Nostalgia canaglia      

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 19/08/06. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

 

"Ho vent’anni, e sono un fan dei Bee Gees (sono andato a Londra a sentirli qualche settimana fa), dei Pink Floyd, di Woodstock e del cinema anni 70. Ho pescato il video di Alice’s restaurant nello scaffale dei genitori (depressi ed evasivi), e da lì ho scoperto il resto. E tra i miei compagni sono in buona compagnia. Allora c’era più sentimento, e  bellezza, che nel nostro rock di oggi, che però, con l’hip hop, gira ancora lì intorno. Per la mia ragazza sono uno sdolcinato. Ma io mi commuovo con You should be dancing…" Andy Gibb

Caro amico, non a caso prendi il nome del fratello più piccolo dei Bee Gees, cresciuto con la chitarra in mano, autore giovanissimo di canzoni travolgenti, come Man of fire (e morto poi ancora ragazzo, per un’ infiammazione cardiaca). Erano cuori infiammati, e facilmente infiammabili, quelli di quegli anni: forse è questo che piace a te, come ai tuoi coetanei che li riscoprono oggi, in tempi freddini. Del resto, è sempre questo eccesso di emozione, andato poi spesso in cenere, che spinge  molti di quelli che  vi hanno partecipato (come i tuoi genitori, che con i loro video  ti hanno comunque passato la memoria di quell’epoca), a non parlarne, a non esprimersi francamente su quelle esperienze. Quella del silenzio, però, non è una strada praticabile. Non solo perché ogni generazione ha bisogno di miti, ma perché la costruzione dei propri miti da parte dei figli è un’operazione di rilevante significato educativo, a cui i genitori dovrebbero contribuire. Vediamo allora di capire insieme che significato psicologico possono avere quegli anni per voi che li andate riscoprendo, provocando così il ritorno sulle scene di star come i Bee Gees, gli Who,  e tanti altri. Innanzitutto quella stagione, decisiva nella storia dei vostri genitori, fa quindi parte della vostra storia, e   della vostra identità. Da Elvis che io ascoltavo ragazzo, ai Ten Years After (“after”  Presley), che cantarono a Woodstock, a Eminem, alle band più dure di oggi c’è una continuità: è la musica degli ultimi cinquant’anni. Che, come sempre fa la musica, esprime la ricerca emotiva del proprio tempo. Di che ricerca si tratta dunque, e di cosa parla? Delle due tendenze principali, che sfidano ogni giovinezza, specie nell’ultimo mezzo secolo. Da una parte l’affermazione di vita, di vitalità, di desiderio e d’amore. Dall’altra la tentazione di annullarsi, di distruggersi. (Meno importante è la tentazione dell’evasione pacifica, proposta, come diceva Goffredo Fofi, “dalla zuccherosa befana” Joan Baez). Non c’è dubbio che l’affermazione  di vita, di istintualità, di comunione, manifestata nella musica degli anni 70 è stata particolarmente forte e suggestiva, unendo per la prima volta sui temi forti dell’amore, della vita e della morte, grandi masse giovanili, e mettendole a contatto con le forze dei boschi, o del mare, in una comunione  fino ad allora inedita. Lì c’era una ricerca vitale, e religiosa (Alice’s restaurant si svolge in una Chiesa), poi smarrita nell’ideologia. Che sia quello il filo,di speranza, che oggi ricercate?

Claudio Risé

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