Vixen VISAC, una nuova frontiera per un catadiottrico

 

 Qui sopra: una locandina pubblicitaria del Vixen VISAC su montatura GP

 

Una proposta anticonformista

 

Correva il 1995 quando Vixen, noto costruttore giapponese, sfornò il VISAC 200L, un catadiottrico a base Cassegrain che doveva essere l’arma totale in termini di ripresa fotografica del profondo cielo.

Innanzitutto 2 parole da spendere sull’ottica; come già detto la configurazione degli specchi è a base Cassegrain con un primario concavo e un secondario contrapposto che funge da amplificatore che rimanda indietro il fuoco debitamente allungato, ma la curvatura degli specchi? Tutto fuorché standard; non è parabolica/iperbolica come i veri Cassegrain ma neppure iperbolica/iperbolica come il Ritchey-Chretien ne tantomeno iperbolica/sferica come il Dall-Kirkham! Lo specchio primario ha una curvatura del sesto ordine mentre non viene dichiarata la curvatura del secondario; lungo il cammino ottico un poco a monte del focheggiatore è alloggiato un gruppo correttore/spianatore di campo composto da 3 lenti, amovibile.

 

Qui sotto vediamo un disegno dello schema ottico.

 

 

L’assemblaggio del tutto è fatto a regola d’arte, tutti gli elementi ottici, ad eccezione del correttore interno, sono collimabili con in più le regolazioni sul focheggiatore per la ricerca della perfetta ortogonalità col piano focale; una raffinatezza mai vista su uno strumento amatoriale di grande diffusione!

 

La culatta del VISAC mette in mostra sia le viti push-pull di collimazione del primario che la regolazione di perpendicolarità del piano focale (quelle più interne, solidali al corpo del focheggiatore); Al centro è visibile il correttore/spianatore di campo a lenti.

 

 

Il Costruttore garantiva una copertura del campo 24x36mm priva di vignettatura e aberrazioni che spesso affliggono i telescopi durante la fotografia al fuoco diretto, ossia curvatura di campo e coma.

La focale di 1800mm pare che sia stata un altro fiore all’occhiello del VISAC, 1800mm, una rarità fra gli strumenti spiccatamente fotografici che spesso non superavano il metro e visto che ci troviamo ancora nell’era “fotochimica” (nel 1995 il CCD non era ancora popolare, specie per la fotografia del profondo cielo) una focale prossima ai 2 metri è quello che ci vuole se occorre “stanare” oggetti celesti non molto estesi come molte galassie e gli ammassi globulari, bersagli preclusi sia agli astrografi che alle piccole camere di Schmdt.

Per gli incontentabili c’era anche un riduttore di focale che portava il rapporto di apertura da f/9 a f/6.3, guarda caso come i riduttori esistenti per gli Schmidt-Cassegrain americani Celestron e Meade, verso i quali il VISAC muoveva un vero e proprio attacco frontale.

Completava l’opera il perfetto inserimento nei sistemi di montature Vixen, GP, GP-DX e ATLUX che già allora nutrivano ampi consensi, dando quel senso di intercambiabilità/modularità (oltre che essere più efficaci nel bilanciamento e nella trasportabilità) che le montature a forcella proposte dai 2 colossi americani non potevano dare.

 

I pro e i contro

 

I pro balzano subito all’occhio: correzione di campo incredibile e di gran lunga superiore a moltissimi strumenti commerciali nonché un assemblaggio realizzato con cura, migliore del classico C 8 e similari. Grazie poi al focheggiatore tradizionale questo telescopio si poteva tranquillamente comprare a scatola chiusa, niente image-shift a sorpresa.

Per contro ci troviamo di fronte a un fattore di ostruzione che è una vera pizza, 0.45 misurato sul diametro e senza contare la presenza dello spider! Veramente troppo per un uso universale in quanto anche chi predilige l’osservazione del profondo cielo prima o poi punterà il suo strumento sulla Luna o su un pianeta rimanendo assai deluso.

 

Lo spider di sostegno del secondario; l'ostruzione creata dal paraluce del secondario è veramente esagerata.

 

Le ragioni di un insuccesso

 

Poche parole: Il VISAC utilizzato per la fotografia al fuoco diretto è un grande strumento, come ce ne sono pochi e chi lo ha acquistato per questo fine ha speso bene i suoi soldi; il problema è che sia il fabbricante (nella persona dei vari importatori/distributori) che i rivenditori hanno da sempre spacciato il VISAC come strumento universale, una sorta di “anti-C8”, un ruolo che assolutamente non ha mai potuto occupare in quanto troppo mirato per la ripresa e osservazione del profondo cielo.

Il costo infine svantaggiò pesantemente il VISAC nei confronti dei catadiottrici Celestron e Meade che con 3 milioni di lire offrivano uno strumento di pari apertura di qualità soddisfacente con montatura motorizzata sui 2 assi e che manteneva una buona valutazione sul mercato dell’usato mentre per un VISAC completamente motorizzato occorreva oltre un milione di differenza col rischio di non recuperarli mai in caso di rivendita.

La controffensiva Vixen arrivò più avanti con un secondo catadiottrico “alternativo”, il VMC200L che aspirava ad una fascia di utilizzo più simile ai più diffusi SCT da 8 pollici ma a quel punto la frittata era fatta e il VISAC sparì da parecchi listini degli importatori europei. Ora pare sia ricomparso, forse uno strumento così innovativo e valido precorse troppo i tempi.

 


 

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