I FONDAMENTI BIBLICI DELLA GESTUALITÀ RITUALE
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BATTERE LE MANI Un altro segno che viene molto criticato dai «sapienti di questo mondo» è quello del battere le mani durante la liturgia eucaristica, la preghiera comunitaria... Il battere le mani scaturisce da una gioia interiore. La gioia, a sua volta, è l’epifania di un incontro. Sappiamo bene che quando si va a vedere uno spettacolo, alla fine, spontaneamente, i presenti dimostrano il loro consenso battendo le mani. Vediamo quanta euforia nei giovani per un incontro con il loro «divo», quante battute di mani per un cantante, un poeta, un calciatore che fa goal, un neo-laureato, un neo-diplomato, un compleanno! Insomma l’uomo di oggi quando deve manifestare la propria gioia, il proprio compiacimento, applaude! I partecipanti ai gruppi del «Rinnovamento nello Spirito», con il battere le mani, vogliono esteriorizzare tutto l’amore, la gioia dell’incontro con l’Altro. Il Rinnovamento vuole essere testimone della gioia, nei confronti del mondo. Il cristiano deve sentire ancora l’impellente domanda dei pagani: «mostrateci la vostra gioia, e noi crederemo» (Is 66,5). Oggi il cristiano è chiamato ad una grande responsabilità, è chiamato ad essere «testimone della gioia». Anche nella Scrittura troviamo molti riferimenti a questo gesto. Nel libro dei Salmi leggiamo: «Venite, applaudiamo al Signore.. .» (Sai 94). Cosa vuol dire applaudire, se non battere le mani? In un altro Salmo l’autore sacro è più esplicito: «Battete le mani, popoli tutti» (Sai 47,1). Noi siamo invitati ad applaudire il Dio di Gesù Cristo; questo invito è rivolto a tutti, perfino agli esseri vegetali, ai fiumi... «I fiumi battano le mani» (Sai 98,8). «I monti e i colli davanti a voi eromperanno in grida di gioia e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani» (Is 55,12). Se gli alberi, i fiumi battono le mani al Signore, quanto noi uomini dobbiamo applaudire il Dio dei nostri padri? Ma non tutti sono d’accordo ad essere «testimoni della gioia», con questo segno, durante la liturgia; infatti: «... Perché non sostituire il battimani con un canto appropriato, come l’Osanna e l’Alleiuja, scandito ritmicamente con il ‘battito delle mani’?» Sarebbe certamente più biblico e più in sintonia con il Salmo 47,2: «Popoli tutti battete le mani gridate a Dio con voci di gioia!» E perché non sostituirlo, addirittura, con un profondo e partecipato silenzio? (GIANCARLO MORONI, Ricerca di senso nei gesti liturgici, in ‘Rivista Pastorale Liturgica», 116, 1990/5, 51). Credo che sia una soluzione troppo drastica. Forse bisogna educare e sensibilizzare i fedeli su questo modo di manifestare la gioia dell’incontro. Bisogna far comprendere che il battere le mani non deve sovrastare il canto..., poiché i partecipanti devono accogliere il messaggio del canto, della danza... Molto spesso, quando non si ha una sensibilità musicale, i fedeli, entusiasti, battono le mani, non coordinando bene il ritmo e questo rischia di non far percepire il messaggio, che poi è quello più importante. Forse è questa l’unica perplessità di questo gesto. «Il battere le mani è espressione naturale di gioia, di esultanza, di approvazione...» (DINO FOGLIO, volume I Il vero volto del Rinnovamento, 85). |