Dove è finita l'infanzia?        

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 06/10/07. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

"Io e mia moglie siamo spaventati per il fenomeno, di cui abbiamo letto e sentito alla TV, dell’abbassamento dell’adolescenza e della scomparsa dell’infanzia. Nostra figlia di undici anni e il figlio di dieci ci mettono in grave imbarazzo perché sanno del sesso anche aspetti a noi sconosciuti, ci zittiscono citando a riprova delle loro teorie comportamenti di star e vip. Come fronteggiare gli attacchi di questi ex bambini, che dispongono di una sapienza a noi ignota?"

Giovanni, Lodi

Caro amico, non si lasci  impressionare e non creda a tutto ciò che si dice in psicologese. L’infanzia non è affatto sparita, anche se è  sotto forte attacco, almeno quanto la genitorialità, da parte di un modello culturale che preferisce gli individui (non più bambini, adulti, maschi, femmine), forse perché il soggetto isolato dalla sua cultura di gruppo è più facilmente manipolabile. Comunque suo figlio è un bambino, e sua figlia una preadolescente, ed i loro bisogni nei vostri confronti sono appunto quelli del difficile passaggio tra infanzia ed adolescenza. Il più forte è quello di sentirsi amati, anche e nonostante il forte cambiamento che avvertono in sé, ed accompagnati a viverlo da genitori che manifestino tranquilla fiducia nei figli, ed anche in sé stessi.  E’ decisivo, in questo, che i genitori siano riferimenti affidabili, che conoscono il valore della loro proposta educativa, e di vita. Per questo, occorre che vi confrontiate seriamente con le proposte/provocazioni a cui i vostri figli vi sottomettono, per vedere  se ciò che chiedete loro (come mi scrive nella sua lettera: andare a scuola con sufficiente profitto, avere una vita ordinata e soddisfacente), ha davvero un valore rispetto al modello caotico/grandioso proposto dal tipo di informazione spettacolare e ludica, a loro destinata e sulla quale si formano le loro prime opinioni. Per questo occorre seguire un po’ i loro giornali, i loro programmi, navigare anche tra i loro siti preferiti e blog. Vi accorgerete così che,  a parte una serie di aneddoti trasgressivi sullo star system, i vostri bambini in uscita dall’infanzia non dispongono di nessun vero sapere a voi sconosciuto, e con le loro provocazioni vi chiedono di mostrare loro la vostra conoscenza della vita reale, contrapposta a quella in parte virtuale dei divi. Che anche voi dovete conoscere per aiutare i ragazzi a distinguere gli aspetti positivi (di creatività, ottimismo, invenzione), nei quali potranno trovare alimento per la loro stessa crescita, da quelli autodistruttivi, oppure falsi, costruiti artificialmente per aumentarne l’interesse e la popolarità. A questa fiera scintillante e divertente nell’immediato, ma alla lunga depressiva perché vuota (moderna versione del paese dei balocchi), occorre che voi  contrapponiate, affettuosamente, un vero sapere sulla vita. Vale a dire come conservarla e non metterla a rischio, come svilupparla, come renderla ricca e affettivamente felice. Riconoscere come si fa, e trasmetterlo: questo chiedono, provocandovi, i vostri quasi ex bambini.

Claudio Risé

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