Accortosi, intanto, che non pochi oratoriani, soprattutto i poveri, venivano meno nell'impegno e deviavano dal buon sentiero, quando dovevano inserirsi nel mondo del lavoro, che purtroppo non garantiva un sano ambiente morale e cristiano, Lodovico Pavoni decise di fondare "un benefico privato Istituto, o Collegio d'Arti, ove almeno gli orfani, o trascurati da propri genitori venissero raccolti, gratuitamente mantenuti, cristianamente educati, e fatti abili al disimpegno di qualche arte, affine di formarli insieme cari alla religione, ed utili alla società, ed allo Stato". Nasce così, nel 1821, l'Istituto di S. Barnaba.
Fra le arti, la più importante fu la Tipografia, voluta dal Pavoni come "Scuola Tipografica", che si può considerare la prima Scuola grafica d'Italia e che ben presto divenne una vera Casa editrice. Con il passare degli anni si moltiplicarono i mestieri insegnati a S. Barnaba: nel 1831, il Pavoni elenca otto officine esistenti: Tipografia e Calcografia, Legatoria di libri, Cartoleria, Argentieri, Fabbriferrai, Falegnami, Tornitori, Calzolai.
LIstituto di S. Barnaba riuniva per la prima volta laspetto educativo, quello assistenziale e il professionale, ma la fisionomia più profonda, "l'idea caratteristica" del nuovo Istituto era che "i figliuoli poveri, abbandonati dai genitori e più prossimi parenti, vi trovassero tutto ciò che hanno perduto ... non solamente ... un pane, un vestito ed una educazione nelle lettere e nelle arti, ma il padre e la madre, la famiglia, di cui la sventura li ha privati, e col padre, la madre, la famiglia tutto ciò che un povero poteva ricevere e godere".
Durante il colera del 1836, "con semplice invito Municipale, e senza speranza di sovvenimento di spesa, vennero benignamente accolti nel Pio Ricovero, ivi alimentati, ed educati con vero e paterno amore molti, e molti fanciulli ancora inutili". Così si legge negli atti della seduta straordinaria del 21 agosto 1841 del Municipio di Brescia.
Il Pavoni pensò anche ai contadini e progettò una Scuola Agricola; nel 1841, poi, accolse nell'Istituto i Sordomuti.
Il 3 giugno 1844 veniva insignito dall'Imperatore del Cavalierato della Corona ferrea.
A sostegno e per la continuità dell'Istituto, Lodovico Pavoni andava coltivando da tempo il pensiero di formare con i suoi giovani più fervorosi "una regolare Congregazione, che stretta coi vincoli della Cristiana Carità, e sul fondamento basata delle Evangeliche virtù, interamente consagrisi al ricovero, ed alla coltura de trascurati pupilli, e dispongasi a dilatare gratuitamente le sue cure anche a favore delle tanto commendabili Case d'industria, che talvolta per mancanza di saggi Maestri nelle arti sentono pregiudizio, ed aggravio": così già nel 1825 scriveva allImperatore Francesco I, in visita a Brescia.
Ottenuta la lode dello scopo della Congregazione, con decreto del 31 marzo 1843 da parte del Papa Gregorio XVI, giunse finalmente l'approvazione imperiale del 9 dicembre 1846.
Mons. Luchi, Vicario Generale Capitolare, usando la facoltà compartitagli dalla Santa Sede erige canonicamente la Congregazione dei Figli di Maria, l'11 agosto 1847. Dopo aver dato formalmente il 29 novembre le dimissioni dal Capitolo della Cattedrale, l'8 dicembre, solennità dell'Immacolata, il Pavoni emette la sua professione perpetua.
Circa la fisionomia della nuova famiglia religiosa, i contemporanei ne riconobbero unanimemente la novità e l'originalità, dovendo essa comporsi di Religiosi Sacerdoti per la direzione spirituale, disciplinare e amministrativa dell'opera e di Religiosi Laici per la conduzione delle officine e leducazione dei giovani. Appare così la nuova figura del religioso lavoratore ed educatore: il fratello coadiutore pavoniano, inserito direttamente nella missione specifica della Congregazione, con parità di diritti e di doveri dei Sacerdoti.
Il giorno dopo lo scoppio delle Dieci Giornate, il sabato 24 marzo 1849, Lodovico Pavoni, sotto una pioggia battente, accompagnava i suoi ragazzi al colle di Saiano, a dodici chilometri da Brescia, per metterli in salvo dal saccheggio e dagli incendi causati dalla rivolta, che proprio alla piazzetta di S. Barnaba aveva eretto una delle barricate. Già compromesso nella salute, il 26 marzo si aggrava e all'alba del 1 aprile 1849, domenica delle Palme, muore.
Il 5 giugno 1947 Pio XII emanò il decreto sulla eroicità delle virtù, in cui Lodovico Pavoni è chiamato "un altro Filippo Neri precursore di S. Giovanni Bosco perfetto emulatore di S. Giuseppe Cottolengo".
| Il 14 aprile 2002 é
avvenuta la cerimonia di beatificazione del Lodovico
Pavoni. Proprio in questa occasione il Papa ha fissato
anche la data del 28 Maggio per ricordare il nuovo beato
nel calendario liturgico della Chiesa Bresciana. Dal 28 maggio 1931 infatti la salma del Pavoni riposa nella chiesa della Immacolata a Brescia. |
![]() |