Quando manca il padre

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 28/05/05. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

"Un mio  amico, coetaneo, non ha più il padre. Ieri per la prima volta lui mi ha spiegato quanto gli manchi. Mi ha raccontato il vuoto, la solitudine, l'insoddisfazione, le sostanze assunte per compensare. Che consiglio  posso dare al mio amico? Quando viene da lei un ragazzo senza padre, e le dice che anche se ha  tutto, non ha nulla, lei che fa? Lui é smarrito, non ha certezze, non è sicuro di nulla, ha paura di rimanere solo..."

Giovanna

Cara amica, ai figli senza padre io mostro ciò che il loro inconscio ci racconta, e in questo modo cerco di metterli in contatto con energie e spinte vitali che la coscienza, segnata da quella mancanza, ha accantonato. Lei  può fare una cosa diversa, ma decisiva, indispensabile per aprire il loro orizzonte a quella “speranza”, necessaria per avanzare nella vita, di cui parla con la consueta passione lo psichiatra Eugenio Borgna nel suo ultimo libro, (L’attesa e la speranza, Feltrinelli 2005, E. 16). La figura del padre, nella mia esperienza, apre nella vita umana la prospettiva della speranza perché, oltre ad aver iniziato il processo che ha dato luogo alla vita, è quella che dovrebbe aprire l’esistenza dell’individuo allo slancio verso il futuro, che è appunto il tempo della speranza. Mentre il materno, se tutto è andato bene, è innanzitutto il luogo del passato felice, e della sua nostalgia.  E’ per questo che la scomparsa del padre porta spesso con sé il richiudersi della prospettiva della speranza, assieme a quella del futuro. Più in generale, è il rapporto col tempo, la dimensione dinamica della vita, e la sua prospettiva, che l’assenza paterna mette drammaticamente in pericolo. Ed infatti, l’attuale società occidentale “senza padri” è una società tendenzialmente stagnante, dove i giovani faticano a trovare il gusto dell’intrapresa e del rischio, dell’entrare nel tempo, e spesso si rifugiano in una sorta di caldo immobilismo, al riparo della madre, o di una società cui chiedono accudimento materno. La speranza “senza la quale non si vive”, come lascia intravedere Borgna, si sviluppa comunque nella relazione con un “tu”, con un altro da sé, cui il ragazzo senza padre, che tende a rinchiudersi in una relazione fusionale con la madre, non ha di solito accesso. E’ proprio questa chiusura che rende la sua situazione così difficile.  E’ qui, cara amica, che lei può  davvero aiutare il suo compagno ad uscire dalle sue paure e difficoltà. Lei può essere veramente quel “tu”, di cui il figlio senza padre ha disperatamente bisogno per aprirsi alla speranza nella vita, ed allontanarsi quindi da rischi patologici. Può farlo essendo veramente quell’”altro”, diverso da sé, che ti guarda e ti ascolta con affetto e interesse, senza avvolgerti, e rispecchiare i tuoi bisogni, come fa (o temi che faccia), la madre. In quanto figura della diversità, e dell’apertura al resto del mondo, un’amica che ti vuol bene, senza tornaconto, può essere d’enorme aiuto al figlio senza padre, spesso chiuso in un labirinto di specchi.

 Claudio Risé

   

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