ANCHE QUEST’ANNO È FINITO!

Le feste di settembre chiudono l’anno solare ortonese

 

Era l’una del mattino del 9 settembre 2003 e qualcuno ha detto: ”Anche quest’anno è finito!”

Questa frase, secca e brutale, che può sembrare, ad un uditorio estraneo ad Ortona, sciocca ed inopportuna è invece perfettamente opportuna e calzante con la situazione, perché esprime, in maniera sottile e anche triste, quello che le feste di Settembre rappresentano per gli Ortonesi e non solo.

Le feste di Settembre sono il culmine di un anno appena trascorso e segnano l’inizio di un altro: è come se si fosse al 31 dicembre dell’anno vecchio e al 1° gennaio di quello nuovo, alla fine dell’anno scolastico e all’inizio di quello nuovo.

Le ansie, le preoccupazioni, le gioie, i piaceri, le fatiche del lavoro, la scuola, lo studio, i giochi di tutto un intero anno vengono vissuti dall’ortonese, ovunque egli sia, nell’attesa trepidante che, prima o poi arriveranno le feste di settembre: per la profonda devozione che si ha verso i Santi Antonio da Padova e Rocco e verso la Madonna delle Grazie ma anche per il piacere delle diverse manifestazioni civili che accompagnano queste giornate.

Anche questo 2003 non si è smentito.

Passa il tempo, cambiano le situazioni nella vita di ognuno, ma l’appuntamento di j’ozzttemmar’, resta e, deve restare, e non lo si può mancare. E se non si partecipa è come se si perdesse il treno: quel treno che ci porta dritti dentro noi stessi, le nostre tradizioni, i nostri valori più veri che danno un senso alla nostra vita, al nostro vivere quotidiano.

E, perché se è intensa e profonda la partecipazione alle funzioni religiose, lo è anche per “l’asta” con cui si decide la squadra che porterà il Santo in processione, per lo sparo subito dopo la benedizione davanti al vascone, apprezzato da chi non aspetta che sentire i “botti” e da chi comunque lo accetta, come parte integrante della festa, per le bande che suonando sfilano per il paese, che si esibiscono in piazza; sono tutti aspetti che nel loro insieme ci coinvolgono a questo grande evento per Ortona, volenti o no.

Anche quest’anno le feste hanno rappresentato tutto questo.

E nonostante l’otto settembre sia capitato in un giorno feriale c’è stato il pienone.

I festeggiamenti sono iniziati con il tradizionale “fiquera a fiquera”. Il 5 settembre pomeriggio dopo la celebrazione della Santa Messa sono stati distribuiti dei gustosissimi fichi in ricordo dei numerosissimi venditori ambulanti che molti anni fa venivano ad Ortona per vendere queste prelibatezze e sistemavano i loro canestri colmi lungo Via Roma fino alla bottega di Ciacciavitt’.

Nella serata una esilarante commedia in dialetto “aschitano” recitata magistralmente dalla Compagnia “Il Fiore” di Casale d’Aschi ha fatto ridere e… sorridere l’attento e numeroso pubblico presente in piazza San Giovanni Battista.

Il giorno successivo, sei settembre, la Banda musicale “I leoncini d’Abruzzo” di Pescina, nel consueto giro per il paese, ha dato il via alla festa in onore di Sant’Antonio da Padova, il Santo che ha fatto dell’amore verso Dio e il prossimo la regola della sua vita.

Dopo la celebrazione della Santa Messa, la statua del Santo è stata portata in processione dalla squadra che si è aggiudicata l’asta. Nel pomeriggio, mentre in piazza suonava la banda, al campo sportivo si svolgeva la rivincita tra la squadra delle Vecchie Glorie e l’Ortona 2000, incontro conclusosi con la vincita dell’Ortona 2000.

In serata il bravissimo complesso musicale “Boon tequila boon” ha allietato le persone presenti in piazza, poche nonostante fosse sabato, probabilmente a causa del freddo pungente che si è fatto sentire. Non così è stato lungo Via Piano dove i giovanissimi hanno festeggiato fino a notte inoltrata.

Il sette settembre è stata una giornata di festa particolare. Dopo il consueto giro della banda per le vie del paese, è stata celebrata la Santa Messa in onore di San Rocco, protettore dei malati incurabili, in quanto nella sua breve vita, colpito e guarito dalla peste, egli si è prodigato verso le persone che avevano questa necessità. Alla funzione e alla processione, hanno partecipato, oltre ai numerosi fedeli ortonesi e non, anche una rappresentanza dell’U.N.I.T.A.L.S.I. di Avezzano e alcuni amici unitalsiani nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita di questa associazione di volontariato. La presenza di questi ragazze e ragazzi, la loro forza d’animo, il loro sorriso, il loro coraggio hanno trasmesso un forte messaggio di amore e di speranza rendendo questa giornata ancora più intensa.

Il pomeriggio e la serata sono stati allietati dalle melodie suonate dalla Banda musicale di Fisciano. L’esecuzione di alcune arie celebri tratte da famose opere liriche ha affascinato un pubblico numeroso, attento e appassionato, composto da ortonesi e non, che ha assistito fino all’ultimo al concerto chiedendo anche dei bis.

E finalmente l’otto settembre: si onora la Madonna delle Grazie. Il giorno più bello delle feste ma anche il più triste sotto certi aspetti. Ci si prepara con cura, si indossa il vestito migliore, si imbandiscono tavole con piatti che non si cucinano giornalmente, ma sotto sotto c’è un velo di malinconia per la festa che finirà.

Quest’anno il tempo sembrava non promettere nulla di buono: nuvole grigie basse, freddo intenso, e una pioggerella sottile che ha accompagnato la banda d’Introdacqua nel giro del paese.

Ma nonostante la pioggia e nonostante fosse un giorno lavorativo, i fedeli che hanno partecipato alla Santa Messa sono stati veramente tanti:ortonesi e non solo, anche tanti abitanti delle frazioni vicine, tutti richiamati dai forti sentimenti d’amore, di pace, di giustizia, di fratellanza e anche di speranza che la Madonna ci trasmette. Nell’omelia è stato sottolineato il senso di questa festa: essa non deve essere fine a sé stessa ma deve costituire una solida base per tutte le attività che la comunità ortonese si appresta a svolgere fino alle prossime feste.

La processione, che in un primo momento si pensava di tenere in forma ridotta, dopo un’asta rapidissima, si è svolta regolarmente, in quanto la pioggia ha cessato e il cielo si è aperto.

Nel pomeriggio si è tenuta la cerimonia di commemorazione ai caduti delle due guerre con la deposizione di una corona di fiori al monumento innalzato in loro onore. Intenso e commovente il ricordo di quanti nostri compaesani hanno combattuto e sono morti per gli ideali di patria e di libertà, valori che oggi non sempre sono percepiti e compresi, ma che soprattutto vengono spesso disprezzati e compressi dando luogo a situazioni di odio e di ostilità che gettano le basi per nuove guerre fratricide.

Poco più tardi, nel prato all’ingresso del paese, si sono svolti alcuni giochi, organizzati per divertire i più piccini che hanno molto gradito l’iniziativa.

In serata il complesso musicale “Cocorito Planet” ha intrattenuto con lisci e balli di gruppo le numerose persone presenti in piazza. Benché fosse un giorno feriale sono stati tantissimi coloro che anche dai paesi vicini sono venuti per l’ultima festa dell’estate.

E, verso mezzanotte, man mano che si avvicinava l’ora della pupazza, tutti si sono spostati verso la piazza e anche le strade intorno si sono riempite fino all’inverosimile.

Ed ecco che alle 00.15 le pupe, un cow boy e un’indiana, hanno fatto il loro ingresso. E così via alle danze! Quanti erano quei ragazzi che ballavano allegri e spensierati insieme alle pupe? Per chi li osservava sono stati uno spettacolo nello spettacolo. E poi, … una sfiammata, ed ecco le pupe non ci sono più, la festa è finita. L’ultimo regalo, la bellissima, variegata, insolita batteria pirotecnica che ha salutato davvero queste feste di settembre 2003.

 

Tiziana Di Iacovo

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