I FONDAMENTI BIBLICI DELLA GESTUALITÀ RITUALE

IN GINOCCHIO

Altra posizione del corpo che viene spesso usata nella liturgia, posizione ritenuta alquanto importante, è quella di mettersi in ginocchio.

L’uso di mettersi in ginocchio - indicato dal verbo cr’ (da alcuni interpretato come «abbassare gli stinchi o le gambe giù» o «accoccolarsi») e dal brk - appare poco usato dagli Ebrei e forse per questo dovette essere in disuso tra i primi cristiani.

Mettersi in ginocchio è fondamentale per esprimere:

  • penitenza, riconoscimento del proprio peccato;

  • adorazione, sottomissione e dipendenza;

  • preghiera raccolta e intensa.

Nella Sacra Scrittura questo atteggiamento si trova quando una persona o un gruppo vuole pregare o manifestare la propria supplica, adorare o esprimere il proprio pentimento: «Terminato l’olocausto, il re e tutti i presenti si inginocchiarono» (2Cr 29,29); si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra (Ne 8,6b); «Venite, prostrati adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati» (Sal 94, 6).

La Bibbia abbonda di situazioni in cui il debole o il peccatore si prostrano, si inginocchiano di fronte a Dio.

Léon X. Dufour descrive, in modo preciso, questa posizione, secondo il suo significato biblico: «Piegare i ginocchi dinanzi ad uno, significa esprimere simbolicamente che non si è sul suo stesso piano, confessare la propria inferiorità, manifestare la propria sottomissione (...). L’inginocchiarsi nella preghiera - forma più semplice della prostrazione completa - caratterizza un atteggiamento d’animo diverso da quello che si ha nella posizione a sedere o in piedi. La preghiera che si fa allora, non ha nulla del discorso, della esortazione o della benedizione: è un’implorazione talvolta muta, una supplica profonda» (In ginocchio, in DTB, Marietti, Casale Monferrato, 1984, 465).

In ginocchio prega Salomone:

  • «Quando Salomone ebbe finito.. si alzò davanti all’altare del Signore dove era inginocchiato...» (1Re 8,54; 2 Cr 6,13).

  • Daniele prega in ginocchio nell’esilio, guardando Gerusalemme: «Daniele (...) in ginocchio a pregare e lodava il suo Dio...» (Dn 6,11).

  • Questo passo si riferisce alla preghiera personale: ‘All’offerta della sera mi sono alzato dal mio stato di prostrazione... e sono caduto in ginocchio... (Esd 9,5).

Dio lo esige in virtù del suo dominio supremo su tutta la Creazione: «davanti a me si piegherà ogni ginocchio» (Is 45,23).

Nel NT., la terminologia greca nelle diverse espressioni: «Porsi in ginocchio» (Mc 15,19), «Inginocchiarsi» (Mt 27,29), «prostrarsi» (Mt 2,2), «cadere sulla faccia» (Lc 22,41), piegare le ginocchia secondo lo stile liturgico: «ogni ginocchio si piegherà davanti a me» (Rm 14,11), non distingue di proposito l’atto della genuflessione alla prostrazione completa.

Perciò inginocchiarsi significa adorazione di Dio (cf. Rm 11,5; 14,11), di Gesù come Signore nella sua onnicomprensiva maestà (cf. Fil 2,10); è l’umile atteggiamento dell’uomo «Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: Signore, allontanati da me che sono un peccatore» (Lc 5,8), che, di fronte alla pienezza di grazia che Gesù gli dona, riconosce il proprio peccato.

È segno di fede in Gesù: «Io credo, Signore! E gli si prostrò innanzi» (Gv 9,38). Spesso è semplice gesto che accompagna la preghiera e ne sottolinea la serietà e l’urgenza: Lc 22,41 (Gesù nell’orto degli ulivi; At 7,60; Mc 1,40).

«Pietro... si inginocchiò a pregare» (At 9,40); congedandosi dai discepoli a Mileto, Paolo «si inginocchiò con tutti loro e pregò» (At 20,36); «Inginocchiati sulla spiaggia, pregammo» (At 21,5h). Ancora 5. Paolo: «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre» (Ef 3,14).

Cristo stesso, nell’agonia dell’orto, quando si sentì abbandonato dai discepoli «si allontanò da loro (...) e, inginocchiatosi, pregava » (Lc 22,41).

La parola inginocchiarsi, che ricorre 59 volte nel Nuovo Testamento, è stata ripresa dall’Antico Testamento, in cui voleva significare adorazione a Dio. Nel Nuovo Testamento significa adorazione a Dio e Gesù. Quando la proskýnesis viene prestata a Gesù, è sempre sottinteso che egli è considerato re (cf. Mt 2,22), Signore (cf. Mt 8,2), Figlio di Dio (cf. Mt 14,33), che può agire con potenza divina (cf. Mc 6,5).

In At 24,11 è il termine tecnico che indica il culto nel tempio: nell’Apocalisse (6,10; 5,14; 15,4) lo stesso termine indica il culto celebrato in cielo, che si svolge come una ripetizione continua della proskýnesis: «i vegliardi si prostrarono in adorazione» (Ap 5,14). «Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te» (Ap 15,4).

Esistono altre espressioni nell’AT. ad indicare in modo più o meno precisato, l’inchinarsi nella preghiera: inchinare metà della schiena, associato a preghiera di supplica (cf. Dn 6,11):

        kr’: piegarsi, abbassarsi, accoccolarsi per rispetto, per implorare. «A lui solo si prostreranno... davanti a lui si curveranno (Sai 22,30);

        hhr: inchinarsi, onorare;

       kpp: curvarsi, curvare il capo: «Piegate come un giunco il capo (Is 58,5b);

        npl: cadere giù, cadere sulla propria faccia, in diverse ricorrenze davanti a Dio o a sue manifestazioni, associato ad altri gesti di lutto. «Giosué si stracciò le vesti, si prostrò con la faccia a terra davanti all'arca del Signore (Gs 7,6). Ed atti penitenziali: «Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo, prostrato davanti alla casa di Dio» (Esd 10,1) (LUCIA MURSI, I fondamenti biblici delle gestualità rituali, in «Rivista Pastorale Liturgica», 162, 1991/5, 19-20).

Nei primi albori del cristianesimo questa preghiera non era molto usata da parte dei Cristiani. Infatti, il Concilio di Nicea la proibì esplicitamente per le domeniche e tutto il tempo pasquale. Fu riservata ai giorni penitenziali.

I Greci chiamavano la genuflessione metánoia-penitenza. Ora, nella celebrazione eucaristica ci si inginocchia al momento della consacrazione in senso di adorazione al Signore Gesù che viene.

Quando si è in ginocchio le mani possono assumere varie posizioni, in base a ciò che si vuole esprimere: domanda, sottomissione, adorazione, pentimento, supplica... «... in ginocchio (...) ho detto: Mio Dio, sono confuso» (Esd 9,5). «Talvolta però il mettersi in ginocchio è l’effetto di una intensa commozione religiosa, provocata dall’anima. Cristo positis genus, prega nel Getsemani; S. Stefano s’inginocchia per affidarsi a Dio nel momento supremo» (MARIO RIGHETTI, Manuale di Liturgia, vol. III, Milano, 1964, 380).

«Poi piegò le ginocchia e gridò forte: Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,60).