Mariti in città        

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 21/07/07. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

   

"Mia moglie è partita in vacanza con i bambini. Io, 38 anni, pregustavo le serate estive in città con gli amici ridiventati scapoli, anche se già l’anno scorso erano meno. Quest’anno siamo rimasti quattro gatti, gli altri rimangono in casa, vanno persino a pranzo dagli suoceri, ma non sono più in giro. Niente serate “fuori porta”, niente osterie in campagna, o pizzate in città. Si abbrutiscono e fan tardi in ufficio, poi il venerdì volano al mare, dalla famiglia. Siamo noi quattro infantili, o loro troppo vecchi?"

Lettera firmata

Caro amico, non credo si tratti di infantilismo, piuttosto di rischiare di scivolare fuori dal proprio tempo. Le “zingarate” tra maschi rimasti in città, infatti, stanno diventando un rito in estinzione. Ancora pochi anni fa, gli uomini davano l’impressione di una molla premuta a lungo che si libera  dopo la fine delle scuole e la partenza delle mogli. Dai bowling alle balere, dagli incontri di boxe alla pelota, i gruppi degli amici ritrovati si scatenavano nei posti della loro adolescenza, non amati dalle moglie e quindi disertati nei mesi invernali. Era, soprattutto, un modo di ricreare una comunicazione tra maschi, un condividere emozioni e divertimenti, entusiasmi ed allegrie. Un mondo maschile che in poche settimane si ricostituiva, uguale a sé stesso, restituendo ai suoi partecipanti il piacere di un’identità condivisa, quella appunto del divertimento maschile, mai completamente condivisibile con le donne. Ciò accade sempre meno per diverse ragioni, oltre all’aumento delle ore lavorate, che  toglie energie per il tempo libero. Da una parte le donne sono diventate meno schizzinose, molte di loro anzi si divertono nei “postacci” da maschi, meno ansiosi quindi di tornarci con gli amici, a moglie lontana. Dall’altra quel tipo di virilità selvatica e poco dedita all’immagine, che si celebrava in questi riti estivi, si è molto ristretta. La moda, i media con le loro tipologie maschili continuamente imposte a colpi di profumi, cosmetici, e sigle, assedia l’uomo anche quando è rimasto solo in città, detta i suoi movimenti, fissa sempre più precisamente ciò che è in e out, mentre nelle zingarate maschili l’anguriera valeva come, e di più, dell’irruzione al bar dell’albergo a cinque stelle.  Il rischio, certo, è quello di perdere fantasia, di seguire le tendenze senza più crearle. E quindi di scivolare nella depressione come i suoi amici che passano dalla scrivania abbandonata  tardi alla televisione di casa, dove si addormentano sfiniti. Anche la zingarata tenuta in vita ad ogni costo, però, ha i suoi rischi. Il principale dei quali è probabilmente quello di ignorare (magari con qualche sbornia di troppo), quelle “tecnologie del benessere” di cui è esperto il nuovo tipo di maschio metropolitano. Meno eccitato, tra l’altro, dalla partenza estiva della moglie, anche perché spesso è single, o con moglie più ostinatamente metropolitana di lui. Vitalità e fantasia è, sempre, stare nel proprio tempo, senza ripetere quello dell’adolescenza. C’è sempre da imparare: anche a divertirsi.

Claudio Risé

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