Se manca l'autorità

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 1/5/04. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

Un padre ancora "figlio", incapace di esercitare il proprio ruolo, rende necessarie altre figure maschili. Che sappiano guidare, insegnando, il senso del limite

"Mio padre è morto quando ero piccolissima. 10 anni fa ho avuto un figlio maschio su cui  ho riversato  tutto l'amore che volevo dedicare all'uomo. Il mio bambino è cresciuto bello sano, vivace perché sapeva di essere amato a qualsiasi costo. All'inizio della terza elementare cominciarono le lamentele: disturba durante le lezioni, influenza i compagni in modo negativo,  reagisce eccessivamente. Qualcosa in mio figlio non va. E' insicuro, combattuto fra senso di colpa e desiderio di affermazione. Il padre sfugge al suo ruolo. Vede il figlio mezz'ora a sera, durante la quale a volte si ignorano a vicenda. Il fatto è che sua madre, dominante, esercita da sempre sul figlio, oggi professionista affermato, un forte potere. Che ragazzo sarà quello che cresce accudito da un uomo che si sente più figlio che padre?"

Nora

Cara amica, i problemi di suo figlio affondano le loro radici nella debolezza del maschile della sua famiglia. Da una parte, la madre, lei, ha idealizzato il padre, ma non  l'ha potuto vivere in un'autentica relazione. Dall'altra il padre del bimbo é ancora dominato dalla madre, che ne limita la capacità di assumere ruolo e responsabilità paterne. Da queste note sommarie si può capire cosa sia mancato a questo ragazzino: il contenimento, la norma, l'affermazione del limite. Insomma il padre. Che non è, naturalmente, solo questo. Ma che proprio in questo difficile modo, nell'offrire contenimento, limite, e direzione, esprime (con fatica, e difficoltà) il proprio modo di amare il figlio. Non perché sia un appassionato della legge, ma perché il figlio ha bisogno che questo il padre faccia. Così come ha bisogno, secondo un preciso orientamento simbolico, che la madre sia la figura dell'appagamento, della rassicurazione, del puntuale assolvimento del bisogno. Ora, lei la sua parte di madre l'ha certamente svolta con pienezza, e convinzione. E' mancata però  la parte del padre. Non solo, come risulta chiaramente dalla sua lettera, perché  suo marito era troppo figlio di madre per essere davvero padre. Ma anche perché, lei molto probabilmente non l'ha invogliato ad entrare  nel suo euforico rapporto col figlio maschio, portando ordine, e contenimento. Lei, cara Nora, proprio perché privata dal padre in tenera età, non ha un gran trasporto verso regole e disciplina. Lo si capisce dalle sue critiche alle maestre che, con fatica, le hanno aperto gli occhi sulla reale situazione del figlio. Al quale, oltre alla vivacità assicurata da un amore "a qualsiasi costo", sarebbe servito il sapere contenere e dirigere la propria forza, intelligenza e aggressività attraverso norme e regole ben precise. Mentre proprio l'incidente da cui cominciò la "fase della verità", quando suo figlio "a scuola reagendo  alla provocazione di un compagno" rese necessario l'intervento del Pronto Soccorso, dimostra che quelle regole non erano state impartite. Solo con difficoltà, a giudicare dalla sua lettera, lei ha accettato l'intervento "normativo" delle maestre. Ora, l'uscita dai problemi nei quali suo figlio si trova passa proprio dall'allestimento di quel quadro normativo finora  mancato. Meglio se ciò avverrà attraverso figure maschili, che facciano quel "mestiere di padre" che suo marito non riesce  ad assumersi. Istruttori sportivi, spirituali, maestri: ce ne sono ancora molti, spesso bravi, li cerchi e li ponga accanto a suo figlio, per rafforzare questa paternità vacillante, di cui ha tuttavia bisogno. Nel frattempo, sia però grata alle maestre, che hanno "svelato" la situazione.

      Claudio Risé

   

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