La Città Continua

 

Documenti
Album foto
Preferiti

Le Ferriere di Mongiana 

 

  Fabbrica armi

 



Mongiana


Centro agricolo del versante ionico delle Serre, posto ai piedi del Monte Pecoraro, immerso tra i fitti boschi delle Serre Vibonesi Il paese confina con i comuni di Serra San Bruno, Arena, Fabrizia, Nardodipace, Stilo. Le origini del paese, il cui nome pare derivare da quello di un ruscello che scorreva nella Piana Stagliata Micone al centro di fittissimi boschi, sono recenti. Il centro abitato fu fondato l'8 marzo 1771 sul colle Cima come residenza per operai, artigiani, impiegati, dirigenti e guarnigioni militari impegnati a svolgere attività produttiva nelle Reali Ferriere e Fabbrica d'Armi impiantatevi dai Borboni. l centro abitato è costituito per lo più da abitazioni basse, raccolte intorno ai resti della ferriera e della fabbrica d'armi, che un tempo ospitavano gli operai impiegati nei due stabilimenti. A fare da cornice a questo grappolo di case ci sono i rigogliosi boschi delle Serre Vibonesi costituti da faggi e abeti bianchi. Le foreste di Mongiana e della Ferdinandea sono così grandi, estese e maestose da essere del tutto inaspettate e interessantissime. La chiesa parrocchiale, vocata a Santa Maria Santissima delle Grazie, conserva all'interno " San Ferdinando in preghiera". pala d'altare dipinta ad olio su tela della metà del sec. XIX, dono di re Ferdinando II. Alcuni edifici privati (Casa Panucci, Casa Bosco, Casa Morabito) presentano pregevoli manufatti settecenteschi e ottocenteschi in ferro battuto (specie ringhiere) opera di artigianato locale. Mongiana circondata da fitte pinete, faggeti e boschi ancora incontaminati, ricca di acqua, è punto di richiamo grazie anche all'attrezzato parco della forestale nella bella Villa Vittoria dove, tra l'altro, vengono allevati e studiati il daino e il capriolo. La zona è ricchissima di funghi. Festa: in onore del Patrono, San Rocco, la quarta domenica di settembre.Mostra: di pittura e fotografia dal 3 al 26 agosto. Museo delle Ferriere - Ferdinandea


La Ferdinandea

La Ferdinandea era antica residenza estiva e famosa riserva di caccia dei Borbone. Dell’antico splendore però rimane solo l’edificio in cattivo stato. Ha subito manomissioni e rifacimenti e tutto l’importante arredo tra cui cimeli garibaldini , i quadri e le sculture che l’ornavano è stato portato via. La località si raggiunge dall’uscita Serre della Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Usciti dall’autostrada si raggiunge Soriano Calabro da cui si prosegue per Serra S.Bruno. Raggiunto il passo di Pietra Spada (1.335 m s.l.m.), si comincia a scendere verso Stilo e si raggiunge la Cantoniera Mangiatorella, da cui una deviazione a sinistra porta alla Ferdinandea. Mongiana e Ferdinandea erano eredi delle antiche ferriere itineranti collinari e montane nel demanio forestale di Stilo. Infatti le ferriere della Serra si alimentavano con il minerale di ferro di Pazzano e di altri piccoli distretti minerari, e traevano l’energia dal legname, allora abbondante in quei distretti montuosi.

 



Le Reali Ferriere di Mongiana

A Mongiana sono ancora visibili i resti di un complesso siderurgico e di una fabbrica d'armi, destinata alla produzione di cannoni, doppiette, sciabole, ma anche di utensili (bracieri, mortai) e balconi. Comprendeva la Fonderia, le ferriere di Santa Teresa e Robinson, le fabbrichette dell'armeria, gli alloggi della guarnigione militare e il Boreau. L'insediamento produttivo fece di Mongiana la capitale industriale del Sud; si pensi che in certi periodi trovarono lavoro fino a 2700-2800 persone. Nel 1768 sorse il primo complesso siderurgico, progettato dello spagnolo G.F. Conty; Verso il 1770 il governo regio decise di rimodernare le ferriere di Stilo, anche perché i boschi locali erano ormai rarefatti, e l’architetto Mario Gioffredo progettò una nuova sede nella località Mongiana, a 920 m d.altezza, livellando due torrenti e sistemando lungo il loro corso quattro piccole ferriere. La fabbrica d'armi fu costruita nel 1809 ad opera di P.J. Latour; infine, nel 1834 venne edificato il nuovo complesso siderurgico che, in onore di re Ferdinando II, fu chiamato "Ferdinandea". Nella prima metà dell’Ottocento continuarono sostanziosi sviluppi e alla metà del secolo le ferriere e la fabbrica d'armi di Mongiana e l’impianto di Ferdinandea lavoravano soprattutto su commesse pubbliche. Nel corso degli anni, il polo mongianese assunse una grande importanza tanto da essere dichiarato centro metallurgico completo. Qui esistevano tre altiforni chiamati Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco. Ma questo florido periodo non durò a lungo. Due alluvioni (1850 e 1855), infatti, distrussero gran parte della fonderia che fu ricostruita dall'ingegnere Fortunato Savino. Dopo l'Unità d'Italia la ferriera e le officine furono vendute a privati e soltanto recentemente l'Amministrazione comunale è riuscita a espropriare i resti dell'edificio per ristrutturarlo. A Mongiana tra il 1825 ed il 1828 furono realizzati i primi ponti sospesi in ferro d'Italia: il "Real Ferdinando" sul fiume Garigliano ed il "Maria Cristina" sul Cadore. Sempre a Mongiana furono costruite le rotaie per la prima ferrovia italiana (seconda in Europa), la famosa "Napoli-Portici". Inoltre fu costruito il fucile da fanteria modello "Mongiana". Era tanto importante la Fabbrica d'armi di Mongiana che ricevette la visita del re di Napoli Ferdinando II di Borbone: precisamente il 16 e 17 ottobre 1852. Abitava a Mongiana il Cavaliere Ferdinando Iorfida che possedeva la patente n. 1 per la Calabria e conduceva una delle prime automobili allora in circolazione di proprietà della famiglia Morabito. Dopo l'unità d'Italia inizia una rapida decadenza dell'insediamento produttivo.
La decadenza dell'insediamento iniziò con l'unificazione del regno; dopo un breve periodo durante il quale l'attività produttiva continuò sotto la gestione dell'esercito, il complesso fu acquistato da privati. Nel volgere di pochi anni l'attività cessò e rimasero i resti ancora oggi visibili di quello che è l'unico vero reperto di archeologia industriale della provincia di Vibo Valentia. Originariamente era una semplice costruzione in legno con altiforni in muratura, ampliata e rinforzata dopo il terremoto e le alluvioni. Un tempo lo stabilimento aveva un solo ingresso con portale, di cui rimangono tracce di lesene e cornici, al quale si accedeva attraverso una ripida scala. È probabile che l’accesso fosse stato reso difficile per difendere l’edificio da eventuali attacchi e per controllare meglio il flusso di operai ed evitare, così, il contrabbando di materiale ferroso. Oggi rimangono soltanto i ruderi.
Fino al 1875 proseguì la gestione pubblica, poi un tentativo di privatizzazione, gestito dal deputato già garibaldino Achille Fazzari, non ebbe successo. Fazzari trasformò Ferdinandea in dimora montana, ma dopo pochi anni ogni produzione cessò. Anche Mongiana chiuse e gruppi di operai assieme a tecnici altamente qualificati e ad una parte dei macchinari migrarono verso Terni, la nascente nuova sede siderurgica umbra, lungo il fiume Nera. Ma la gran parte di essi fu condannata alla miseria e all’esodo per necessità. Nel 1888 veniva costituita la «Società siderurgica italiana Terni», adducendo anche  motivi militari e strategici, poiché si ritenne che le fabbriche d’armi di Torino, Brescia e Torre Annunziata (altro grande impianto borbonico che sopravvisse a lungo a Mongiana, perché a differenza di quest’ultima situato in un importante distretto industriale ottocentesco) fossero facilmente attaccabili in caso di guerra (vicine alle frontiere europee e sul mare). Terni e l’intera valle della Nera ospitarono non solo la fabbrica principale, divenuta già al tempo della prima guerra mondiale un gigante, ma pure altri impianti industriali, idroelelettrici e di produzioni ausiliarie o specialistiche. Quindi il paesaggio ne è caratterizzato profondamente pagando un alto prezzo ambientale.

La fabbrica Delle Armi

Molto particolare è la facciata della fabbrica delle armi, con trabeazione totalmente in ghisa, composta da due imponenti colonne alte 4,80m. L’atrio è anch’esso costituito da colonne e semicolonne in ghisa. Si producevano cannoni e i famosi fucili Modello Mongiana, oggi esposti a Parigi e Napoli.


Parco Vittoria


Il nucleo centrale del futuro Parco Regionale delle Serre è costituito dalle Riserve Naturali 
Biogenetiche del Marchesale (territorio comunale di Acquaro-Arena) e di Cropani- Micone (territorio comunale di Mogiana), gestite dal Corpo Forestale dello Stato, la cui sede amministrativa è nell’incantevole Centro Aziendale di Villa Vittoria a Mongiana. Poco oltre Mongiana c’è un Oasi Naturalistica dentro la quale sembra davvero che il tempo si sia fermato. È il Parco Vittoria, gestito dalla Guardia forestale. Poco oltre la bella costruzione bianca con ricami rossi, Villa Vittoria, si estendono 400 ettari di giardino botanico, di sentieri faunistico e un laghetto. E’ diventata negli anni un modello di educazione ambientale, meta di studiosi e ricercatori provenienti da tutte le università italiane. La fauna è costituita da cavalli di razza avelignese e morgese, cinghiali, mufloni, daini, cervi, caprioli, fagiani, pavoni. C’è anche un lupo. Nel centro è possibile visitare il giardino delle erbe medicinali, aromatiche e officinali.