La preghiera in rapporto allo Spirito

Il Dio sconosciuto

Forse lo Spirito Santo non gode della giusta attenzione da parte di molti cristiani. La pietà e la teologia occidentale sono volte piuttosto, verso la figura di Gesù: c'è in altre parole una predominanza della cristologia rispetto alla pneumatologia. Nelle facoltà teologiche, non è previsto il "Trattato sulla Pneumatologia" come lo è per la Cristologia. Lo Spirito Santo è una Persona che determina la vita cristiana come la persona di Gesù, anzi, insieme con la Persona di Gesù. Per certi esperti è proprio lo Spirito Santo che determina l'esistenza della stessa Chiesa. Cosa sarebbe la Chiesa, cosa sarebbe la vita cristiana se non ci fosse lo Spirito Santo? Egli è Colui che opera nella Chiesa, che unisce i credenti. Se Gesù non ci avesse dato il Dono dello Spirito, tutto si sarebbe fermato alla Croce; l'uomo sarebbe rimasto nei suoi peccati; non ci sarebbe per lui vita nella Grazia e la sua preghiera non avrebbe valore.

Ma, purtroppo, lo Spirito rimane il "Dio sconosciuto"! Per troppi secoli non si è data importanza alla sua Persona. Effettivamente la qualifica di "Dio sconosciuto", attribuita allo Spirito Santo ha radici molto lontane nel tempo. La maggior parte dei cristiani, ancora oggi, possono ripetere le parole degli Efesini i quali, alla richiesta di Paolo se avessero ricevuto lo Spirito Santo, risposero candidamente: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo" (At 19,2). Tanti sono i cristiani che non conoscono la terza Persona della Trinità. Oppure la conoscono per sentito dire, o perché hanno soltanto letto su qualche libro della sua esistenza.

Lo Spirito Santo sembra essere stato mandato "in esilio" per molti anni. Ma agli inizi del Concilio Vaticano Il, il papa Giovanni XXIII si augurava una "nuova Pentecoste" (Humanae salutis). E ai nostri giorni il Rinnovamento nello Spirito ha il pregio di aver contribuito a riportare i fedeli alla scoperta dello Spirito Santo.

 

Chi è lo Spirito Santo ?

Ci domandiamo allora: Chi è lo Spirito, nel gioco dell'Amante e dell'Amato? La tradizione teologica occidentale e quella orientale, in maniere diversa, ma integrativa l'una all'altra, parlano dello Spirito Santo; per la prima, da Agostino in poi, lo Spirito è contemplato, fra L'Amante e l'Amato, come "vinculum caritatis aeternae" (il vincolo di amore eterno), un vincolo di eterna carità, legame tra il Padre ed il Figlio. Lo Spirito è la pace, è l'unità, è la comunione dell'amore. Ma accanto a questa tradizione dello Spirito-Amore, c'è la tradizione dell'Oriente. Per l'Oriente lo Spirito, più che essere il vincolo dell'unità, è l'estasi di Dio, "extasis tou theou", è il dono di Dio, colui nel quale egli esce da sé per donarsi. Secondo questa concezione, lo Spirito è colui che spezza il cerchio dell'Amore, e viene a realizzare in Dio la verità che "amare non significa stare a guardarsi negli occhi, ma guardare insieme verso la stessa meta" (de Saint Exupéry A., Terra degli uomini, Milano 1974,177).

Bruno Forte, nelle sue varie trattazioni sullo Spirito Santo, ne parla come di "esodo di Dio", di colui che suscita il nuovo, che apre il futuro, che è libertà di amore. Per lo spirito orientale, è incomprensibile il "Filioque" occidentale, proprio per questo: perché lo Spirito procede dal Padre per il Figlio: "Volendo rappresentare graficamente le due tradizioni, per l’Occidente la Trinità è un circuito d’amore; è un cerchio, Padre e Figlio che si amano nello Spirito; per l’oriente, una linea aperta all’infinito, dal Padre per il Figlio, nello Spirito, perché sempre nuovamente si susciti la vita e venga portata nel seno di Dio" (Forte, Aspetti,23).

Allora cosa significa pregare nello Spirito Santo? Pregare vuol dire immergersi sempre di più in quell’abisso dove dimora la Trinità: lo Spirito viene ad afferrarti e a darti al Figlio e il Figlio ti dona al Padre.

"Talvolta si sente opporre la preghiera fatta nello Spirito alla preghiera semplicemente umana. Bisogna capirsi.

Ogni preghiera fatta dall’uomo è necessariamente umana, cioè fatta con le facoltà spirituali dell’uomo: intelligenza, volontà, affettività. Ma sarebbe soltanto umana se fosse fatta esclusivamente con queste facoltà umane. Invece è fatta nello Spirito quando queste facoltà dell’uomo sono usate, per così dire, dallo Spirito Santo, sono docili al suo influsso, così che lo Spirito vi possa suscitare la preghiera […] Lo Spirito compie questo, mediante quella realtà carismatica che è in noi in virtù della sua presenza: la grazia santificante, le virtù teologali della fede, della speranza e della carità, i doni e i carismi" (Mercuri G., La preghiera fatta nello Spirito, in "Rinnovamento nello Spirito Santo" 1(1989), 5; MONTANARI M., Pregare nello Spirito, in "Rinnovamento nello Spirito Santo" 12(1993), 16-17).

La nostra possibilità di pregare nasce dal cuore del mistero della Trinità. Ed è grazie allo Spirito che "è stato riversato nei nostri cuori" (Rai 6,6), che noi possiamo pregare, poiché è lui che "viene in aiuto alla nostra debolezza" (Rm 8,26a). Tutto questo è vero, ma dobbiamo dire subito che, per pregare veramente nello Spirito, l’orante deve essere egli stesso nello Spirito, cioè in grazia di Dio. Perché lo stato di grazia è la prima e più importante realtà carismatica. E più preghiera fatta nello Spirito la preghiera fatta in grazia di Dio, anche senza nessuna manifestazione carismatica (per ipotesi), che una preghiera fatta in stato di peccato mortale e con molti carismi: "Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità" (Mt 7,22-23).

Prima della guida dello Spirito nella preghiera, vi deve essere la guida dello Spirito nella vita: le due cose si intrecciano. San Paolo ammonisce: "Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito [nello Spirito] e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge […]. Il frutto dello Spirito invece e amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 6,16-22).

"Essere nello Spirito [in grazia] è condizione essenziale per avere una preghiera nello Spirito: come si può pregare nello Spirito senza prima essere nello Spirito? Per questo motivo il Rinnovamento italiano ha voluto chiamarsi Rinnovamento nello Spirito piuttosto che Rinnovamento Carismatico, proprio per mettere l’accento sulla presenza dello Spirito in noi, sull’azione della sua grazia che santifica e fa crescere ~n santità, prima che sui carismi, doni per gli altri"(Mercuri G., La preghiera ,5).

Nel Rinnovamento, pregare nello Spirito significa anche "pregare con gemiti inesprimibili" (cfr Rai 8,24). Che cosa sono mai questi gemiti inesprimibili? (Per uno studio approfondito e serio su Rm 8,26-27, cf. anche l’articolo di De Goedt M., L’intercessione dello Spirito nella preghiera cristiana, in "Concilium" 9(1972), 41-54). Molti studiosi. del Rinnovamento vi hanno visto il carisma della glossolalia (Sul tema della glossolalia è stato scritto moltissimo. Per uno studio scientifico su questo argomento, cf. Scippa v., La glossolalia nel Nuovo Testamento, D’Anna, Napoli 1982. In riferimento al Rinnovamento nello Spirito, crf. Sullivan, Carismi, 133-165; Idem, Speaking in Tongues, in "Lumen Vitae" 31(1976), 145-170; Laurentin, Il movimento, 64-116; D’Amore, Spirito, 110-117; Cultrera S., Il dono delle lingue, RnS, Roma 1990).

La preghiera nel Rinnovamento viene definita carismatica, cioè suscitata e donata dallo Spirito, che "intercede per i credenti, secondo i disegni di Dio" (Rm 8,27). Pregare nello Spirito significa essere sostenuti dalla sua forza, perché noi, da soli, soffriamo di asthenéia, cioè di debolezza, incapacità radicale, impotenza. Per aiutarci, "lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili" (Rm 8,26).

È lo Spirito che dona alla preghiera cristiana la sua caratteristica propria di vicinanza, di confidenza e di intimità filiale, poiché "Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre" (Gai 4,6). li protagonista della preghiera cristiana non è infatti colui che prega, ma lo Spirito Santo (Giovanni Paolo II, Lo Spirito Santo autore della nostra preghiera, in "Osservatore Romano", 18 aprile 1991. cf. anche Jacquamont, Lo Spirito Santo) che la suscita in lui. Nessuna creatura umana poteva tributare a Dio un’adorazione degna di lui: agli uomini, resi figli di Dio, è stato concesso lo Spirito Santo perché potessero amare e adorare il Padre degnamente. "Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rai 8,14-16) e ci rende capaci di chiamarlo Padre o di rivolgere a lui la nostra parola, da figli.

Ecco perché gli sforzi e i tentativi di preghiera di chi non ha incontrato Cristo naufragano nel fallimento: per l’incapacità di riconoscere Dio per quello che è e di amarlo come merita di essere amato. Tutta la Sacra Scrittura si incentra sull’alleanza tra Dio e l’uomo, alleanza che si realizza pienamente in Cristo Gesù. Lo Spirito renderà la preghiera come il respiro, che ci permette di vivere: pregare incessantemente e senza sosta, come raccomanda San Paolo nella lettera agli Efesini (cf. 6,18), non deve essere un miraggio o un privilegio riservato a pochi, ma l’atteggiamento costante del cristiano che vuole adorare il Padre in spirito e verità.

La preghiera nello Spirito è una preghiera filiale offerta al Padre, in Cristo (Rm 12,1). Lo Spirito Santo si unisce al nostro spirito e lo feconda. Isacco di Ninive scrive: "Io non prego con le labbra, ma col cuore; quando lo Spirito fissa la sua dimora in un uomo, costui non può smettere di pregare, perché è lo Spirito a pregare continuamente in lui: sia che dorma, sia che vegli, la preghiera non lascia la sua anima" (Isacco di Ninive, Philocalie, in PEDRINI, LO Spirito Santo ci aiuta a pregare, O. R., Milano 1976, 54).