Figli e piercing

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 19/07/03. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

 

Al successo scolastico segue la richiesta di farsi un piercing. Una voglia di trasgressione che ribadisce l'eccentricità dell'adolescenza. E sulla quale i genitori dovrebbero "patteggiare". 

«Mio figlio di quindici anni, dopo avermi molto preoccupato per la scuola (non studiava, e rischiava di essere bocciato per la seconda volta), si è fortemente impegnato, ed ha passato addirittura un biennio. Naturalmente l’ho molto lodato. Lui, allora, mi ha annunciato la sua intenzione di farsi un piercing. Ci sono rimasto malissimo, anche perché pensavo che avesse messo la testa a posto. Gli ho detto che era pericoloso oltre che brutto, e che ero contrario. Mia moglie, che è piuttosto indifferente a quello che lui fa, non aveva invece fatto obiezioni; mi sono trovato dunque solo a sostenere questo divieto. Adesso lui mi tiene il muso, ma soprattutto sostiene che lui il suo dovere l’ha fatto, e che io non dovrei intervenire in una scelta estetica, che del resto è considerata del tutto normale fra i suoi compagni, tipi normalissimi sui quali insegnanti e genitori non hanno nulla da ridire. Minaccia anche di fare davvero cose che non vanno, visto che anche oggi, in cui lui si comporta benissimo, io mi oppongo alle sue scelte più personali ed innocue. Mi pare che non si renda per niente conto che mettersi un anello al naso o in qualsiasi altro posto non è una cosa come un’altra, e che un genitore responsabile non può non essere preoccupato. D’altra parte, non vorrei perdere con lui il buon accordo faticosamente trovato sullo studio».

Un padre nei guai

Caro amico, coi figli, come del resto con le parti più promettenti, e indisciplinate della nostra personalità, occorre fare continui patti. Essere estremamente fermi nel richiedere loro i comportamenti che riteniamo più decisivi per il loro futuro, e patteggiare appunto su quelle meno importanti. Lei ha fatto esattamente ciò che doveva quando, come mi racconta nel resto della sua lettera, s’è fortemente impegnato, anche personalmente, per seguire il figlio nello studio, e trasmettergli l’importanza di questo sforzo. Grazie al suo impegno nel seguirlo, ed alla sua costante presenza nei colloqui con gli insegnanti, controllo dei compiti, e così via, il figlio potuto recuperare e fare un balzo avanti. Questo successo importante non può però essere risolto semplicemente con un “sei stato bravo”. Se, infatti, le cose sono andate così, è perché, anche grazie al suo esempio di dedizione ed alla sua attenzione responsabile, il ragazzo è maturato. Ogni maturazione però porta con sé nuove sfide: il ragazzo si mette alla prova con aspetti e comportamenti “di confine”, in cui la sua maturità è messa nuovamente alla prova da aspetti anche trasgressivi, e più o meno socialmente riprovati. Col piercing suo figlio vuole dimostrare di non essere passato nel campo dei “regolari al 100%”, di essere sì bravo a scuola ma di mantenere saldi legami anche con l’eccentricità dell’adolescenza, che è anche un aspetto della sua ricchezza Suo figlio ha adottato un comportamento sensato e produttivo, facendosi promuovere, e vuole bilanciarlo con un comportamento che evoca (senza necessariamente praticarla) una certa dose d’insensatezza e autodistruttività, come il piercing. Fa parte appunto di quei patti con la trasgressività, su cui è fondato ogni buon equilibrio psicologico dove le “valvole di sfogo” servono appunto ad evitare che qualcosa improvvisamente scoppi.  Anche sul piercing però, mi sembra giusto avviare una trattativa: sia per affermare la sua autorità, alla quale comunque il figlio minorenne è affidato e sottoposto, sia per evitare che prevalgano, appunto aspetti distruttivi. Andranno quindi vietate tutte le ubicazioni e le forme di piercing che sono state riconosciute pericolose per possibili infezioni e lesioni, consultando in proposito, e seguendo, le indicazioni del medico. Questo servirà anche al ragazzo per prendere coscienza di muoversi in un contesto complesso, di cui deve tener conto, e che ogni prova superata (come quelle scolastiche), aumenta sì il nostro potere contrattuale, ma non per questo ci rende onnipotenti.

Claudio Risé

   

Torna all'Archivio Psiche Lui Anno 2003

Vai al sito www.claudio-rise.it