I FONDAMENTI BIBLICI DELLA GESTUALITÀ RITUALE
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LA POSIZIONE ERETTA La posizione - in piedi - è assunta normalmente sia in ambito liturgico che nella preghiera personale. È l’atteggiamento classico dell’orante: in piedi, ben diritto, le braccia aperte e le mani rivolte al cielo. La posizione eretta del corpo era, ed è, l’atteggiamento consueto del popolo di Dio, durante il servizio religioso, ed in genere, anche davanti ad una persona autorevole. Anche gli Ebrei pregavano nel tempio e nelle sinagoghe, come durante la lettura della Thôràh (Si recò a Nazareth (...) si alzò a leggere... Lc 4,16), eretti (Quando pregate non siate simili agli ipocriti (...) ritti ...), alzando le mani. I primi cristiani, memori dell’insegnamento di Cristo (Dum statis ad orandum, Mc 11,25) e dell’Apostolo (Voglio dunque che gli uomini preghino ( ...) alzando le mani..., 1Tm2,8), trasportarono, nelle loro consuetudini rituali, lo stesso gesto simbolico, ma imprimendovi un nuovo significato: il sentimento dell’uomo che non è più schiavo del peccato, ma libero, perché figlio di Dio, verso il quale può alzare fiduciosamente gli occhi e le braccia. La posizione in piedi esprime, in un certo qual modo, la risurrezione; infatti nella Sacra pagina è scritto: «Poi vidi ritto in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi, un Agnello, come immolato» (Ap 5,6). Chi è l’Agnello Immolato? Gesù morto e risorto è l’Agnello immolato! Quando nella celebrazione dei misteri si è in piedi, si vuol far memoria dell’evento pasquale di Gesù Cristo, il figlio del Dio vivo. «La posizione in piedi esprime particolarmente il rispetto, la vigile attesa, la disponibilità, la determinazione nel servizio, la dignità» (J. DUBAC, Il linguaggio del corpo nella liturgia, Roma, Paoline, 1989, 9). La posizione eretta è segno di obbedienza al comando del Signore. Come i militari stanno sull’attenti per ricevere gli ordini dal loro comandante, così i cristiani, stando in piedi, intendono esprimere l’attesa vigilante al comando del Dio degli eserciti. In piedi, pronto a seguire tutti i tuoi cenni; pronto ad ogni battaglia e lavoro per il regno; pronto a fare la guardia ai tuoi altari e la sentinella di difesa intorno alle tue anime. Tutte le celebrazioni sono introdotte da questo gesto. Infatti nell’accogliere il celebrante, l’assemblea si alza in piedi, in atteggiamento di rispetto ed accoglienza del Dio Vivente in mezzo al suo popolo, nella figura di colui che presiede la celebrazione. Nella Sacra Scrittura il gesto di essere in piedi è segno anche di giuramento: «Tutto il popolo rispose insieme e disse. Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8a). Sicuramente il popolo era lì, in piedi, per poter ascoltare meglio il discorso che Mosè rivolgeva loro. Lo stare in piedi è anche segno: di preghiera: Salomone pronunzia in piedi una solenne preghiera di ringraziamento, nella festa della dedicazione al tempio, e tutta l’assemblea d’Israele l’ascolta, nella stessa posizione (cf. i Re 8); di ascolto: il profeta è invitato ad ascoltare in piedi la parola di Dio: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare »(Ez 2,1). «Esdra aprì il rotolo Sempre nella Scrittura, ci viene presentato anche il gesto di essere in piedi davanti a Gesù. Prendiamo come esempio il capitolo 10 di Marco, al versetto 50. È la pericope del cieco di Gerico. «Egli (il cieco), gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Stare in piedi, di fronte a Gesù, è segno che si riconosce in Lui il Re dei re, il Signore, l’autorità... Nell’Apocalisse è scritto: «tutti stavano in piedi, davanti al trono e davanti all'Agnello... e gridavano a gran voce» (Ap 7,9-10). Ma questo atteggiamento si presta anche a manifestazioni di orgoglio e autosufficienza: per questo Gesù condanna il fariseo che: «pregava stando in piedi» (cf. Lc 18,11). La pratica di pregare in piedi si mantiene sempre nella Chiesa. Nella liturgia sono previsti dei momenti dove il corpo deve essere eretto: all’ingresso del celebrante, alla lettura del Vangelo, nella professione di fede... «Alla domenica e nei giorni di festa, ai cristiani del primo millennio non era permesso inginocchiarsi durante la liturgia, perché la domenica è una piccola Pasqua, giorno di risurrezione. Questa religiosità pasquale dello stare in piedi davanti a Dio, del protendersi verso Cristo ha trovato un’espressione commovente nel racconto della morte di San Benedetto da Norcia. Il santo sarebbe morto stando in piedi, sostenuto dai suoi confratelli, che lo tenevano ritto. Un manoscritto illustrato, molto antico, conservato nella Biblioteca Vaticana, presenta questa scena. «Il suo» è l’atteggiamento delle vergini sagge del vangelo che aspettano lo sposo per andargli incontro» (EGON CAPPELLARI, I Santi segni della Liturgia, Alba-Cuneo, Paoline, 1990, 60). La posizione eretta nella preghiera, se per i fedeli era una pratica vivamente inculcata, per i sacerdoti fu sempre considerata una regola ben precisa, per compiere gli atti di culto, come mediatori fra Dio e gli uomini. Sull’esempio di Mosé di cui è scritto: «Stetit Moyses in confractione» [«E aveva già deciso di sterminarli, se Mosè suo eletto non fosse stato sulla breccia di fronte a lui, per stornare la sua collera dallo sterminio» (Sal 106,23)]. La più antica rappresentazione della «Fractio panis» nel cimitero di Callisto, della fine del secondo secolo, ci mostra il sacerdote, ritto, con le braccia alzate. Nei gruppi di «Rinnovamento nello Spirito» tutti, nella lode, nella preghiera comunitaria, nella celebrazione dei ‘divini misteri«, assumono spesso la posizione in piedi per lodare il Signore con tutto il proprio corpo, la propria mente e il proprio cuore. La posizione - in piedi - è assunta normalmente sia in ambito liturgico che nella preghiera personale. È l’atteggiamento classico dell’orante: in piedi, ben diritto, le braccia aperte e le mani rivolte al cielo. La posizione eretta del corpo era, ed è, l’atteggiamento consueto del popolo di Dio, durante il servizio religioso, ed in genere, anche davanti ad una persona autorevole. Anche gli Ebrei pregavano nel tempio e nelle sinagoghe, come durante la lettura della Thôràh (Si recò a Nazareth (...) si alzò a leggere... Lc 4,16), eretti (Quando pregate non siate simili agli ipocriti (...) ritti ...), alzando le mani. I primi cristiani, memori dell’insegnamento di Cristo (Dum statis ad orandum, Mc 11,25) e dell’Apostolo (Voglio dunque che gli uomini preghino (...) alzando le mani..., 1Tm2,8), trasportarono, nelle loro consuetudini rituali, lo stesso gesto simbolico, ma imprimendovi un nuovo significato: il sentimento dell’uomo che non è più schiavo del peccato, ma libero, perché figlio di Dio, verso il quale può alzare fiduciosamente gli occhi e le braccia. La posizione in piedi esprime, in un certo qual modo, la risurrezione; infatti nella Sacra pagina è scritto: «Poi vidi ritto in mezzo al trono, circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi, un Agnello, come immolato» (Ap 5,6). Chi è l’Agnello Immolato? Gesù morto e risorto è l’Agnello immolato! Quando nella celebrazione dei misteri si è in piedi, si vuol far memoria dell’evento pasquale di Gesù Cristo, il figlio del Dio vivo. «La posizione in piedi esprime particolarmente il rispetto, la vigile attesa, la disponibilità, la determinazione nel servizio, la dignità» (J. DUBAC, Il linguaggio del corpo nella liturgia, Roma, Paoline, 1989, 9). La posizione eretta è segno di obbedienza al comando del Signore. Come i militari stanno sull’attenti per ricevere gli ordini dal loro comandante, così i cristiani, stando in piedi, intendono esprimere l’attesa vigilante al comando del Dio degli eserciti. In piedi, pronto a seguire tutti i tuoi cenni; pronto ad ogni battaglia e lavoro per il regno; pronto a fare la guardia ai tuoi altari e la sentinella di difesa intorno alle tue anime. Tutte le celebrazioni sono introdotte da questo gesto. Infatti nell’accogliere il celebrante, l’assemblea si alza in piedi, in atteggiamento di rispetto ed accoglienza del Dio Vivente in mezzo al suo popolo, nella figura di colui che presiede la celebrazione. Nella Sacra Scrittura il gesto di essere in piedi è segno anche di giuramento: «Tutto il popolo rispose insieme e disse. Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo» (Es 19,8a). Sicuramente il popolo era lì, in piedi, per poter ascoltare meglio il discorso che Mosè rivolgeva loro. Lo stare in piedi è anche segno: di preghiera: Salomone pronunzia in piedi una solenne preghiera di ringraziamento, nella festa della dedicazione al tempio, e tutta l’assemblea d’Israele l’ascolta, nella stessa posizione (cf. i Re 8); di ascolto: il profeta è invitato ad ascoltare in piedi la parola di Dio: «Figlio dell’uomo, alzati, ti voglio parlare »(Ez 2,1). «Esdra aprì il rotolo Sempre nella Scrittura, ci viene presentato anche il gesto di essere in piedi davanti a Gesù. Prendiamo come esempio il capitolo 10 di Marco, al versetto 50. È la pericope del cieco di Gerico. «Egli (il cieco), gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Stare in piedi, di fronte a Gesù, è segno che si riconosce in Lui il Re dei re, il Signore, l’autorità... Nell’Apocalisse è scritto: «tutti stavano in piedi, davanti al trono e davanti all'Agnello... e gridavano a gran voce» (Ap 7,9-10). Ma questo atteggiamento si presta anche a manifestazioni di orgoglio e autosufficienza: per questo Gesù condanna il fariseo che: «pregava stando in piedi» (cf. Lc 18,11). La pratica di pregare in piedi si mantiene sempre nella Chiesa. Nella liturgia sono previsti dei momenti dove il corpo deve essere eretto: all’ingresso del celebrante, alla lettura del Vangelo, nella professione di fede... «Alla domenica e nei giorni di festa, ai cristiani del primo millennio non era permesso inginocchiarsi durante la liturgia, perché la domenica è una piccola Pasqua, giorno di risurrezione. Questa religiosità pasquale dello stare in piedi davanti a Dio, del protendersi verso Cristo ha trovato un’espressione commovente nel racconto della morte di San Benedetto da Norcia. Il santo sarebbe morto stando in piedi, sostenuto dai suoi confratelli, che lo tenevano ritto. Un manoscritto illustrato, molto antico, conservato nella Biblioteca Vaticana, presenta questa scena. «Il suo» è l’atteggiamento delle vergini sagge del vangelo che aspettano lo sposo per andargli incontro» (EGON CAPPELLARI, I Santi segni della Liturgia, Alba-Cuneo, Paoline, 1990, 60). La posizione eretta nella preghiera, se per i fedeli era una pratica vivamente inculcata, per i sacerdoti fu sempre considerata una regola ben precisa, per compiere gli atti di culto, come mediatori fra Dio e gli uomini. Sull’esempio di Mosé di cui è scritto: «Stetit Moyses in confractione» [«E aveva già deciso di sterminarli, se Mosè suo eletto non fosse stato sulla breccia di fronte a lui, per stornare la sua collera dallo sterminio» (Sal 106,23)]. La più antica rappresentazione della «Fractio panis» nel cimitero di Callisto, della fine del secondo secolo, ci mostra il sacerdote, ritto, con le braccia alzate. Nei gruppi di «Rinnovamento nello Spirito» tutti, nella lode, nella preghiera comunitaria, nella celebrazione dei «divini misteri», assumono spesso la posizione in piedi per lodare il Signore con tutto il proprio corpo, la propria mente e il proprio cuore. |