Il
dirigente della scuola di fronte al cambiamento.
Stress
e prospettive di soluzione
di
Giuseppe Favretto e Cristina Maria Rappagliosi
Premessa
1.
La Psicologia del Lavoro nel mondo della scuola
Dal
punto di vista psicologico-lavorativo, in Italia il settore della scuola risulta
abbastanza inesplorato fino agli inizi degli anni ‘80. Esistevano, invece, i
primi studi che si focalizzavano sul ruolo lavorativo degli insegnanti, condotti
da pedagogisti, sociologi e persino medici (ad esempio, Marinoni, Torre, Meroni,
1978). Gli psicologi del lavoro, invece, in questo periodo, non hanno dato, per
quanto ci risulta, contributi di sorta. Nel panorama internazionale, invece,
esiste una buona e cospicua tradizione di studio. In proposito citiamo alcuni
autori che rappresentano un esempio dell’attenzione che è stata dedicata nel
mondo al tema: in Inghilterra c/o l’Università di Cambridge: Kyriacou &
Sutcliffe 1977, 1978a, 1978b, 1979a, 1979b e l’Università di Clwyd, Wales:
Dunham 1984; c/o l’Università di Sheffield: Pratt & Barling 1989; c/o
l’Università di Nottingham: Cox 1977, Cox et al. 1978.
Per
cercare di ovviare a questo ritardo abbiamo iniziato negli anni ‘80 una serie
di indagini sull’argomento (Favretto, Rappagliosi, 1983; 1985; 1990; Favretto,
Maeran, 1983; Favretto, Comucci Tajoli, Rappagliosi, 1991). Ci eravamo resi
conto, infatti, che a partire dal ‘68 c’era stato un progressivo
deterioramento nel prestigio e nella considerazione per la scuola e per il
lavoro degli insegnanti. Un inevitabile e necessario processo di rinnovamento,
più spesso subito che consapevolmente accettato, li aveva coinvolti.
Ci
pareva, quindi, importante individuare quali fonti di disagio fisico e/o
psichico, connesse con il ruolo, rendessero particolarmente difficile il loro
vissuto lavorativo, privandoli di motivazione, efficacia ed efficienza e
incidendo pesantemente sul loro benessere personale.
Il
fine ultimo, però, non era solamente quello di analizzare eventi, problemi,
sensazioni negative, disturbi fisici, ma anche soprattutto di intervenire per
aiutare la categoria a riconoscere i "campanelli d’allarme" del
disagio e per proporre sistemi e strategie di adattamento.
Il
libro "Insegnare oggi: Soddisfazione o stress?" [a cura di Favretto,
Comucci Tajoli 1988] rappresenta il compendio di anni di studi e di ricerche tra
gli insegnanti.
2.
Dalla ricerca sugli insegnanti alla ricerca sui dirigenti
La
ricerca italiana o straniera si era occupata di management nella scuola?
Tale
tematica si presenta come cruciale, dal momento che spesso al disagio dei
docenti è abbinato proprio il problema del management della scuola; ma se ai
vertici vi sono delle lacune, non necessariamente sono imputabili ai dirigenti
stessi, a loro volta sottoposti alle pressioni provocate dalle sostanziali
trasformazioni in atto. A fronte di una realtà lavorativa sempre più complessa
e di un ruolo dirigenziale particolarmente impegnativo, viene lamentata,
infatti, la mancanza di strumenti e discrezionalità adeguati.
Oggi
più che mai, quindi, appare di sicuro rilievo teorico e pratico tentare di
costruire un'analisi attendibile ed empiricamente fondata di problemi, limiti e
difficoltà in cui si dibattono presidi e direttori nella loro attività
quotidiana.
Ci
ha incoraggiati in tal senso la constatazione che la letteratura sull'argomento
esiste, in relazione a funzioni e competenze, mentre trascura l'aspetto del
vissuto lavorativo individuale.
L’accrescimento
delle aspettative nei loro confronti e la molteplicità dei ruoli, che questi
capi sono chiamati a ricoprire, sono vari e ineriscono a: aspetti
burocratico-amministrativi, investimento dei fondi, assistenza sociale,
segreteria, pubbliche relazioni, sostituzione d'insegnanti, assunzione di
provvedimenti disciplinari, ecc.
Responsabilità,
quindi, consistenti, a fronte di mezzi e supporti carenti.
Tutto
ciò rende problematico e difficile l'adempimento della mansione e provoca in
direttori e presidi sensazioni di disagio, inadeguatezza e isolamento.
Meazzini
[1991], a tal proposito, cita tra le abilità del manager scolastico le doti
comunicative, decisionali e di controllo dello stress, doti che comportano anche
il saper motivare, condurre i gruppi, gestire i conflitti, pianificare,
delegare, formare, operare una efficace gestione del tempo, creare un positivo
clima sociale, ecc.
Analoghe
osservazioni sono state compiute da Casaburi [1993], preside di scuola
secondaria, il quale propone di individuare le compatibilità possibili tra
modello aziendale e sistema scuola nell'ambito di funzioni inerenti alla ricerca
e sviluppo (ad esempio interventi promozionali del dirigente scolastico), alla
produzione (ad esempio l'attività didattica dei docenti), curricolari (ad
esempio coordinamento della programmazione, rapporti con gli insegnanti,
organizzazione delle attività), ecc.
Con
il nostro lavoro, abbiamo mirato non tanto a formulare una "diagnosi",
quanto al tentativo di intervenire fattivamente in termini di coping.
3.
Alcuni esempi di ricerca straniera
Abbiamo
fatto riferimento soprattutto e principalmente alle ricerche svolte da Tung e
Koch [1980], da Gaziel [1986], da Dunham [1984]; ne facciamo, quindi, un
brevissimo cenno.
Tung
e Koch [1980] hanno messo a punto un indice per misurare lo stress degli
amministratori scolastici, l'A.S.I. (Indice di Stress Amministrativo),
costituito da 35 domande (item), sottoposto a 1855 dirigenti scolastici
dell'Oregon.
Dalla
ricerca emersero, sulla base di un'analisi fattoriale, i seguenti fattori:
•
Stress da ruolo (role-based stress): derivante dal ruolo ricoperto e dalle
aspettative nei confronti dello stesso;
•
Stress connesso al compito (task-based stress): relativo alla prestazione
lavorativa quotidiana;
•
Stress da mediazione di conflitti (conflict-mediating stress): fattore questo
peculiare della scuola pubblica, sottoposta ad obblighi e responsabilità verso
gruppi differenti (studenti, genitori, comunità);
•
Stress derivante dalle relazioni lavorative con l'esterno (boundary-spanning
stress).
Ecco
così evidenziati natura dello stress e relazioni con le variabili personali e
contestuali. Inoltre, attraverso una migliore comprensione delle fonti di
comportamento e delle dimensioni dello stress occupazionale, si potrebbe
arrivare, rilevano gli autori, a individuare modi e strategie per fronteggiarlo.
Gaziel
[1986], altro autore che ha indagato sul settore educativo delle scuole
elementari, ha accentrato l'attenzione più che sulla salute dei dirigenti,
sugli eventuali fattori che ne determinano la soddisfazione o l'insoddisfazione
lavorativa, in particolare sui fattori motivatori e sui fattori d'igiene.
Due
domande semi-aperte invitavano a descrivere l'incidente critico che aveva
maggiormente contribuito alla soddisfazione lavorativa e quello che aveva
maggiormente contribuito alla insoddisfazione lavorativa; in una seconda parte,
un questionario elencava aspetti lavorativi specifici del settore scolastico
direzionale. Gli intervistati dovevano esprimere l'influenza di questi aspetti
sulla loro soddisfazione lavorativa.
Alla
soddisfazione lavorativa contribuirebbero gli aspetti relativi al raggiungimento
del successo, del riconoscimento del ruolo di dirigente, del senso di
realizzazione, dell'avanzamento o carriera, mentre all'insoddisfazione il
sistema di retribuzione, la vigilanza e l'amministrazione, la relazione con i
superiori, le costrizioni derivanti dal lavoro, sulla vita personale.
Dunham
[1984], in riferimento al disagio legato al "role based stress" e agli
elementi che concorrono alla sua insorgenza, ha individuato ambiguità e
conflitto di ruolo come maggiori cause di stress per i presidi di scuole
primarie e secondarie.
Aspettative
di ruolo disattese, difficili rapporti tra genitori, insegnanti e allievi,
contraddittorietà delle aspettative (ad esempio, tra quelle dei genitori nei
confronti dei figli e degli insegnanti nei confronti degli studenti), difficoltà
di contemperare le esigenze lavorative quotidiane con quelle derivanti dalla
messa in atto di piani a lunga scadenza, ecc. li impegnano in una continua opera
di mediazione e costituiscono causa di conflitto di ruolo.
Altra
grande fonte di stress, soprattutto per presidi anziani e di media età, è
costituita dall'ambiguità di ruolo inerente a scopi e responsabilità non
chiaramente definiti, carenza di informazioni necessarie per l'adempimento di
compiti e mansioni, dubbi riguardo le opportunità di carriera, ecc. Dubbi e
incertezze che incidono soprattutto quando vengono introdotti cambiamenti e
innovazioni.
Come
riflessione metodologica, al fine di poter costruire un piano di ricerca
specifico sullo stress dei dirigenti, abbiamo dato rilievo alle assunzioni di
Pratt e Barling [1989], che distinguono tra eventi straordinari, saltuari,
quotidiani (di grande e di piccola portata) ed evidenziano come spesso sia
difficile stimare correttamente intensità e conseguenze di questi eventi.
Propongono, conseguentemente, un'analisi longitudinale che consideri i diversi
eventi lavorativi per un periodo abbastanza lungo (una settimana, quindici
giorni o più), al fine di poter conoscere modalità di risposta e strategie
individuali.
4.
La ricerca empirica
Preso
atto, dalle ricerche precedenti sugli insegnanti, di significative correlazioni
tra qualità del lavoro e salute e constatata l’importanza da loro attribuita
al rapporto con i loro superiori per la qualità del lavoro, si è attuata la
ricerca sui dirigenti scolastici italiani. Essa è stata realizzata in due
diverse fasi: una volta a verificare eventuali correlazioni tra stato
psicofisico e mansione dirigenziale, una mirante a indagare su: frequenza degli
eventi stressogeni, loro incidenza sulle persone esaminate, strategie da
ciascuno utilizzate, esiti ottenuti.
4.1.
I Fase (ricerca estensiva)
Fonti
di stress e salute
Nella
prima fase, dopo aver individuato compiti e mansioni del dirigente scolastico,
si è cercato di analizzare quali problematiche lavorative, relative al ruolo,
al compito e alle relazioni siano avvertite come particolarmente pressanti da
presidi e direttori didattici.
Lo
strumento
Per
la stesura del questionario si è proceduto mediante l'analisi della produzione
legislativa e della letteratura e attraverso interviste semistrutturate a 6
dirigenti scolastici.
Lo
strumento, nella sua stesura definitiva, è risultato composto di tre sezioni:
1.
dati socioanagrafici (età, sesso, stato civile, ecc.);
2.
un inventario di 42 item relativi alle richieste organizzative della scuola (organizational
demands), cioè alle funzioni e mansioni del dirigente scolastico;
3.
un inventario di 51 item, per la rilevazione dei sintomi psicosomatici.
Scelta
del campione e modalità di somministrazione
Sono
state prese in considerazione soltanto le scuole statali, tralasciando quelle
private, allo scopo di studiare situazioni il più possibile omogenee tra di
loro.
I
questionari sono stati spediti per posta.
Si
garantiva l'anonimato delle risposte.
Il
campione
Il
campione prescelto era costituito da 346 dirigenti delle scuole statali della
provincia di Verona e zone limitrofe (Brescia, Trento, Vicenza, Mantova).
Dei
questionari distribuiti ne sono stati resi 184, dei quali 6 non utilizzabili
perchè incompleti.
Per
l'elaborazione dei dati, quindi, sono stati considerati 178 questionari:
Le
categorie dirigenziali considerate erano così formate:
|
Categorie
dirigenziali: |
n° persone % |
|
•
Direttori didattici |
68 (38,2%) |
|
•
Presidi di scuola media |
64 (35,9%) |
|
•
Presidi di scuola media superiore |
46 (25,8%) |
L'ipotesi
di lavoro
In
questa prima fase dell'indagine abbiamo cercato di verificare se le correlazioni
salute-lavoro, riscontrate nella precedente analisi della categoria degli
insegnanti, fossero presenti anche tra i dirigenti scolastici e in quale grado.
Le
dimensioni sulle quali abbiamo cercato di riscontrare questa correlazione sono
state le seguenti:
3
Conflitto e ambiguità di ruolo;
3
Compiti dei dirigenti scolastici (con il connesso problema del sovraccarico);
3
Rapporti interpersonali;
3
Relazioni con l'esterno;
3
Preoccupazioni di carattere socio-politico europeistico (scadenze comunitarie,
confronto con altri paesi, ecc.).
Elaborazione
dei dati
Brevemente
indichiamo le procedure statistiche attraverso le quali sono stati analizzati i
dati:
-
analisi dell'attendibilità (indice alfa di Cronbach);
-
analisi fattoriale;
-
analisi fattoriale ruotata (Varimax);
-
analisi della varianza;
-
analisi del coefficiente di correlazione semplice (Pearson);
-
regressione multipla;
-
't' di student.
I
risultati
In
relazione ai dati socioanagrafici, le variabili più interessanti: sono stati
l'anzianità di servizio, l'età, tipo di incarico ed il sesso, in quanto lo
stress relativo al lavoro verrebbe percepito differentemente dalle varie
categorie di persone: femmine e maschi, giovani dirigenti e anziani dirigenti,
ecc.
In
rapporto alle mansioni, come precedentemente era stato ipotizzato, si sono
rivelate fonti di stress:
1.
l'assunzione del ruolo di dirigente nella scuola,
2.
il compito in sè (concedere deleghe, redigere ordini del giorno, eseguire
funzione di controllo, ecc.),
3.
la gestione dei rapporti interpersonali e con gli enti pubblici (conflitto di
mediazione),
4.
l'attuazione di provvedimenti disciplinari,
5.
il coordinamento del personale non docente,
6.
l'inadeguatezza rispetto ai cambiamenti (posizione della scuola nella società).
In
termini di psicosomaticità sono emerse correlazioni significative per il
fattore relativo allo stress da ruolo, per quello inerente alla gestione dei
rapporti interpersonali e, a sopresa, per quello riferentesi al coordinamento
del personale non docente.
Tra
le tre categorie direttive (direttori didattici, presidi di scuola media,
presidi di scuola superiore) non sono state riscontrate differenze significative
a livello di psicosomaticità totale.
Commento
Anche
se sinteticamente, riportiamo qui alcune osservazioni dedotte dagli esiti della
ricerca:
a)
E' emersa una certa difficoltà nella gestione dei rapporti per i dirigenti con
più di 31 anni di anzianità lavorativa e ciò potrebbe rappresentare l'impatto
delle vecchie generazioni di dirigenti con gli insegnanti appartenenti alle
"nuove leve".
b)
I dirigenti scolastici hanno manifestato disagio relativamente al loro ruolo e
tale disagio è apparso correlato con tutte le categorie di sintomi e in
particolare con gli stati di logoramento psicofisico, di tensione
neurovegetativa e di esaurimento. Questo confermava quanto già sostenuto dalla
letteratura straniera (ad esempio, Wiggins 1983, Gmelch & Swent 1984, Lam
1984 e 1988, MacPherson 1985, Feitler & Tokar 1986, Chang & Goldman
1990, Wylie & Clark 1991, Gmelch 1988a e 1988b, Torelli & Gmelch 1992,
Keng Lim 1995).
c)
In relazione al compito, i soggetti maschi hanno manifestato maggior
preoccupazione rispetto alle femmine.
d)
Per la gestione dei rapporti interpersonali, fra i due gruppi di dirigenti
(direttori e presidi) si sono mostrati più preoccupati i direttori didattici.
e)
Anche l'attuazione di provvedimenti disciplinari si è mostrato fattore capace
di procurare disagio tra i dirigenti scolastici.
Da
un raffronto con i dati ottenuti nelle ricerche anglo-americane sopra citate non
sono state riscontrate differenze significative per quanto riguarda le pressioni
e le preoccupazioni relative al ruolo, che risultano consistenti in entrambi i
casi.
Carico
di lavoro e stress connesso al compito sembrano, invece, incidere di più sui
dirigenti stranieri che su quelli italiani, che risultano forse più coinvolti
da problematiche di tipo relazionale (gestire i rapporti con le diverse persone
che operano nella scuola, provvedere al rispetto e al mantenimento della
disciplina, ecc.).
Ci
sono discrepanze, poi, per dislocazione e vicinanza fisica tra dirigenti e
superiori italiani e stranieri; mentre, infatti, sia in Inghilterra che in
America i rapporti dei dirigenti scolastici con i loro superiori sono più
promiscui, perché spesso lavorano tutti nello stesso edificio, in Italia,
invece, ciò non si verifica. Infatti, ad esempio, il Provveditorato agli Studi
è ubicato in una sede propria, fisicamente distinta e distante dai vari
distretti scolastici.
4.2.
II Fase (la ricerca intensiva)
Fase
delle prospettive applicative
Ci
siamo proposti di indagare, in questa seconda fase della ricerca, sugli eventi,
sui problemi o sulle situazioni difficili che contraddistinguono ogni giornata
lavorativa nell'arco di una settimana, e sui sintomi o alterazioni psicofisiche
accusati dagli intervistati in concomitanza con i diversi stressor.
Ci
siamo prefissati, inoltre, lo scopo di verificare:
a)
quali siano le riflessioni dei dirigenti scolastici sul loro ruolo e sulle loro
mansioni;
b)
se i manager scolastici applichino, consapevolmente o inconsciamente, delle
tecniche di gestione dello stress;
c)
se tali tecniche siano efficaci o meno, se ci si trova, cioè, in presenza di
adattamento oggettivo (coping) positivo o negativo;
d)
se dalla ricerca da noi condotta sia possibile poi derivare un itinerario di
formazione al fine di trasmettere tecniche di mastering (coping vincente).
Volevamo,
quindi, svolgere un'analisi di natura qualitativa sulle metodiche di gestione
dello stress, con finalità di tipo formativo.
Messa
a punto dello strumento d'indagine
Sulla
base di quanto sostenuto da Pratt e Barling [1989], abbiamo pensato di
utilizzare la tecnica del diario, per il fatto che essa, oltre a verificare la
maggiore o minore frequenza di alcuni eventi stressogeni, permette anche
un'analisi dello stress non legata solo all'aspetto acuto del fenomeno, ma che
ne considera pure l'aspetto cronico.
Il
diario andava compilato appena conclusa la giornata lavorativa, per un totale di
sei giorni.
Per
la messa a punto dello strumento ci siamo rivolti a dei "giudici", cioè
a persone esperte nel settore (direttori, presidi e personale amministrativo).
Il
questionario, nella sua stesura definitiva, era costituito da sei pagine, una
per ogni giorno lavorativo. In ogni pagina si richiedeva al soggetto di:
a.
Elencare tutti quegli eventi, problemi e situazioni difficili che aveva dovuto
affrontare nella giornata lavorativa;
b.
Indicare come si era sentito, segnalando i sintomi e le alterazioni
psico-fisiche riscontrate;
c.
Descrivere le tecniche di coping adottate;
d.
Precisare quali risultati aveva ottenuto.
Allo
strumento era stata aggiunta un'altra pagina che invitava a descrivere un evento
critico, significativo, importante e coinvolgente, verificatosi occasionalmente
nel passato.
Modalità
di somministrazione dello strumento
I
questionari sono stati distribuiti personalmente a 140 dirigenti scolastici
delle province di Verona, Mantova, Vicenza, Trento.
Sono
stati esclusi da questa seconda fase coloro che avevamo consultato nella prima
fase della ricerca, onde evitare contaminazione di dati e risposte.
I
questionari resi sono stati 89 (pari al 63.59%). Questa percentuale,
contrariamente alle apparenze, può essere considerata abbastanza elevata,
considerando che il diario impegnava per sei giornate consecutive (pari a 534
"giornate/questionario") e che ciò - oltre al fatto che, essendo
stato distribuito direttamente, non garantiva l'anonimato - comportava un alto
grado di coinvolgimento individuale.
Il
campione
Il
campione è risultato così costituito:
|
Categorie
dirigenziali: |
n°
persone |
% |
|
|
•
Direttori didattici |
32 |
36% |
|
|
•
Presidi di scuola media |
27 |
30,3% |
|
|
•
Presidi di scuola media superiore |
21 |
23,6% |
|
|
Categorie
non dirigenziali |
n°
persone |
% |
|
|
•
Coordinatori amministrativi |
9 |
10,1% |
|
Come
si può constatare, sono stati considerati, in questa seconda fase, anche 9
coordinatori amministrativi, perché ci è parso utile considerare le
valutazioni non solamente di coloro che dirigono, ma anche di quelli che, pur
non assolvendo mansioni dirigenziali, collaborano strettamente con presidi e
direttori, costituendo per loro un valido supporto e fornendo a noi una visione
della scuola secondo l'ottica non di colui che dirige, ma di colui che
"affianca".
Modalità
di analisi dei dati
I
dati sono stati analizzati mediante due diverse modalità: una di tipo
statistico/quantitativo e una successiva di tipo qualitativo, perchè era nostra
intenzione non limitarci alla semplice interpretazione degli esiti dell'indagine
statistico-quantitativa, bensì cercare di analizzare e sviscerare i problemi
del settore, al fine di individuare le possibili soluzioni o proposte operative.
Analisi
statistico-quantitativa dei risultati
Nell'elaborazione
dei dati inizialmente si è proceduto senza distinguere tra le diverse tipologie
dirigenziali (presidi di scuola media, presidi di scuola superiore, direttori
didattici); da questa prima elaborazione sono emerse, in ordine d'importanza per
frequenza, alcune categorie di eventi e le diverse strategie di adattamento.
Si
è proceduto poi attraverso:
-
un'analisi di frequenza, incrociando le diverse variabili a due a due
(Eventi/Sintomi; Eventi/Coping; Coping/Esiti; Eventi/Esiti; Sintomi/Coping);
-
un'analisi del chi quadro che ha evidenziato come unico incrocio significativo
quello che mette in relazione eventi con tecniche di coping.
Da
questa analisi è emerso che gli eventi che si presentano con maggior frequenza
sono:
1.
una difficoltà nell'esecuzione di compiti burocratici/amministrativi (235
eventi), risolta attraverso le seguenti modalità: l'impegno nel lavoro di
routine (77 eventi), il dialogo ed il confronto (82 eventi), l'adattamento e la
fuga (32 eventi).
2.
una capacità di confrontarsi e di organizzare i rapporti con il gruppo genitori
e allievi (249 eventi, con una percentuale del 36.25%). Qui la tecnica di coping
maggiormente utilizzata è stata il dialogo ed il confronto (118 eventi).
3.
una capacità di mantenere relazioni interpersonali, interprofessionali ed
interistituzionali (118 eventi, pari al 17.18%).
Anche
qui è prevalsa la tecnica del dialogo e del confronto (46 eventi).
Dall'analisi
dei dati, relativa alla totalità degli eventi, la tecnica del dialogo e del
confronto si è delineata come quella maggiormente adottata in assoluto.
Per
chiarire ancor di più le diverse problematiche che possono investire il
campione considerato e ipotizzando che in base all'incarico svolto potesse
verificarsi una diversa percezione degli eventi stressogeni e, conseguentemente,
una differenziazione per categorie delle tecniche di coping prescelte, abbiamo
proseguito nell'analisi disaggregando le tre categorie di persone(presidi,
direttori didattici e coordinatori amministrativi).
Sulla
base di ciò, è emerso quanto riportato in tabella 1:
Tabella
1: Stressor e strategie suddivisi per categorie professionali
|
Categoria |
Stressor
più frequenti |
Strategie più utilizzate |
|
Presidi |
•
Confronto e organizzazione dei rapporti con genitori e allievi
(152
eventi, pari al 41,19%) •
Difficoltà nell'esecuzione di compiti burocratici
(110
eventi, pari al 29,81%) •
Relazioni interpersonali (59
eventi, pari al 15,99%) |
•
Dialogo e confronto (186
eventi, pari al 50,27%) •
Impegno nel lavoro di routine (73 eventi, pari al 19,73%) |
|
Direttori
didattici |
•
Difficoltà nell'esecuzione di compiti burocratici
(101
eventi, pari al 37,83%) •
Confronto e organizzazione dei rapporti con genitori e allievi
(86
eventi, pari al 32,21%) •
Relazioni interpersonali (50
eventi, pari al 18,73%) |
•
Dialogo e confronto (98
eventi, pari al 36,56%) •
Impegno nel lavoro di routine (86
eventi, pari al 32,09%) •
Reazioni di razionalizzazione emozionale
(42 eventi, pari al 15,67%) |
|
Coordinatori
amministrativi |
•
Difficoltà nell'esecuzione di compiti burocratici
(24
eventi, pari al 47,06% •
Confronto e organizzazione dei rapporti con genitori e allievi
(11
eventi, pari al 21,57%) •
Relazioni interpersonali (9
eventi, pari al 17,65%) |
•
Dialogo e confronto (21
eventi, pari al 41,18%) •
Reazioni di razionalizzazione emozionale
(11
eventi, pari al 21,57%) •
Impegno nel lavoro di routine (11 eventi, pari al 21,57%) |
Commento
ai risultati
Ci
eravamo prefissati non solamente di indagare su eventi stressogeni e strategie a
essi collegate, ma anche di "costruire" uno strumento utilizzabile e
consultabile da parte di coloro che operano nel mondo scolastico, in sintonia
con quanto già proposto da Dunham nel suo Stress in Teaching [1984], che
fornisce suggerimenti e riflessioni validi come supporto e consiglio, ci siamo
trovati, però, impossibilitati a costruire una griglia di strategie dedotta
dall'analisi dei dati, dal momento che le reazioni comportamentali erano
estremamente diversificate, abbiamo quindi cercato di suddividere gli eventi
raggruppandoli in aree.
Per
quanto riguarda, pertanto, l'approfondimento qualitativo da noi attuato, abbiamo
raggruppato per aree le principali problematiche emerse, affiancate da alcune
strategie comportamentali adottate e considerate particolarmente significative
dai dirigenti scolastici interessati:
Tabella
2: Principali problematiche emerse e alcuni tentativi di soluzione
|
Aree
problematiche |
Analisi di alcune strategie e tentativi di soluzione |
|
Eccessivo
carico di lavoro |
•
Sovraccarico nell'impegno orario •
Alleggerimento dell'orario di servizio del mattino •
Equilibrio tra lavoro e vita privata •
Tentativi, talvolta frustrati, di delega •
Razionalizzazione con inviti alla prudenza, alla riflessione e alla
diplomazia oppure alla pianificazione e al controllo delle emozioni • "Tener sotto controllo la situazione" |
|
Rapporto
Scuola/Alunni/Genitori |
•
Dar ascolto alle ansie di genitori, alunni, docenti •
Tentativi di accomodamento, senza scontri, fornendo supporti concreti e
indirizzando le persone con tutte le indicazioni possibili •
Apertura al dialogo, nel tentativo di convincere senza utilizzare metodi
coercitivi •
Tutelarsi mediante documentazione scritta • Tecnica del "rimando" |
|
Le
relazioni interpersonali |
•
Appellarsi alla normativa •
Procedere ad un riesame personale e a riflessione critica •
Scegliere strategie "morbide": disponibilità, pazienza,
autocontrollo •
Avvalersi dell'autorità conferita, prediligendo comportamenti impositivi
e non rifuggendo da scontri •
Atteggiamenti di "ritirata" Riflessione centrale: Quale stile di leadership adottare? |
|
Ruolo
in sé |
•
Chiarire ruolo e funzioni che ciascuno è chiamato a svolgere •
Riflettere sul ruolo e sui compiti del dirigente scolastico •
Puntare al riconoscimento della discrezionaltà del dirigente scolastico • Puntare su fiducia e ottimismo |
|
Esecuzione
di compiti organizzativi |
•
Di fronte a compiti organizzativi semplici: provvedere a parlare con tutte
le persone o contattare gli Enti coinvolti • Di fronte a compiti organizzativi meno definiti: predisporre una griglia |
|
Scarsa
disponibilità di fondi |
Riflessione: il problema esiste e rimane aperto anche ora che si sta attuando l'autonomia scolastica; esso è collegato all'intraprendenza e allo spirito d'iniziativa del "manager" scolastico, oltre che con esigenze e richieste molto diversificate dei diversi contesti |
|
Eccessiva
burocratizzazione della funzione |
• Puntare sulla burocrazia e sulla normatività, essendo difficile svolgere effettive funzioni manageriali |
|
Problematiche
educativo-didattiche |
•
Appellarsi alla norma •
Cercare il colloquio con i genitori •
Soprassedere a discussioni con gli alunni •
Combattere con il disimpegno degli alunni, la poca professionalità dei
docenti, l'atteggiamento iperprotettivo dei genitori o l'insufficienza
della normativa •
Prediligere la "linea dura" • Scegliere il dialogo |
Vi sono, poi, alcune altre importanti problematiche a carattere più specifico,
fra queste, comunque, prevale quella relativa alla demotivazione generale che
spesso assale i dirigenti scolastici; in alcuni casi essa può dipendere da:
a)
delusione circa le aspettative inerenti alla professione
b)
insoddisfazione conseguente al rapporto lavoro in sè/retribuzione.
C’è
da dire, però, che questo secondo aspetto, così pregnante nella nostra
indagine, potrebbe, in un futuro ormai prossimo, perdere rilevanza per il
riconoscimento del ruolo dirigenziale alla funzione di dirigente scolastico, con
un passaggio di livello che apporterà innegabili miglioramenti nello status
socio-economico della categoria.
5.
Conclusioni generali
Quali
riflessioni conclusive possiamo aggiungere? Prima di tutto ci pare che dirigere
una scuola oggi sia particolarmente impegnativo, più che in passato, perché è
aumentato il carico di lavoro e il ruolo si è fatto più variegato e spesso
ambiguo.
A
fronte di ciò, i dirigenti scolastici hanno acquisito una maggior
consapevolezza circa la loro funzione, ma, paradossalmente, è proprio questa
consapevolezza che spesso mina la loro sicurezza e il loro livello di autostima.
Talvolta, infatti, si dichiarano incapaci di "controllare" la
situazione e di gestire con serenità il loro lavoro, si appellano alla
normativa, piuttosto che far leva sulle loro doti di leadership o manageriali,
hanno una visione poco positiva del ruolo che ricoprono e rifuggono dalle
innovazioni, perchè ne provano timore e preferiscono rimanere
"abbarbicati" al conosciuto, in quanto già sperimentato.
Ma
rimanere arroccati su queste posizioni non giova di certo.
Nel
nostro libro [Favretto, Rappagliosi, 1997] sulla dirigenza scolastica abbiamo
accentrato l’attenzione proprio sugli stili di leadership nella scuola, in
quanto problematica fortemente avvertita dagli stessi diretti interessati.
Numerose sono state, infatti, le osservazioni sulla leadership e sulla gestione
dei gruppi emerse dai dirigenti della scuola che hanno collaborato alla nostra
indagine.
Tra
queste, molte considerano la necessità di riflettere su quegli aspetti che
fanno sì che un leader si tramuti in leader efficace nella scuola,
l’opportunità di valutare le personali capacità di leadership in relazione
ai ruoli sociali ricoperti, l’utilità di diventare per i docenti un costante
punto di riferimento. Professionalità e competenze professionali sono due
aspetti determinanti nel far acquisire quella sicurezza necessaria per tramutare
un "capo" in un "leader". Il possesso degli strumenti utili
per la gestione di gruppi e delle conflittualità, l’acquisizione di doti
gestionali e organizzative, il saper promuovere consenso, la conoscenza delle
tecniche di comunicazione efficace, la capacità di negoziare, ecc. permettono
di creare quel clima di cooperazione ormai imprescindibile dalla mansione.
E
poi va considerato che il dirigente scolastico deve puntare soprattutto su
un’interazione positiva tra coloro con i quali è chiamato a rapportarsi
(insegnanti, studenti, collaboratori, ecc.) e sulla collaborazione di un team
nella progettazione, nella presa di decisione e nella risoluzione di problemi
organizzativi, perché, pur essendo lui in prima persona garante e responsabile
dell’efficienza e dell’efficacia, difficilmente è chiamato a decidere da
solo. Dal momento che il suo potere decisionale, in termini di risorse,
ricompense e sanzioni, è piuttosto limitato, egli deve, nell’ottica della
qualità del servizio, mirare più a una condivisione del potere.
Accantonati,
quindi, gli atteggiamenti di autoritarismo, paternalismo, accondiscendenza,
ecc., tipici del passato, è più opportuno che il dirigente scolastico, al
giorno d’oggi, assuma atteggiamenti di empatia e di apertura, dotandosi
contemporaneamente di valide competenze soprattutto nel guidare e sovrintendere
le attività di progettazione dei docenti.
Un
invito alla riflessione potrebbe provenire da una esercitazione proposta dal
prof. Leon Mann, insigne studioso dell’Università di Melbourne, nel suo
workshop sulla leadership tenuto al recente "Congresso Nazionale
Orientamento alla Scelta. Ricerche, Formazione, Applicazioni" svoltosi a
Padova. Egli, dopo aver invitato i presenti a pensare a una figura significativa
di leader da loro incontrata nella vita, ha chiesto chi fosse e quali
caratteristiche facessero di lui un leader. Ha successivamente proposto di
individuare pure una figura di leader negativo. Ha, infine, affermato che un
leader deve avere anche il coraggio di essere impopolare. Quest’ultima
affermazione si configura come particolarmente significativa se rapportata agli
aspetti psicologici e relazionali che implica la leadership nella scuola.
Dalle
testimonianze dei dirigenti scolastici intervistati emerge, infatti, come essi
si trovino spesso impegnati in compiti di mediazione e come prevalentemente
ricerchino accordo e consenso. Appare, inoltre, come difficilmente abbiano una
rappresentazione di sé come leader, anzi si dichiarano spesso consapevoli del
loro isolamento e della scarsa considerazione di cui godono sia presso il corpo
insegnante che presso i diretti superiori.
Sempre
in riferimento alla leadership, Mann ha sostenuto che sicuramente essa si basa
su alcune qualità innate, ma che, senza alcun dubbio, può anche essere
appresa.
Quali
potrebbero essere, quindi, le doti di leadership che un dirigente può
sviluppare?
Il
mondo scolastico è popolato da persone che, seppur molto preparate, sono poco
abituate a lavorare insieme; l’impegno, in tal caso, dovrebbe essere rivolto
alla cura delle dinamiche relazionali e al lavoro di gruppo, nel tentativo si
superare l’accentuato individualismo dei docenti e al fine di perseguire gli
scopi dell’organizzazione. Al dirigente scolastico spetterebbe, quindi, come
detto sopra, principalmente il compito di imparare a gestire un gruppo che
progetta, puntando innanzitutto sulle dinamiche di gruppo, sull’organizzazione
efficiente del lavoro, su comportamenti empatici e decisori, senza ricorsi a
paternalismo o ad autoritarismo.
Le
competenze professionali, le competenze personali, la capacità di porsi e di
attuare obiettivi, la capacità di utilizzare le risorse, la capacità di
valutazione sono tutte doti professionali determinanti per contrastare una delle
lamentele più diffuse tra gli insegnanti, quella della mancanza di una guida
esperta e sicura.
Forse
ciò che più o meno esplicitamente viene richiesto al dirigente scolastico è
di superare l’impostazione prettamente burocratica che fino a tempi recenti ha
caratterizzato la mansione, superando posizioni isolazionistiche, cercando di
instaurare un tipo di leadership aperta e democratica.
Chiaramente
non si vuole in questa sede sostenere che il dirigente scolastico possa adottare
"in toto" sistemi e strategie che funzionano efficacemente nel settore
privato, dal momento che sistemi (di lavoro, retributivi, ecc.) e discrezionalità
differiscono molto.
Si
intende, invece, fornire un incoraggiamento a cogliere quanto dal privato può
essere trasferito nell’ambito pubblico, come tentativo di "crescita"
in termini di: autonomia e gestionalità, stili di leadership, acquisizione di
sistemi e metodologie per una valida gestione di gruppi, conduzione di riunioni,
valutazione del personale, doti relazionali, ecc. Proporre, in definitiva, di
accettare la sfida al cambiamento, al rinnovamento, all’autonomia.
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