente.

Il valore della comunicazione completa è la spinta che mi ha portato a considerare il significato di una lode a Cristo con il proprio corpo, che partecipa nella sua «totalità» alla preghiera.

In piedi, alzare le braccia, in ginocchio, seduti, battere le mani, imporre le mani, danzare.., sono stati gli argomenti che ho cercato di evidenziare e ai quali ho dato il significato biblico, antropologico e simbolico.

Le mani hanno una loro logica; secondo i filosofi Aristotele e Kant, sono diramazioni del nostro cervello. Dunque ogni gesto ha una sua logica: a noi la possibilità di comprenderla e trasmetterla.

Il linguaggio corporeo raggiunge la sua massima espressione nella danza, che rappresenta la compenetrazione tra spirito e corpo, che è allo stesso tempo memoria, compagnia e profezia.

Il corpo, nel «Rinnovamento nello Spirito», ha una importanza notevole. Ciò lo possiamo vedere da quanta importanza alcuni membri del movimento danno alle cosiddette «messe di guarigioni», che alcuni temono che si trasformino in un «fanatismo collettivo», oppure in assemblee «esaltate e plagiate».

Ciò accade quando il gesto supera il valore delle parole. Allora, non fare più le suddette messe? Non dico questo, ma bisogna sensibilizzare l’assemblea a prendere coscienza che si è figli di Dio, non utenti.

Allora, compito delle assemblee di preghiera è dunque tener conto del significato della Parola e del vero comportamento corporeo nella preghiera. Ciò porta ad una educazione del corpo.

Dunque, il contatto con Dio deve svolgersi in un rapporto di comunione, all’insegna della gioia e non in una serie di richieste di «favore».

Questo lo esprime molto bene il teologo Diectrich Bonhoffer nella poesia: «Cristiani e Pagani» in «Resistenza e Resa», scritta nel carcere tedesco al tempo del nazismo:

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Cosi fanno tutti, cristiani e pagani.

Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione, lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane, lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte. I cristiani stanno vicini a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione, sazia il corpo e l’anima del suo pane, muore in croce per cristiani e pagani e a questi e a quelli perdona.

Bisogna andare da Dio non tanto per chiedergli qualcosa, quanto per il piacere di stare con Lui. Questo non vuole assolutamente togliere la possibilità di rivolgergli un supplica...

Il prendere coscienza che il proprio corpo è tempio di Dio, è compagno nel cammino di fede, è strumento di relazione con gli altri e con Dio, dovrebbe essere stato il «frutto» di questo scritto.

23 febbraio 1992

San Policarpo

Vescovo e martire