Un adolescente attardato       

Dalla rubrica  "Psiche lui" di Claudio Risé, in Io Donna, allegato al "Corriere della Sera", 30/09/06. E’ possibile scrivere a Claudio Risé, rubrica Psiche lui, Io donna, RCS Periodici, via Rizzoli 4, 20132, Milano; oppure collegandosi al sito www.claudio-rise.it  

   

"Ho cinquanta anni e mi comporto come mio figlio di 25 (che infatti mi guarda male). Sono vanitoso, poco affidabile, guardo le ragazze giovani, sono piuttosto egoista, reggo male gli impegni e la disciplina, e questo ha prezzi elevati  specie sul lavoro. In questa pagina, e nei suoi libri, lei non apprezza questi comportamenti, giudicandoli “infantili”. Ma come si può, a 50 anni, diventare un maschio “adulto”?"

Lettera firmata

Caro amico, occorre desiderarlo, per diventare un maschio adulto. La sua lettera è ambigua. Da una parte mi presenta una serie di guai,   legati al mantenere un atteggiamento, ed una psicologia, adolescenziale. Dall’altra, però, nella sua ironia c’è anche una buona dose di autocompiacimento. E di compatimento per la “serietà” di suo padre, al quale, mi dice, non vorrebbe affatto assomigliare (e a quanto pare ci riesce benissimo). Tra questi due atteggiamenti: consapevolezza che l’”eterno adolescente” non funziona, è   ridicolo, e compiacimento narcisistico, cosa prevale? Se prevale la complicità con la parte infantile, è inutile porci la domanda: non diventeremo psicologicamente adulti, perché non ne abbiamo nessuna voglia. Malgrado la percezione che “qualcosa non funziona” (che c’è, altrimenti non avrebbe scritto questa lettera), prevale ancora l’attaccamento all’attardato adolescente dentro di noi. Occorre forse rimandare il problema a più tardi, quando le cose che non funzionano nella nostra vita saranno aumentate, e ci sarà più difficile indossare una maschera che si allontana ogni giorno di più dal nostro corpo, e dalla nostra psiche. Se invece questo primo bilancio vedesse già prevalere gli aspetti di franca insoddisfazione, se insomma noi fossimo davvero stufi di recitare un ruolo che non corrisponde più né alla nostra carta d’identità né ai nostri esami clinici, beh allora le strategie per uscire dal pantano di un’adolescenza prolungata oltremisura non mancano. La prima è prestare davvero attenzione al nostro corpo: dargli retta, e fare quello che lui ci chiede. A 25 anni gli aperitivi delle happy hours non danno fastidi, dopo i  50 sì, e si sente. Le notti brave dell’adolescenza, nella maturità ci lasciano storditi, e sfiatati. I desideri dei sensi cambiano. L’audio della discoteca si fa insopportabile, il piano bar più gradito alle orecchie, ma ormai invoglia il sonno. Insomma, se ci diamo retta  ai desideri che il nostro corpo realmente manifesta, gli incontri col nostro adolescente interiore diventeranno rapidamente più rari,  e sempre più svogliati. Il fatto è che è la natura che ci chiede di cambiare, prima ancora che i princìpi, o le scuole psicologiche. Naturalmente poi, ce lo chiede anche la società. Se, oltre al nostro corpo, diamo retta anche alla nostra vita relazionale, ne ricaveremo altre potenti spinte per “diventare adulti”. Ce lo chiede, innanzitutto, il mondo dei giovani, quello dei figli, come il suo, che hanno bisogno di padri il più possibili stabili e forti, e non di competitors, frivoli e inquieti. Ma ce lo chiedono anche le donne, amici, coetanei, capi, e colleghi.  Meglio ascoltarli.

Claudio Risé

Torna all'Archivio Psiche Lui Anno 2006

Vai al sito www.claudio-rise.it