Alle 21.30 i Billy Cobham’s art of 3 appaiono sul
palco dell’Auditorium di Gorizia (in prima nazionale), acclamati da 400
calorosissimi funs.
Fin dalle prime battute, l’impressione generale è che Billy
Cobham (58 anni), Kenny Barron (59) e Ron Carter (65) siano
dei musicisti con una grande intesa fra di loro ed una sensibilità musicale
molto profonda.
Il batterista presenta "One on this" un
pezzo in cui il trio improvvisa senza tregua, giocando con Ron Carter che
mantiene sempre una nota in sospeso, facendo da ponte per la fase successiva
creando così l’impressione di elettrizzante leggerezza per quanto riguarda il
sound, e allo stesso tempo una stupenda base per gli altri due geni del jazz.
Poi arriva "Serenede n.2", una session in
cui Kenny Barron riesce a creare un atmosfera ed uno stile inconfondibile, che
tanto lo resero famoso con il quintetto di Dizzy Gillespie e nel
quartetto di Yusef Lateef.
Alla terza performance il batterista panamense si toglie la
giacca (e per chi lo conosce è un buon segno) ed inizia a duettare con il
pianista, mentre il basssita conclude con la sua tecnica straordinaria. L’improvvisazione
è l’anima di questo "Art of 3" e anche del jazz. E’ il modo più
efficace di comunicare: più potente e più espressivo delle parole.
Nelle successive due session, Billy Cobham, memore di quando
a due anni suonava i tamburi che suo padre (pianista) gli aveva regalato, mette
da parte le bacchette e le spazzole metalliche (il primo ad usarle nel jazz fu
Zutty Singleton negli anni ’20) per percuotere la sua "silver drum"
con le mani nude.
Questo è stato sicuramente uno dei momenti più interessanti
ed emozionanti del concerto di Gorizia Jazz 2002, organizzato dal circolo
Controtempo in collaborazione con il comune di Gorizia; infatti, in quei pochi
minuti, il batterista jazz-funky-rock ha pietrificato tutti i presenti con un
sound che solo lui poteva creare.
Soprattutto con "And then again" le sue
battute sui tom-tom, la grancassa, i tamburi rullanti, i piatti ed il charleston
(high-hat) hanno dimostrato tutta la sua tecnica e potenza fisica straordinaria
che gli permettono sempre di eseguire figurazioni ritmiche di notevole
complessità a grande velocità, ottenendo effetti molto particolari.
Dopo i 15 minuti di pausa, gli "Art of 3" partono
con un classico jazz in cui Ron Carter sembra non essere mai uscito dal
quintetto di Miles Davis in cui suonò dal ’63 al ’68 assieme ad Herbie
Hancock e Tony Williams formando una delle sezioni ritmiche più
innovatrici che il jazz abbia avuto.
Si continua con "Nearly" molto tranquilla a
cui segue un grande intervento del solito irrefrenabile Carter che una volta di
più dimostra di essere un degno erede di Jimmy Blanton, il primo
bassista moderno (prima di lui ai bassisti non era concesso molto spazio
creativo).
"Before about you" è completamente basata
sugli effetti speciali che Billy Cobham riesce ad ottenere con la sua batteria
argentea, assieme alla complicità ed all’intesa acustica di Barron e Carter,
che già negli anni ‘70 avevano suonato assieme, per poi farlo nuovamente nel
2001 con la Classical Jazz Quartet (ricordiamo l’album "Tchaikowsky’s
nutcraker").
La vivace "Cold an peace" chiude il concerto
dopo un assolo del mitico batterista che con un album strepitoso "Spectrum"
del ’73, si fece conoscere in tutto il mondo, dopo aver suonato anche nella
mitica Mahavisnu Orchestra (ricrdiamo l’abum "Birds of fire").
Dopo 5 minuti di continuo battito di mani del pubblico, i tre
front-man rientrano e concludono il loro "poliritmo" alla grande,
verso la mezzanotte.
Barron al pianoforte ha dato il meglio di sé con il suo
stile vigoroso e fluente in cui rivive il pianismo moderno afro-americano; basta
ascoltare "Live at the may beck recital hall vol.10" per capire
questo genio del jazz.
Carter al contrabbasso, ha improvvisato e creato per tutto il
concerto, l’unico a restare sempre in piedi a macinare note su note. Ha una
carriera irrepetibile alle spalle anche come bassista elettrico; ricordiamolo
assieme a Airto Moreira in "Virgin land".
Cobham alla batteria ha volato sopra tutti, le sue bacchette
hanno prodotto suoni di un intensità e di una velocità che vanno ben oltre a
ciò che si era già sentito dai batteristi jazz tradizionali (come Baby Dodds,
Chick Webb e Jo Jones). Stendendo un tappeto ritmico che viene direttamente dal
funky, Billy è passato con destrezza inverosimile a ogni genere di combinazioni
ritmiche. Dopo "Drum’n’voice" del 2001 ora uscirà il cd
"The art of Trio" che aspettiamo con grande impazienza!
Informiamo chi non ha avuto modo di assistere a tale evento,
che ci sarà una seconda possibilità a luglio presso il castello di Gorizia.
Prenotate per tempo! (numero
di aprile di NTWK)
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