Il padre sognato

Dalla rubrica info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 23/3/03. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

Estromessa dalla vita dei figli dopo il divorzio, la figura di riferimento maschile riemerge nell’inconscio. E consente di recuperare, a livello simbolico, una grave amputazione affettiva.

 «Avevo dieci anni quando i miei genitori divorziarono. Da allora mia madre, mia sorella, le zie instaurarono una vera e propria propaganda contraria a mio padre e da lui allargata a tutti i maschi. Mio padre per recarsi al lavoro doveva passare davanti alla casa dove mia madre ed io abitavamo dopo il divorzio: alle cinque del pomeriggio dovevo stare lontano dalle finestre di casa per non vederlo. Per tutta l'adolescenza fino al ventottesimo anno d'età, ho narcotizzato il bisogno di avere una guida maschile. Poi, una notte di sei anni fa, ho fatto un sogno. Ero in una chiesa, molto bella, in compagnia di un amico. Al momento di uscire, a destra del portale, vedo un altare e di fianco all'altare una statua. La statua riproduceva un imperatore; era di materiale scuro e poggiava su un basamento di pietra grezza sul quale era inciso l'albero genealogico del sovrano coi nomi dei suoi discendenti che altro non erano che i membri della famiglia reale che, nel sogno, governava il paese di cui ero cittadino. Leggendo questi nomi vengo assalito da una profonda commozione, molto devota. Da allora capii di avere sofferto la carenza  della presenza maschile. Ma come rimediarvi?».

Maurizio

Caro amico, ora le cose stanno in parte cambiando, anche se troppo lentamente, ma fino a pochi anni fa l’indispensabilità della figura paterna per i figli (ed in particolare per il maschio) non era per niente chiara, né alle madri e neppure ai tribunali che deliberavano sull’affidamento dei figli. Questa diffusa ignoranza permetteva i tentativi di rimuovere il padre dalla vita del figlio, senza pensare (almeno consapevolmente) che in questo modo era la stessa identità maschile del ragazzo che veniva in parte amputata. Del resto queste forme di ostracismo del maschio di casa si producono spesso anche in assenza di divorzio. Lo scrittore giapponese Yukio Mishima divenne il prediletto della nonna paterna, che “esiliò” il padre del ragazzo, da lei disprezzato, in una casetta in fondo al giardino. Da allora il ragazzo visse con la nonna e con la madre, e il padre divenne una sorta di fantasma, desiderato e lontano. Il figlio intuiva la presenza paterna spiando dalla finestra, alla sera, la madre che di nascosto faceva visita al marito allontanato. Nel suo caso, però, caro amico, la psiche ha per fortuna reagito al divieto della relazione col padre, e col mondo maschile. Sul piano psicologico il processo di guarigione per ogni  amputazione affettiva e simbolica, com’é stata per lei quella del padre, si prepara in gran, parte attraverso l’inconscio, che manifesta poi i suoi “elaborati” attraverso i  sogni. Nel suo sogno già il fatto che lei si trovi con un amico denuncia che si tratta di un problema di identità maschile: da affrontare dunque con quella “compagnia maschile”, così svalutata e bandita nella sua infanzia. Inoltre siete in una chiesa, molto bella: questo ci dice che il problema in questione (che naturalmente é quello di cui lei parla in tutta la sua lettera: il recupero della figura paterna), é stato sacralizzato dall’inconscio, dove ha assunto grande valore. Spesso ciò che abbiamo perduto nella nostra storia reale, per essere ritrovato come valore deve essere cercato a livello simbolico. Un padre che la vita (o la morte) ci hanno rubato può essere ritrovato come simbolo, come un contenuto sacro, eterno, di grande valore,da amare ed onorare. L’archetipo paterno viene a fare le veci del padre naturale, esautorato dal divorzio. Nel suo sogno il padre, che nella vita era stato estromesso, compare come imperatore, e capostipite. E ciò rimedia a uno dei principali danni, per il maschio, dell’amputazione paterna: il sentirsi privi di radici, e quindi di qualsiasi potere, anche su di sé. Ora lei ha il suo padre simbolico, in un tempio interiore, dentro di sé. La devozione ad esso può fare fiorire, attorno a quest’albero ormai risanato e onorato, tutta la vita. 

Claudio Risé

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