Mammismo nocivo

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 06/11/04. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

Vivono ancora in casa, accuditi e coccolati. Sono i maturi adolescenti che si crogiolano nel ruolo dei figli. Spaventando le donne di cui si innamorano.

"Voglio sposarmi, ma loro, le donne di cui mi innamoro, dopo un inizio brillante, esitano al matrimonio. E poi mi lasciano. Ho ventinove anni, una buona autostima, un lavoro stabile. Sono considerato un bel ragazzo, simpatico, capace di ascolto, e sono consapevole dei miei limiti. Il legame con mia madre è  improntato ad un  "medio" mammismo. Lei  é molto affettuosa e fa di  tutto per non farmi mancare nulla (dal cibo alle più svariate esigenze). Penso che  sia una madre  esemplare. Con mio padre, ho  un rapporto più  distaccato. Il suo ruolo di padre è stato incentrato ad assicurare il "pane", e quindi deficitario di rapporto al  "non  di solo pane vive l'uomo". Perché non riesco a mettere su famiglia,?. Mi sento   in grado di avere, da uomo maturo, un serio rapporto affettivo di  coppia, ma  sono regolarmente  "trombato". Perché ?"

Lettera firmata

 

Caro amico, può  darsi, naturalmente, che non abbia ancora incontrato l'anima gemella. Tuttavia, lo svolgimento dei suoi rapporti amorosi (inizio felice, crescente esitazione della donna, abbandono finale), mi fa anche considerare un'altra ipotesi, avvalorata da altri elementi cui lei accenna nella sua lettera. Ho l'impressione che le donne di cui lei si innamora, e che si innamorano di lei, scoprano poi nel corso della relazione qualcosa che appare loro incompatibile con un matrimonio felice. E credo che questa incompatibilità risieda in quello che lei chiama con indulgenza "un medio mammismo". Vede, caro amico, il mammismo, cioè la dipendenza dalla madre, non ha mai fatto bene ai matrimoni, né per l'uomo, né per la donna. Si figuri che, nel mito greco, a Psiche, perché Eros la prenda in sposa, la madre e le sorelle le devono fare il funerale, metterla proprio in una bara: solo lì Eros verrà a prenderla.  Dal punto di vista simbolico, e psicologico, ciò significa che occorre morire come figli dipendenti dalla madre per essere in grado di "metter su famiglia e avere dei bei pargoli", come lei desidera. La nuova famiglia  richiede la rottura di ogni dipendenza dalla famiglia di origine, con la quale è giusto conservare rapporti affettivi , non di bisogno. Ora,  a me sembra che la sua affettuosa madre, che "fa di  tutto per non farmi mancare nulla (dal cibo alle più svariate esigenze", faccia qualcosa che non dovrebbe più fare da molto tempo, giacché un uomo di ventinove anni le proprie esigenze deve abituarsi ad appagarle per conto suo. Naturalmente questo è difficile quando, come spesso in Italia, si continua a vivere con i genitori: ma questa prolungata coabitazione coi genitori, infatti, fa malissimo allo sviluppo della capacità di relazionarsi con l'altro sesso. Del resto questa disponibilità materna ha sempre un suo prezzo. Anche nel suo caso. Lei racconta infatti, nella sua lettera, che sua madre: "è apprensiva, ha una  certa tendenza ad essere invasiva in diverse situazioni della mia vita". L'invadenza materna è il prezzo che il figlio paga alla "disponibilità" della madre ad assolvere i suoi bisogni. Lei, però, dice di quest'invadenza: "mi sembra legittima" (magari avessi ascoltato molti suoi consigli)". Consideri però che qualunque giovane donna vitale, non è affatto disponibile a dividere il suo rapporto col futuro marito con una suocera sempre pronta a dire la sua. Suo padre, che si occupava solo del pane, non ha avuto il tempo, o la voglia, di insegnarle la libertà da sua madre, che è questione non di pane, ma di vita. Indispensabile per guadagnare, dopo l'innamoramento, anche la durevole stima di una donna.

Claudio Risé

   

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