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Concerto di BILLY COBHAM - KENNY BARRON - RON CARTER 

Auditorium di Gorizia 26 febbraio 2002

Alle 21.30 i Billy Cobham’s art of 3 appaiono sul palco dell’Auditorium di Gorizia (in prima nazionale), acclamati da 400 calorosissimi funs.

Fin dalle prime battute, l’impressione generale è che Billy Cobham (58 anni), Kenny Barron (59) e Ron Carter (65) siano dei musicisti con una grande intesa fra di loro ed una sensibilità musicale molto profonda.

Il batterista presenta "One on this" un pezzo in cui il trio improvvisa senza tregua, giocando con Ron Carter che mantiene sempre una nota in sospeso, facendo da ponte per la fase successiva creando così l’impressione di elettrizzante leggerezza per quanto riguarda il sound, e allo stesso tempo una stupenda base per gli altri due geni del jazz.

Poi arriva "Serenede n.2", una session in cui Kenny Barron riesce a creare un atmosfera ed uno stile inconfondibile, che tanto lo resero famoso con il quintetto di Dizzy Gillespie e nel quartetto di Yusef Lateef.

Alla terza performance il batterista panamense si toglie la giacca (e per chi lo conosce è un buon segno) ed inizia a duettare con il pianista, mentre il basssita conclude con la sua tecnica straordinaria. L’improvvisazione è l’anima di questo "Art of 3" e anche del jazz. E’ il modo più efficace di comunicare: più potente e più espressivo delle parole.

Nelle successive due session, Billy Cobham, memore di quando a due anni suonava i tamburi che suo padre (pianista) gli aveva regalato, mette da parte le bacchette e le spazzole metalliche (il primo ad usarle nel jazz fu Zutty Singleton negli anni ’20) per percuotere la sua "silver drum" con le mani nude.

Questo è stato sicuramente uno dei momenti più interessanti ed emozionanti del concerto di Gorizia Jazz 2002, organizzato dal circolo Controtempo in collaborazione con il comune di Gorizia; infatti, in quei pochi minuti, il batterista jazz-funky-rock ha pietrificato tutti i presenti con un sound che solo lui poteva creare.

Soprattutto con "And then again" le sue battute sui tom-tom, la grancassa, i tamburi rullanti, i piatti ed il charleston (high-hat) hanno dimostrato tutta la sua tecnica e potenza fisica straordinaria che gli permettono sempre di eseguire figurazioni ritmiche di notevole complessità a grande velocità, ottenendo effetti molto particolari.

Dopo i 15 minuti di pausa, gli "Art of 3" partono con un classico jazz in cui Ron Carter sembra non essere mai uscito dal quintetto di Miles Davis in cui suonò dal ’63 al ’68 assieme ad Herbie Hancock e Tony Williams formando una delle sezioni ritmiche più innovatrici che il jazz abbia avuto.

Si continua con "Nearly" molto tranquilla a cui segue un grande intervento del solito irrefrenabile Carter che una volta di più dimostra di essere un degno erede di Jimmy Blanton, il primo bassista moderno (prima di lui ai bassisti non era concesso molto spazio creativo).

"Before about you" è completamente basata sugli effetti speciali che Billy Cobham riesce ad ottenere con la sua batteria argentea, assieme alla complicità ed all’intesa acustica di Barron e Carter, che già negli anni ‘70 avevano suonato assieme, per poi farlo nuovamente nel 2001 con la Classical Jazz Quartet (ricordiamo l’album "Tchaikowsky’s nutcraker").

La vivace "Cold an peace" chiude il concerto dopo un assolo del mitico batterista che con un album strepitoso "Spectrum" del ’73, si fece conoscere in tutto il mondo, dopo aver suonato anche nella mitica Mahavisnu Orchestra (ricrdiamo l’abum "Birds of fire").

Dopo 5 minuti di continuo battito di mani del pubblico, i tre front-man rientrano e concludono il loro "poliritmo" alla grande, verso la mezzanotte.

Barron al pianoforte ha dato il meglio di sé con il suo stile vigoroso e fluente in cui rivive il pianismo moderno afro-americano; basta ascoltare "Live at the may beck recital hall vol.10" per capire questo genio del jazz.

Carter al contrabbasso, ha improvvisato e creato per tutto il concerto, l’unico a restare sempre in piedi a macinare note su note. Ha una carriera irrepetibile alle spalle anche come bassista elettrico; ricordiamolo assieme a Airto Moreira in "Virgin land".

Cobham alla batteria ha volato sopra tutti, le sue bacchette hanno prodotto suoni di un intensità e di una velocità che vanno ben oltre a ciò che si era già sentito dai batteristi jazz tradizionali (come Baby Dodds, Chick Webb e Jo Jones). Stendendo un tappeto ritmico che viene direttamente dal funky, Billy è passato con destrezza inverosimile a ogni genere di combinazioni ritmiche. Dopo "Drum’n’voice" del 2001 ora uscirà il cd "The art of Trio" che aspettiamo con grande impazienza!

Informiamo chi non ha avuto modo di assistere a tale evento, che ci sarà una seconda possibilità a luglio presso il castello di Gorizia. Prenotate per tempo!  (numero di aprile di NTWK) 

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