Il punto debole

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 1/11/03. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

Spesso il tradimento è l'anello finale di una serie di incomprensioni taciute. Non ultima la ferita del maschio di fronte all'insoddisfazione della donna. 

«Ho 39 anni e due figli ancora piccoli. Dopo quasi vent'anni d'amore, il rapporto con mio marito è entrato in crisi. Lui è sempre stato una persona affidabile, sincera, responsabile e con un forte senso della famiglia. Eppure, qualche mese fa, ho scoperto che aveva da tempo una relazione con una collega. Gli ho ricordato ciò che abbiamo costruito insieme, il legame che c'è sempre stato tra di noi. Ma lui si è rifiutato di andare oltre le sue nuove emozioni: sosteneva che a unirci era soltanto l'affetto e l'abitudine. Demotivata e frustrata, ho chiesto di allontanarci per un pò per poter capire che cosa veramente volessimo fare delle nostre vite. Ora, dopo un distacco di un mese, ci siamo rivisti a casa di amici. lui non fa che tempestarmi di sms: si rende conto che gli manco e dice di sentire rinascere le sensazioni di un tempo. Io, però, ho paura di soffrire di nuovo. E soprattutto avverto in me una grande freddezza».

Giovanna, Trento

Cara amica, come mi racconta in altre parti della sua lunga lettera, la sua unione, come quasi tutte, aveva i suoi punti deboli anche prima dell'episodio che l'ha fatta entrare in crisi. Da una parte lei si sentiva amata, ma dall'altra non era sessualmente appagata e questo ha creato una serie di insoddisfazioni e di crisi che suo marito non ha visto o non ha voluto cogliere. Forse, invece, le ha colte ed è anche per questo che, contravvenendo alla sua identità di marito ideale e padre irreprensibile, ha avuto una storia che può avergli dato la sensazione di essere più accettato, di sentirsi capace di soddisfare una donna. un problema, questo, che l'uomo avverte fortemente anche quando, come forse ha fatto suo marito, fa finta di nulla. Non sono solo i protagonisti dei romanzi di Drieu de La Rochelle che scivolano nella droga, e magari si tirano un colpo di pistola per questo; il non saper tranquillizzare, soddisfacendola, la propria donna è una ferita che colpisce profondamente l'uomo nella sua fallicità, dunque nella sua identità. Capita così che cerchi di curarla, o piuttosto di coprirla, con le gratificazioni più facili offerte dalla relazione clandestina, dove siccome l'altra vuole conquistarlo sorvola facilmente sui suoi lati più problematici, per farlo sentire in cima al suo mondo. In realtà è soltanto nel corso del tempo che la relazione dimostra la sua qualità e la sua vera ricchezza. Ed è proprio questa la forza delle unioni di lunga durata, come la vostra, di cui purtroppo i partner tendono poi a dimenticarsi nei momenti di crisi. Una forza che, tuttavia, ha il suo limite proprio nella principale qualità della relazione matrimoniale, vale a dire la capacità di accogliere l'altro per quello che è. Così quando lei mi scrive: "Voglio un uomo diverso da quello che era prima, ho paura di ricadere nella stessa routine e che lui, come al solito, si adagi alla situazione. Non potrei sopportarlo" lascia balenare l'ipotesi che il recente incidente di percorso le abbia fatto venir voglia di far pagare al marito, con gli interessi, le sue precedenti inquietudini e insoddisfazioni. E questo non so se suo marito sia in grado di farlo. Una crisi coniugale può far maturare affettivamente, e magari anche sessualmente un uomo, ma difficilmente può renderlo un'altra persona. D'altra parte il patrimonio affettivo e di vita della vostra coppia, che lei presenta nella prima parte della sua lettera, non mi sembra poca cosa. Compresi, naturalmente, i bambini: una volta generati, il rischio, per entrambi i genitori, non è mai quello di amarli troppo, ma troppo poco.

Claudio Risé

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