Perché mi vuole diversa?

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 11/06/05. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

"Fino a 9 mesi fa ero sicura. Poi ho conosciuto Marcello, ed eccoci innamorati. Ho  fianchi e seno... lui mi apprezza.. poi guarda le piatte. Amo i colori, lui gradisce, ma approva le nerovestite. Amo la musica afro,  lui   mi regala la classica. Ho una casa piena di libri, ma lui mi propone quelli che   ha letto lui. Ora sono insicura ...Perchè si è innamorato di quella che sono, e poi mi vuole far diventare diversa?"

 

Matilde

Cara amica, ogni storia d’amore, ed anche la sua, si gioca tra i due poli opposti del fascino della diversità, e il desiderio di somiglianza e di comunione. E’ in quanto diverso, “altro”, sessualmente, psicologicamente, nei gusti e nello stile di vita, che l’altro ci “prende”, cattura il nostro immaginario ed il nostro erotismo. Perché, nella sua diversità, rappresenta ed esprime aspetti della nostra personalità nascosti, o rimossi, comunque non vissuti pienamente, che quindi ci attirano del nostro stesso profondo, in cui li abbiamo cacciati, o lasciati. D’altra parte, il crescere dell’intimità, e dell’affetto, ci spinge a desiderare l’altro vicino a noi, e quindi anche un po’ simile, anche per potergli comunicare come noi siamo. Queste esigenze simultanee, ma anche molto diverse tra loro, creano una situazione di costante tensione nella coppia, soprattutto se nata da poco. Una tensione che può essere creativa, e farla crescere, o distruttiva, e portare la coppia verso la sua fine.  Molto dipende dall’autentica  sicurezza di ognuno dei due, e dal rispetto di entrambi verso la personalità dell’altro. Nella situazione che lei descrive, mi sembra che forse entrambi questi aspetti siano un po’ carenti. Colpisce che lei si stupisca, e un po’ si offenda, se lui le regala i libri che ha letto e amato. È un modo abbastanza naturale, ed anche profondo, di presentare sé stesso, ed i propri gusti, che sono legittimi, quanto i suoi. Così come le sue proteste perché lui guarda anche le piatte, o le “nerovestite”, mi sembra tradisca un’ansia di “sbagliare qualcosa” che forse è già in lei, e non si acquieta con le rassicurazioni che vengono dal suo compagno, che dice di apprezzare ed amare il suo modo di essere e di vestirsi. Da qui la sua richiesta di sguardo “a fuoco fisso”, centrato su di sé, che accompagna spesso l’insicurezza. E’ anche probabile, come lei riferisce nella lettera, che il suo compagno proponga i propri contenuti diversi dai suoi proprio per “quell'amore che lui dice di provare in modo fortissimo” tanto che , lei scrive: ”in certi momenti sento in lui una  tale intensità e trasporto che mi sembra d'essere fagocitata”. Qui è  il bisogno di vicinanza dell’altro che si manifesta, ma dovrebbe essere temperato dal rispetto e dall’attesa, che invece tendono ad essere travolti nell’innamorato insicuro. E dunque impaziente. Avvicinarsi all’altro, consentirgli di presentarci intimamente i suoi gusti e contenuti, non distrugge la nostra personalità. Ed è un passaggio necessario in ogni amore adulto, non centrato sul nostro ego.

         Claudio Risé

   

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