Riflessioni maschili   

i 10 anni della Rubrica "Psiche lui"

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 25/03/06. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

   

In dieci anni si diventa amici. Nel primo periodo di Psiche lui arrivavano molti razzi dal deserto: sono qui, fatemi capire dove dirigermi. Da tempo, ormai, s’é intrecciato un dialogo. Molti  riscrivono, per informare: quella ragazza l’hanno sposata, è arrivato un bimbo, si va avanti! I lettori, vedono le lettere degli altri come storie di fratelli di avventure, che consentono di approfondire le proprie. I miei libri (vedi in www.claudio-rise.it ), scritti nel frattempo, diventano una frequentata pista di discussione e di confronto. Insomma, più che una “posta del cuore” tradizionale (che forse non è mai stata), questa pagina è sempre più diventata un laboratorio di riflessioni e di esperienze sul maschile. Quello degli uomini, liberi battitori, amanti e mariti, padri e figli, continuamente messo alla prova della realtà. Ma anche l’aspetto maschile delle donne, impegnato nei progetti di lavoro, e di affermazione nel mondo, e sempre proiettato  sull’uomo. Poi  di nuovo richiamato a sé, alla donna che scrive, e lo confronta coi propri desideri, coi propri progetti.  In questa tessitura costante e attenta, fatta di storie e stili psicologici diversi, si sono delineati alcuni temi comuni, sui nodi psicologici ed esistenziali più chiaramente manifestati in questo decennio. Uno è il grande tema della resistenza all’incontro d’amore. Donne e uomini hanno bisogno d’amore, lo desiderano e quando hanno abbastanza coraggio lo cercano e fanno in modo di incontrarlo,  ma contemporaneamente se ne difendono in continuazione. Appare qui, nel nostro dialogo con, e tra, i lettori  la tipica difficoltà dell’individuo postmoderno ad abbracciare come oggetto d’amore l’altro, e il mondo. Certo, il soggetto fatica ad aprirsi veramente all’altro anche perché è bersagliato da slogan  narcisistici che gli raccomandano di pensare soprattutto a sé stesso, facendogli balenare un modello di autarchia affettiva contrario alla natura relazionale dell’essere umano. Nella difficoltà ad incontrare l’altro però, si manifestano anche tutte le ferite, spesso gravi, che uomini e donne hanno incontrato sulla strada della relazione d’amore. A cominciare, naturalmente, dall’infanzia e dagli incontri con le figure genitoriali. Che erano, molto spesso, una madre che voleva essere onnipotente, ed in fondo era distratta, ed un padre troppo spesso assente, di frequente addirittura espulso (o autodissociatosi) dalla famiglia, con una separazione ostile. Madri e padri uniti spesso dall’eguale indifferenza alla personalità specifica dei figli, ai loro talenti, ai loro personali interessi. Manifestazioni queste dei figli che nessuno dei due genitori ha ascoltato, impegnati com’erano nelle loro furibonde lotte di potere e di affermazione personale. Questi figli del litigio sono stati profondamente feriti nella loro fiducia verso la relazione d’amore. Una ferita che, sommata alla relativa spersonalizzazione dei rapporti interpersonali, alla loro attuale velocità e mobilità, alla  “relazione liquida” proposta dal modello di cultura dominante, rende loro difficile investire davvero in un incontro di cui, peraltro, sentono profondamente il bisogno. Anche il modello di “famiglia come litigio”, però, è nel frattempo entrato in crisi. Di fronte alle evidenti difficoltà dei figli, ed alla loro personale solitudine, anche molti  genitori che anni fa fecero spazio a questo stile distruttivo, ripensano alla loro storia, e cercano orientamenti che consentano di ridurre i danni. Spesso per amore dei figli, a volta per timore del proprio futuro, o per entrambe queste preoccupazioni. Anche questa ricerca dei più adulti, verso una vita più “buona” e più felice, per sé e per gli altri, incrocia, nella trama di racconti e di vite di questa pagina, le domande dei più giovani. Infine, è sempre più presente l’organizzazione del lavoro, e le sue influenze psicologiche. Nella società postmoderna l’azienda, soprattutto quella dotata di una propria specifica cultura e stile relazionale, come la multinazionale, ha un peso non minore nella vita di uomini e donne di quello che avevano, nella Vienna dei primi novecento, le figure genitoriali. Il “romanzo familiare”, studiato dalla psicoanalisi deve essere oggi integrato con l’osservazione della cultura ed affettività sociale, ed aziendale, che assorbe gran parte e delle energie affettive e cognitive delle persone.  E’ questo uno degli aspetti più nuovi, che lettrici e lettori propongono con insistenza sempre maggiore. E su cui con sincero interesse mi interrogo.

Claudio Risé

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