Panico in volo   

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 18/03/06. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

"Ho 33 anni, e da due anni ho violenti attacchi di panico, soprattutto quando mi devo muovere, viaggiare, in macchina o in aereo. Questo mi imbarazza, perché muovermi è in realtà la mia passione, non riesco a stare ferma in un posto, e mi piacciono uomini così, che siano mobili quanto me. Per il resto, sono molto sicura, a cominciare dalla vita sentimentale. Anche lì, mi piace cambiare: tenere lo stesso partner mi annoia, come rimanere nello stesso posto. Adesso però questo panico mi sta immobilizzando".

Laura, Padova

Cara amica, il sintomo, come ad esempio  l’attacco di panico, è quasi sempre un tentativo dell’inconscio di dirci qualcosa che la nostra coscienza non vuole ascoltare. Il panico che improvvisamente ci suscitano i nostri amati strumenti di movimento, l’automobile, l’aereo, come sta capitando a lei, cerca spesso di farci riflettere su una nostra posizione psicologica, di mobilità un po’ coatta. Siamo proprio sicuri che non stare mai fermi ci piaccia così tanto, che esprima davvero il nostro essere, il nostro Sé? Oppure si tratta di una vecchia tecnica, che abbiamo sempre usato per fuggire? Dai luoghi certamente, ma anche, e forse soprattutto dalle persone. Dai legami che comunque luoghi e persone fatalmente ci propongono, se soltanto consentiamo loro di rimanere, se  smettiamo di cancellarli con un viaggio, con uno spostamento, con una sostituzione di posti in cui essere e di persone da frequentare. Quest’abitudine al cambiamento affettivo, mi racconta nella sua lettera, si è sviluppata fin dall’infanzia, nel bel collegio internazionale dove la sua famiglia (altrettanto mobile, per ragioni di lavoro), l’ha tenuta durante la sua adolescenza. Il collegio era lo stesso, ma gran parte dei compagni e degli insegnanti cambiavano. Inoltre, venivano da tutto il mondo, la compagnia non aveva dunque un legame con un territorio preciso, esprimeva gran parte della terra. Questo terreno di formazione le ha poi dato modo di eccellere in una situazione di  lavoro fortemente internazionale, ma le ha anche reso difficile, dopo,  radicarsi da qualche parte, ed entrare stabilmente in una relazione.  Ogni posto, come ogni rapporto duraturo, le davano un’impressione di soffocamento. E gli uomini che la interessavano di più, erano persone come lei, dei fantasmi in corsa negli aereoporti, dei partners da cena d’affari, subito inghiottiti dal viaggio successivo, e dal prossimo contratto. Da qualche tempo, però, è comparso nella sua vita un uomo legato alla terra, che anzi ha messo i campi e la loro produzione al centro della propria vita. Questo maschio stanziale, radicatissimo, sta mettendo in difficoltà la sua organizzazione nomadica, con il suo contorno di uomini mobili, e forse spaventati quanto lei dalla stabilità, e dalla relazione. Stando alle date che lei mette nella sua lettera, cara amica, il panico è venuto dopo, anche se lei non lo collega affatto con questa sua nuova storia, molto diversa dalle precedenti. In realtà, lei ha paura di fermarsi e innamorarsi davvero. Forse, invece, è proprio venuto il momento di farlo. 

Claudio Risé

Torna all'Archivio Psiche Lui Anno 2006

Vai al sito www.claudio-rise.it