Un'estate senza figli

Dalla rubrica  info/psiche lui, Io Donna, allegato al Corriere della Sera, 5/07/03. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

 

Mandarli in vacanza da soli per godersi la dimensione di coppia è giusto o è un atteggiamento egoistico? Ecco un'altra occasione per riflettere su come si interpreta il ruolo di genitori. 

«Anche quest’anno per i figli, un maschio di quindici anni e una femmina di tredici, abbiamo organizzato un’estate intensa, e interessante. Sono entrambi molto sportivi e curiosi, forse anche perché li abbiamo stimolati fin da piccoli ad esserlo. E quindi abbiamo ci saranno “camp” di calcio per lui, di tennis per lei, di lingue per entrambi, mare e montagna sempre in situazioni di gruppo, dove ritroveranno gli amici dell’anno scorso. Loro sembrano molto contenti, ma i nonni non lo sono per niente. In particolare sono arrabbiati con mia moglie, che accusano di scarso senso materno. Il loro argomento preferito è che, sia io che lei, “non sappiamo goderci i figli”, e li allontaniamo per farci i fatti nostri. E’ vero che dopo un’inverno super familiare e genitoriale, io e mia moglie siamo ben contenti che queste vacanze organizzate e fortemente socializzate dei figli ci permettano finalmente di stare un po’ insieme, e di regalarci momenti da amanti; ma questo mi sembra positivo per tutta la famiglia. Quanto al “godersi” i figli, i nostri genitori ci hanno “goduti” fin troppo, con il loro affetto appiccicoso, curandosi pochissimo di cosa invece poteva far piacere a noi».

Carlo, Torino

Caro amico, non credo che ci sia niente di male a “godersi” i figli, a provare cioè piacere dalla loro presenza e dal loro crescere. Penso però che sia decisivo fare molta attenzione a come ciò accada. Cos’è che suscita il nostro piacere? Se è la loro felicità, la loro crescita, la ricchezza e qualità delle loro esperienze, nel loro interesse, va benissimo. Diverso è se siamo contenti perché riempiono nostri vuoti, gratificano il nostro amor proprio di genitori dhe “hanno” (cioè in un certo senso possiedono) figli belli e intelligenti.  Dai ricordi che avete sia lei che sua moglie sembrerebbe che i suoi genitori e suoceri intendano il “godersi” i figli in questo modo. Se è davvero andata così, non tutto il male è però venuto solo per nuocere. E’ servito, infatti, a far sì che lei e sua moglie viviate la vostra genitorialità, ed anche il vostro rapporto di coppia, in un modo molto diverso, consapevole che la relazione dei figli va vissuta nel loro interesse, come un dono continuo, e non come strumento di appagamento dei genitori. Questa cura per la felicità dei figli ha però anche  risvegliato un’altra attenzione, indispensabile per non diventare genitori possessivi, che espropriano i figli della loro vita per annetterli alla propria, deficitaria.  Si tratta appunto dell’investimento, continuo ed amoroso, nella vostra vita di coppia. E’ bellissimo, ed è naturalmente  un grande insegnamento anche per i vostri figli, che voi coltiviate degli spazi di amore, e di passione per voi, consapevoli che, così facendo, mettete energia amorosa a disposizione anche per loro, e per la loro futura capacità di costruire delle famiglie felici. E’, infatti, dall’inaridimento della coppia, dallo spegnersi della passione per l’altro/a, che nasce il tentativo, più vampiresco che realmente amoroso, di alimentarsi con le energie e gli entusiasmi dei figli che crescono. L’esempio di una coppia genitoriale amorosa e appassionata è il miglior antidoto a questo rischio. Anche queste vacanze supersocializzate ed autonome dei figli hanno però, come ogni cosa, una loro Ombra, di cui occorre essere ben consapevoli per non caderci dentro. Si tratta del rischio di un’eccessivo allontanamento dalle esperienze dei figli. Non conta quanti giorni passerete con loro, se avete fatto in modo che, negli altri giorni, realizzino i loro interessi e le loro passioni. E’ però decisivo che, tra un camp e l’altro, quando passano da casa, trovino tutta la vostra attenzione e il vostro affetto. Anche se loro, magari, passeranno le giornate a rimpiangere gli amici che hanno appena lasciato. Alla genitorialità “ristretta” dall’attenzione allo sviluppo personale dei figli tocca, infatti, una presenza tanto più intensa, quanto meno è estesa nel tempo.

 Claudio Risé

   

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