TESTIMONIANZA DI DON GIOACCHINO BELLA, PARROCO DI PIEDELPOGGIO (RIETI)

SUI FATTI DEL 31 MARZO E 4-5 APRILE 1944, QUANDO L'ALTOPIANO DI LEONESSA

FU OCCUPATO DALLE "SS" TEDESCHE

 

Era il 31 marzo 1944; in quell'epoca si festeggiava Maria SS. Addolorata (era il venerdì di passione).

 

La nostra chiesa era piena di fedeli, fra cui molti sfollati romani. Terminata la Messa solenne, tutti tornarono alle proprie abitazioni ed io, circa venti minuti più tardi, uscii di casa.

 

In paese notai un completo deserto e fui informato che gli uomini validi erano tutti fuggiti in montagna, in quanto un piccolo esercente del luogo, soprannominato Pasqualone, mentre lavorava nei campi, aveva notato verso San Clemente una colonna motorizzata di militari tedeschi,ed era corso a dare l'allarme.

 

Tornai subito in casa e, dopo poco, entrò in canonica un militare delle "ss" tedesche armato di mitra; istintivamente capii che l'intruso voleva perquisire la casa parrocchiale, ed io lo invitai con un cenno a fare ciò che voleva.

 

Uscito dalla canonica, il militare prosegui l'ispezione nelle abitazioni adiacenti con altri militari delle ''SS'' che attendevano fuori; è da sottolineare che uscivano dalle case sempre con qualche refurtiva fra le mani.

 

Sulla piazza principale del paese sostavano alcune donne anziane, le quali notarono che quei militari, intenti a perquisire le abitazioni, quando arrivarono davanti alla casa di una certa Rita, salirono la scala sino alla sommità, senza aprire mai la porta, e poi tornarono indietro.

 

La cosa accadde tre volte, con tre militari diversi e, a ripensarci, mi si accappona la pelle, perchè in quella casa vi erano nascosti viveri ed armi dei partigiani e, se quei militari fossero entrati, sarebbe successo l'irreparabile per gli abitanti e per il nostro paese.

 

Mentre succedeva tutto ciò, io sfogavo la mia ansia davanti alla nostra chiesa passeggiando; intanto vedo arrivare altri militari delle "SS" con moto e "sidecar", che scortavano una camionetta dov'era il comandante. Lo salutai con un cenno della mano, ma questi non rispose e proseguì fino al centro del paese. Comandò ai militari di tornare indietro, ed essi si diressero con tutti i mezzi verso il capoluogo, Leonessa.

 

Anche questo arrivo del comandante ha salvato il paese da sicura rappresaglia, essendo le perquisizioni arrivate sino all'altezza di Costa la fonte (all'incirca verso la metà del paese). Se i militari delle "SS" avessero proseguito, sarebbero arrivati a piazza Rosa, dove vi era la scuola elementare, che i partigiani avevano trasformato in presidio e dormitorio, e dove, per la fretta di fuggire, avevano abbandonato parte del loro armamento. Lascio considerare a chi legge la tragedia che sarebbe successa.

 

Partiti tutti i militari dalla frazione, sagge persone hanno rimosso e seppellito tutte le armi lasciate sul luogo dai giovani ed inesperti partigiani.

 

Più tardi, si udì una sparatoria verso il torrente Tascino; seppi poi che la colonna dei militari partita da Piedelpoggio si era imbattuta con degli uomini che fuggivano verso la montagna.

 

Il primo di aprile, verso le ore nove, arrivarono nel paese alcuni militari tedeschi, i quali questa volta trovarono molti uomini nella piazza principale scesi dalle moto, intimarono la perquisizione ai presenti, ordinando di non allo ntanarsi oltre i duecento metri dal paese, pena rappresaglie.

 

Nei giorni successivi, i militari tedeschi tornarono nel paese senza arrecare molestie.

  Il 5 aprile, verso le ore 8,30, la frazione fu nuovamente invasa da molti militari delle "ss" armati di tutto punto, che circondarono il paese e chiusero ogni via di accesso.­

Il comandante, un capitano, prima fece radunare tutti gli uomini nella piazza principale, e poi, disceso dalla camionetta, ordinò a tutti di disporsi in fila per tre.

Scelse dieci tra i più giovani e li dispose allineati presso il muro della casa di Rita; quindi, risalito sulla camioneta, dialogò brevemente con un sottufficiale che fungeva da interprete, il quale si pose fra le due file degli uomini e disse ad alta voce: 'A noi avere detto che a Villa Pulcini, a Monteleone, che qui essere ribelli, armi e munizioni.    

    Ora, se non dire dove essere ribelli, armi e munizioni, noi fucilare questi dieci uomini". 

  Dopo momenti di esistazione da parte di tutti, risposi all'ìnterprete: «Qui non ci sono ribelli, armi e munizioni; noi li abbiamo solo visti passare.

Ci hanno minacciati e spaventati". Contemporaneamente, dai dieci si levarono delle voci, che anche altri erano stati spaventati e minacciati; il marescialo intimò ai dieci di tornare vicino al muro, poi tradusse la mia risposta al capitano.

Conferirono per alcuni minuti. Poi, il sottufficiale, tornato davanti a me, con aria altera mi apostrofò: Se qui non essere né ribelli, né armi e munizioni, perchè il giorno che noi essere arrivati visti uomini fuggire in montagna.

  Risposi: 'Non sono fuggiti perchè sono ribelli, ma perchè correva voce

che sarebbero stati rastrellati e portati a combattere e questi non vogliono più combattere».

  Quando la risposta fu tradotta al capitano, questi, molto adirato, discese dalla camionetta e scelse altri dieci uomini, arrivando così ad un numero di venti; ordinò ai suoi uomini di caricarli su un camion e, rivolto verso di me con il nerbo in mano, mi fece cenno di andare via.

  I venti fermati furono poi chiusi nel carcere di San Francesco, a Leonessa, e il giorno seguente vennero trasferiti a Rieti e rinchiusi in un ospizio per gli anziani requisito dalle autorità di occupazione, in quanto le carceri erano piene.

  Il giorno 9 aprile (giorno della Santa Pasqua) seppi che erano stati rinchiusi nel campo di concentramento di Cinecittà, presso Roma. Scrissi subito una raccomandata alla ditta Scalera, che a Roma era alle dipendenze del Comando germanico per il servizio di trasporto materiali, narrando brevemente ciò che era accaduto il 5 aprile in Piedelpoggio, e supplicando di intervenire presso il Comando tedesco perchè liberasse i miei venti parrocchiani.

Io ero entrato in contatto con il signor Scalera perchè avevo ospitato il figlio dopo il bombardamento di San Lorenzo, a Roma, nel luglio 1942.

  Dopo pochi giorni, mi risposero che i duecento uomini che le "ss" tedesche avevano rastrellato a Piedelpoggio, li avevano fatti passare per loro operai che lavoravano nei boschi di Leonessa.

  Dopo circa una settimana, l'avvocato Trombetti, della ditta Scalera, mi fece pervenire una copia della risposta del Comando tedesco, che purtroppo ho smarrito.

Dopo altri dieci giorni, il medesimo consulente mi inviò una seconda risposta, che dice testualmente: «Questo Comando Germanico della Città di Roma vi comunica che, in seguito alle vostre vive premure, è stata richiesta la liberazione degli operai fermati il 5/4/44 in frazione Leonessa e appartenenti all'organízzazione del Dott. Antonio Scalera.

Il Comando Germanico è dolente di dovervi comunicare che per ragioni di indole generale non è stato possibile per il momento di concedere la liberazione di detti operai.

Vi lasciamo però la facoltà di poter ripetere la vostra domanda fra qualche tempo.

 Dopo alcuni giorni, a mezzo del suddetto intermediario, arrivò una terza risposta del comando tedesco, nella quale si diceva che era stata concessa la grazia di non portare i sequestrati dell'altopiano di Leonessa al nord.

Dal modo in cui si svolsero gli avvenimenti e considerato che i prigionieri tornarono sani e salvi alle loro case, dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati, la popolazione del paese ha voluto (con l'approvazione delle autorità ecclesiatiche) istituire una festa in onore di Maria SS Addolorata da celebrarsi ogni anno nel mese di agosto; in tale circostanza la popolazione stessa ha voluto porre una lapide a perenne ricordo dellavvenimento con l'effige di Maria SS Addolorata nel luogo in cui i dieci uomini della frazione di Piedelpoggio avrebbero dovuto essere fucilati dalle "ss"; il 5 aprile 1944.

 

Piedelpoggio, 8 dicembre 1992

don Gioacchino Bella

Parroco della Chiesa di S.Maria del Cerreto

 

Elenco dei cittadini di Piedelpoggio che nell'aprile 1944 furono deportati dai tedeschi nel campo di concentramento di Cinecittà---ROMA---
             
  Boccanera Andrea nato a Leonessa il 3/7/1925  
  Boccanera Giuseppe
"
"
il 4/4/1925  
  Boccanera Francesco
"
"
il 8/1/1924  
  Blandino Angelo
"
S.Giovanni(AG) 1924  
  Cheno Giovanni
"
Costanza(germania) il 14/8/1910  
  Lalle Carlo
"
Roma    
  Lalle Nicola
"
Leonessa il 31/5/1921  
  Lalle Antonio
"
"
il 4/4/1919  
  Paciucci Dante
"
"
il 11/3/1916  
  Paciucci Filippo
"
"
il 3/8/1905  
  Paciucci Giovanni
"
"
il 1910  
  Paciucci Silvio
"
"
il 30/1/1912  
  Paciucci Vincenzo
"
"
il 26/7/1917  
  Pietrolucci Antonio
"
"
il 16/9/1917  
  Pietrolucci Francesco
"
"
il 18/2/1913  
  Pietrolucci Mariano
"
"
il 1919  
  Pietrolucci Rinaldo
"
"
il 27/4/1922  
  Risa Gilberto
"
Roma il 21/8/1924  
  Risa Tonino
"
"
   
  Risa Venanzio
"
Leonessa    

Furono liberati dagli alleati il 5 giugno , con la liberazione di Roma.