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La
nostalgia dei vecchi giochi ... di una volta!
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| Intimamente legati ai ricordi giovanili, in special modo, alle persone di una certa età, si ricordano qui gli antichi giochi, che fra tanta povertà, tantissima genuina umanità e ... tanta fame.. erano i protagonisti, fra i ragazzi, dei pomeriggi invernali o delle calde giornate estive palenesi di tanti anni fa .... Se si promette ... di NON ridere molto ...si può anche ... ascoltare la pronuncia in dialetto palenese dei loro nomi ... cliccando sulla piccola icona accanto ai loro nomi. (se richiesto scegli "apri il file dal percorso corrente") |

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Questo gioco vedeva protagoniste le monete, strumenti attivi del gioco... E così le monete da qualche "soldo" (come si chiamavano una volta le monetine dei centesimi di Lira di un tempo...) nelle mani dei nostri padri o nonni, tanti anni fa, o le centolire o cinquanta in anni più recenti, erano usate nel "Verchiellott’ " come biglie di gioco. Bisognava colpire una moneta posta per terra con un’altra moneta in tal maniera da prenderla allo spigolo e quindi tentare di farla alzare per aria e quindi conquistarla. Anche in questo caso è da ricordare la foga e la passione che si metteva nel gioco in quanto quelle monetine, che si agognava magari vincere all’avversario, per le ristrettezze e le povertà di un tempo, diventavano preziose e meritevoli di essere conquistate in accanite dispute fino "all’ultimo lancio" .... Anche qui si giocava all’aperto dove ci si poteva sfrenare e magari in qualche angolo di piazzetta in compagnia di qualche "paneolio..." vicino ......
Un mattone veniva usato come il pallino della situazione. Su di esso si posavano delle monete, che ognuno dei giocatori doveva mettere a disposizione prima dell’avvio del gioco. Una volta posizionato ad opportuna distanza si prendeva a bersaglio questo mattone dal "tetto prezioso..." con dei lanci effettuati a turno in cui si usava il famoso I’ L’UICC’ ( I’ L’UICC’ in palenese era lo strumento di gioco che si usava al posto di una boccia ed era rigorosamente autocostruito, di forma piuttosto piatta e di svariati materiali..... dipendeva dalle disponibilità....) che doveva colpire il mattone in fondo per ottenere lo scopo di far cadere in terra le monete, trofeo di gioco degli accaniti giocatori di un tempo...
Questo gioco in pratica era una variante del LICC’ALLIERT e del gioco delle bocce. Protagonista del gioco era la famosa ZOH'CH che veniva con passione costruita da ognuno. Si cercava una bella "BUATT’E" vuota, la si riempiva di sabbia, per darle l’opportuno peso e una volta chiusa la si schiacciava come una pizza... in modo da farne quasi dei dischi imbottiti che se lanciati con perizia potevano fare anche decine di metri strisciando per terra. Il gioco consisteva nel lanciare a turno, lungo un terreno di gioco che doveva avere una certa lunghezza, le famose ZOH'CH, che sfregando sul terreno a tutta velocità dovevano colpire o il mattone con le monete o altre ZOH'CH per avvicinarsi ad un "pallino" e vincere la posta in gioco. Chi scrive ricorda ancora delle accanite partite fatte ancora negli anni ’60 lungo la famosa "Cant’ner’e" (il rettilinio lungo le "Tajate", la S.S. 84, prima di arrivare alla Madonna del Carmine) quando le automobili erano ancora ben poche e la strada, magari alle due del pomeriggio, anche se nazionale, poteva permettersi il lusso di diventare un bel momento di ritrovo e di gioco.... con un buon bicchiere di vino e magari qualche robusto provolone che non mancava mai...
La partita si svolgeva fra due persone o due gruppi che ispirandosi al gioco del tris dovevano alternativamente muovere sullo schema, una alla volta e solo di un passo sullo schema, le tre pedine del gioco (che sovente potevano essere bottoni vecchi, sassolini o cose del genere). Il gioco consisteva nel cercare di fare "filotto" per primo cioè riuscire a infilare in linea retta o in diagonale le tre "pedine" che a quel punto sancivano il vincitore di turno. E quindi una piazzetta, un cortile, le basole di pietra del sagrato delle chiese diventavano nei pomeriggi d’estate il terreno di gioco di queste semplici ma genuine ed appassionanti dispute fra "torme" di ragazzi vocianti....
Altro gioco, praticamente estinto, che con semplicissimi e scarni mezzi dava divertimento e svago a chi lo praticava. Si trattava di uno passatempo che si poteva eseguire da soli o in compagnia. Con un vecchio cerchio metallico di una botte "andata in pensione" o con qualche cerchione di bicicletta arrugginita la semplicità della "ruota" diventava gioco e divertimento. Chi si voleva dilettare cercava di far rimanere in equilibrio il cerchio aiutandolo a correre con un bastoncino di ferro o di legno e questo non senza incursioni fra la gente e corse fra ragazzi vocianti. Quel semplice roteare diventava abilità che si faceva divertimento …
Questo era un gioco tipico dell’inverno… la neve, fedele compagna dei mesi freddi di un tempo, veniva vissuta come un’amica con cui giocare… I mezzi erano praticamente inesistenti ed allora ci si arrangiava con quel che c’era … e quindi qualche pezzo di legno, un po’ di lamiera, un po’ di chiodi diventavano gli ingredienti per costruire dei spartani "slittini" (la TRAJE) che veniva trasportata, di volta in volta, nelle discese più invitanti… la discesa "d’ la pozz’ ", la discesa "dj pont’ ", a "mascì…" o "all’arafalchett’ "… tutto era buono per lanciarsi "impavidamente" da soli o molto più spesso in tanti sulla stessa "TRAJE" lungo le discese ghiacciate.. fra tanta neve nei.. pantaloni e nei capelli e … tanto divertimento nel cuore. La mosca cieca palenese. Anche a Palena con una benda di stoffa e tanta fantasia ci si sfidava a farsi trovare ad occhi bendati fra prese in giro e piroette sempre nel contesto dei cortili e delle piazzette di paese che da sole erano l’incentivo a stare insieme e a divertirsi con poco.. anzi con niente! La cavallina. Questo era un gioco che si faceva proprio con niente! Infatti ci si riuniva in tanti e con un po’ di iniziativa un "volontario" che si disponeva "a quattro zampe", cioè inginocchiato con le mani per terra, mentre si faceva scavalcare a turno da vocianti e indiavolati amici che prendendo la rincorsa e scambiandolo "dovutamente" per un quadrupede, lo sormontavano di corsa sulle spalle… uno dopo l’altro…fra i tanti che ruzzolavano fragorosamnete per terra o in mezzo ai prati dove sovente si svolgeva questo gioco. Uno dei giochi più antichi anche a Palena era molto praticato… Ci si riuniva in tanti, e complici i mille nascondigli delle vie e abitazioni antiche di Palena, ci si lanciava in appassionanti sfide in cui bisognava ritrovarsi a vicenda e in cui un po’ tutto era permesso compreso il nascondersi in posti impervi e selvaggi, anche nella stessa campagna attorno al paese … in cui riecheggievano a squarciagola i richiami di rito: "aaaaaaa….micììììì !!!!" Questo era un passatempo ormai passato di moda e al giorno d’oggi "ben difficilmente" praticabile!!! Infatti si prendeva una pianta di sambuco (per le Tajate se ne trovavano molte), se ne traeva un pezzo di tronco di 30/40 cm., si vuotava accuratamente il suo midollo così da farne una liscia "canna da sparo" e poi con una "m’sell’ " (il proiettile di legno, impastata con la canapa, si "caricava" come un mortaio questo "ordigno" chiamato appunto SCUZZATUR’ che posto in genere sul petto lanciava le sue m’sell’ a tutta velocità …. Anche questo (chiamiamolo ancora gioco …..) si svolgeva fra l’ardire di chi, in campo aperto, con l’aiuto di un po’ di acetilene (che all’epoca si ricavava dal serbatoio dei camion che l’avevano cone combustibile per la luce dei fari) e un po’ di abilità, ci si cimentava in novelli sparatori balistici… Si prendeva una classica "buatt’e" di metallo, avanzo di conserve casalinghe o di fagioli, si riempiva quanto basta di acetilene e capovolta si metteva o per terra o infilata in un bastone conficcato per terra per aiutare il lancio… Si dava fuoco con un po’ di miccia ... si vedeva schizzare con un gran boato questa "buatt’e" in aria… (Ve lo immaginate a farlo adesso….. verrebbe l’antiterrorismo..!!") Questo era un di quei famosi giochi fatti per "scorazzare" a tutta velocità con qualsiasi mezzo… In questo caso protagonista era la "pattinett".. un mezzo autocostruito spesso di semplice legname con tre rotelle di ferro o di legno. Una discesa o un semplice pezzo di stradina libera diventava il campo di gioco di chi faceva a spintoni per guadagnare il "prezioso" mezzo, fare una discesa….. e ruzzolare per terra fra le risate generali..!
Le preziose ruote erano i ricercatissimi cuscinetti a sfera (presi da quelli usati dagli autoveicoli e sovente da camion e autocarri) che venivano montati in una coppia sull’asse posteriore ed uno più robusto sulla parte anteriore il quale con un opportuno marchingegno fungeva anche da manubrio per guidare LA "CARROZZ’ stessa. E così si assisteva ad una competizione fra chi cercava di fare LA "CARROZZ’ più grossa o più lunga o semplicemente quella più robusta e guidabile. E così, chi scrive, ancora ricorda in certi pomeriggi palenesi degli anni che furono, tanti gruppi, ognuno con la sua carrozza, sfidarsi lungo la discesa del ponte o in quella della "Vi’e d’ Lettopalen’ " con il fragore dei cuscinetti d’acciaio sferraglianti…!! E sovente si ricorda ancora che questo notissimo mezzo veniva usato per riportare "l’ cepp’ " o qualsiasi altra cosa… bastava una corda per il traino e tanta forza ... e occhio ai passanti !!!!
Tipico gioco dell’epoca anteguerra praticato spesso dalle ragazze che come in una gara di società svolta all’aperto si disputavano fra ruoli incrociati e cantilene un gioco delle parti fra tutte le partecipanti
Semplice gioco che con qualche moneta garantiva ore di divertimento e svago. Ognuno doveva cercare di far mantenere in equilibrio delle monete e quindi vincerle.
Ancora un un gioco praticato dalle ragazze che interpretavano anche figurativamente il gioco delle parti di chi doveva diventare regina fra semplici danze e cantilene spensierate
Anche questo era un gioco di società svolto dalle ragazze di un tempo che riunite in compagnia interpretavano, all’aperto, fra canti, danze e piroette, la fiaba di Madama Doré! Le immagini sono tratte da opere di Panfilo Napoleone |
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