. : a l e x a n d e r . n o x : .
Dal mio cuore, dal profondo dell'anima, sensazioni, dolori intensi, gioie perverse...
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da: POESIE
IV - "Un anno prima, un anno dopo"

Ci sono parti del giorno in cui tutto sembra normale,
altre in cui capisci veramente cosa sei, cosa sia
l'uomo.
La mente si stringe in un vortice di confusione,
oppressa e sofferente, ed un dolore,
che parte dalla spina dorsale, cinge il cervello.
E non sei più cosciente di quello che accade intorno,
le gambe ti mancano, mentre cammini sbandi
e per questo non sai più cosa fare: allora chiedi …

C'è una parte di me che si ribella al mio io
personale,
che non riesce a capire e mi da noia; pensieri foschi
che non riesco a comprendere invadono e distruggono
la mente, costretta ad udire migliaia di voci
all'unisono.
È stupendo certe volte sapere che non sei solo,
che ci sono migliaia di altri io al tuo interno.
Ma altre fa male, nuoce, credi d'impazzire: non sono …
V - "Domani"

Qui sul freddo marmo, sdraiato
in religioso silenzio, coperto di vento
gelido che fuori e dentro,
nessuna lacrima su cui ragionare,
amore inesistente con cui volare
ora e per sempre nella valle oscura.

Come uno sciamano che danza,
prega per il suo popolo e viaggia lontano,
ora e per sempre parto con la mente
per giungere nell'infinito mondo dell'incerto,
futuro che nessuno conosce e sa, osare,
allucinazione dell'uomo e della sua bestialità.

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In un cimitero un uomo si getta sul freddo marmo di
una tomba, quella di una persona che ha amato e che
ora non c'è più. Nessuna parola mentre la fissità del
suo corpo è scossa da brividi per il vento che copioso
soffia dalla Siberia. Non piange, non si lamenta, ma
abbraccia il ricordo e rimpiange il passato, realizza
che il presente è fatto di morte e che di morte non si
può vivere. L'odio per l'aldilà si fa forte, e il
cuore si impietrisce: allo stesso modo degli sciamani
del nord-america, in una folle danza mentale l'uomo si
aliena dalla realtà per giungere nell'incerta
spiritualità del suo animo. Mille domande sull'ignoto,
quel futuro per cui l'uomo, attraverso le sue
allucinazioni, ha sempre cercato di controllare: unico
il risultato bestiale di un male prodotto e di un
ancora più incerto destino.
VIII - "La guerra"

Sangue, solo è quello che vedo,
rosso rubino sgorga dai corpi putridi
stesi per terra, sporchi e puzzolenti,
uomini che un tempo eran guerrieri.
Desolazione: uno stelo nudo, un albero
senza foglie, tutto è nero carbonizzato;
case distrutte, muri crollati,
sentore di un simbolo macabro
e il suo disgustoso presagio.
Questo tu sei, orrore della guerra.
IX - "Oltre il vuoto"

"Era notte fonda, tutto era silenzio,
L'assenso degli sguardi che genera
Uomini felici, superfici ricoperte di calce
E la natura mentre si ribella al mondo.

Un vuoto dentro che attanaglia, l'abisso
E mi perdevo tra ricordi, il mio passato,
Ciò che una volta ancora è stato
Cancellato, ciò che non sarà più.

Imploro il perdono, mi piego ai voleri
Di un cielo che non mi vuole ascoltare,
Sbagliare o cedere alla normalità d'incanto,
Intanto il buco interno si fa profondo,
Il mio pianto si riduce al nulla,
Emozione tornata nella culla."

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Tra le ombre di un solitario viale, un uomo camminava
cercando di mantenere quel rispetto verso gli altri,
il silenzio. Avanzava unico e pensoso, mentre il cielo
greve iniziava a liberare la sua forza e i suoi
sospiri. Al suo passaggio notava delle carte
svolazzare, il suo piccolo mondo interno in statico
delirio ne veniva scosso e si risvegliava. Quanti
lugubri pensieri, quanto amore perso nel cuore morto
di questo animo putrido. I palazzi, enormi draghi di
terra, si ergevano alti come simbolo di una società di
uomini felici, che di giorno lavorano, compiono il
loro dovere, costantemente, e di notte, come guerrieri
al fine della pugna, stanchi, hanno in premio il
riposo meritato.
L'uomo sentiva dentro di sé nascere e morire mille
impulsi, ma i continui rifiuti della sua condizione,
il frequente estraniarsi e ritenere gli altri
nient'altro che pura menzogna, aveva fatto di lui un
mostro di aliena inumanità. Alla ricerca nella sua
vita di un Dio sempre assente, aveva compiuto misfatti
vergognosi, e alla speranza del perdono e della
redenzione era seguita la certezza della bestemmia e
del dolore morale.
Aveva fatto così tanto male, che ormai quegli istinti
primordiali di violenza non uscivano più dal suo corpo
lindo, non si liberavano più dal suo spirito lurido.
Combattendo dentro di lui, titanici dinosauri, i mali
blasfemi non facevano che scavare e rodere il suo
interno, vermi intorno ad un cadavere.
E intanto in quello sguardo senza sentimenti, da quel
viso pallido, minuscole gocce scendevano lente, la
notte trascorreva inesorabile nel suo incedere, il
silenzio regnava sovrano e indisturbato tra la
disperazione e la follia del vuoto.
XI - "Amore in musica"

Suoni che entrano nella testa potenti
forti e percussivi invadono il corpo
una chitarra graffiante come una tigre
il suo assolo dettato dalle note dell'anima
corre velocemente verso il cielo.
La musica si fa più potente
la chitarra ravviva tutta la melodia
poi si riposa in una pausa
mentre il concerto continua
con il sorgere d'una voce paradisiaca,
e poi il nulla: questo è l'amore completo,
un sentimento che non conosce fine spirituale
ma solo quella materiale, la morte.
XII - "Venere"

Apriva gli occhi sul letto d'argento,
vedeva colori, musica e illusioni,
il metallo risplendeva nell'ombra
e la confusione si creava all'istante.
Scorge un volto e guarda lontano,
pensa al passato che ha abbandonato,
e alla vita che ora le appartiene,
a tutto quello che non gli è più mancato.
Piange dentro, piange di gioia,
piange per la felicità di non essere solo,
piange per colei che lo sta a guardare,
perché ha raggiunto una sua felicità.
Ora ride, ride di cuore,
non vede nient'altro che amore,
pur se una volta di fronte al baratro
ciò che voleva fu gettarvisi dentro.
Ecco che guarda, osserva, ammira
la bellezza di colei ch'è Bellezza,
scorge nei suoi occhi quella purezza
che l'ha rapito, l'ha fatto innamorare.
Ora si siede, parla, gioca
mentre lei rimane ad ascoltare
e seduti sulla spiaggia, in riva al mare,
lei lo abbraccia, gli sussurra all'orecchio.
Gli occhi si posano fissi a guardare
quello che d'immenso i loro cuori condividono,
ciò che nel futuro di forte avranno,
mentre i loro corpi si sfiorano teneramente.
XIII - "Lacrime"

Lacrime di un bambino che piange
la morte di suo padre

Lacrime di un uomo che piange
la fuga della moglie

Lacrime di un padre che piange
la malattia di sua figlia

Lacrime di un uomo che sta
per lasciare questo mondo
così pieno di lacrime.
XIV - "LSD"

"Mi sto allontanando da questo mondo umano
per volare in un momento molto lontano
verso un universo di pura illusione
o verso quello della semplice immaginazione
per sfuggire da questa vita che mi abbaglia
per sentirmi leggero come un filo di paglia
per disperdermi nelle luci e nei colori
per nascondermi dagli odierni orrori"

Questo appena si può ascoltare
da un ragazzo che sa ancora parlare
ma se il tempo non lo porterà via
son certo che lo farà la follia.
XV - "Luci"

Luci fredde su terra deserta,
mattino di un qualunque giorno,
nessuno all'aria aperta
ma nel tiepido forno,
ognuno aspetta la scoperta
per guardare, poi andare intorno.

Luci tiepide su terra brulla,
gente che corre, si tormenta
quando squillo in un tamburo rulla,
poi scappa, si cimenta
nell'arrivar, e come in culla
una bimba dolce si addormenta.

Mentre tutto accade in terra,
il pensiero che lontano vola
e quell'immagine nel cuor si serra,
quando con gli occhi vederla sola
mentre unica si autosotterra
e rinasce come una morbida viola.

Lei come lo zucchero, lei tenera
mi fa svegliare, vivere e morire,
perché il vero amore fa soffrire
come il proprio santo si venera.
XVIII - "Paesaggio"

Le nuvole del mare sulla sabbia,
alte e scure coprono il sole,
uccelli volare lontano.
Vista appannata e stanca mente,
disteso sulla spiaggia,
accanto una giovane sirena.
Pioggia lenta dal cielo,
sabbia in volo scalfisce
gli occhi, capelli bagnati.
Mani che fluttuano nell'amplesso,
brividi sul corpo e i suoi seni,
abbraccio che aumenta l'intensità.
Al cieco è tornata la vista,
il miracolo è compiuto
e svanisce nel silenzio.
XX - "Sensazioni forti"

Colori: rosso, viola, azzurro, bianco.
Nuvole degli stessi colori,
I colori nella stanza, piena di odori.
Odori: diversi, forti, dolci, acri.
Acri come i suoni: duri, metallici,
Profondi, scuri, cupi.
E il letto tetro su cui giaccio supino,
E il cielo, ormai è mattino, penetra in me.
La mente, stanca, ora riposa,
Il corpo, riposato, adesso vive.
Capisco di non essere me stesso.
XXIV - "Il senso"

Un suono lontano misto
a mille tristi colori,
un'ombra ch'io ho già visto
unita a volte a questi dolori,
poi guardo lei, sola,
le corro in contro
e po' la tocco, bacio viola;
per fin sentire dentro
perfetta unità d'emozioni:
ch'il sol mai sprigioni
per l'eternità quel che proviamo;
con ciò noi viviamo
in un mondo d'illusioni
oppure di paradisiache sensazioni.
XXV - "Ricordi"

Pensavo a te, piangevo
ricordando lontani momenti
e chiudevo gli occhi bagnati
sperando nuovamente.
Ora cerco di capire,
io, figlio della luna,
e vedo tutto chiaramente:
devo avere il tuo sangue.
XXVI - "I campi dei Nephilim"


I campi dei Nephilim
mi vogliono possedere
con una sublime forma di piacere,
angeli con demoni come figli,
angeli che amano godere,
angeli e profeti di Dio in terra.

Nessuno li cacciò,
spontaneamente vennero
e si accoppiarono
con donne, se pur belle, impure,
progenitrici di una stirpe di giganti,
malvagi demoni bramosi di sangue.

I campi dei Nephilim
dolci e verdi, ricchi d'amore,
di pace e di silenzio
o d'auliche atmosfere musicali,
spettacolo di molte luci,
paradiso in terra che noi,
uomini bruti, distruggiamo.

Empie creature, giacchè esistiamo,
roviniamo giorno dopo giorno
tutto quello che in migliaia d'anni
lentamente è stato creato:
così i Nephilim, angeli di Dio,
muoiono, scompaiono, vengono sopraffatti,
e sempre meno di loro rimangono,
profeti, a cantarci del creato.
XXVII - "Sofferenza"

Dopo tutto ciò che è successo,
il pianto di lacrime insanguinate
che calano sul volto, ferme sotto gli occhi,
l'anima distrutta dalla passione
che mi ha divorato lentamente,
il cuore trafitto dalla freccia
che Amore lanciò quella sera
conoscendo già qual sarebbe stato
il futuro ch'io non conosco,
e lei, che mi è nota da troppo poco tempo,
mi sembra come averla già amata
sin dall'inizio del mondo,
gli altri che hanno visto, taciuto e poi parlato,
infine si sono permessi e hanno giudicato:
mi sento solo in quest'oscurità
illuminata dall'evanescente luna
madre delle mie lunghe notti,
mentre il pensiero del domani
spinge il dardo sempre più in fondo
nel profondo, quel dardo
mi fa urlare e insieme piangere.
XXVIII - "Lacrime di pioggia"


Lacrime di pioggia
Come gocce d'acqua
In una grande pozza
Colano sul corpo
Da occhi senza vita
Non più d'uomo
Ma di morto.

Ricordare quei colori
E quelle strane forme
I mostri e le paure
Che rinacquero quel giorno
Quel lontano giorno
Che voleva dire addio
E ora una gran voglia
Di fare ciò che feci
Ma che non farò più.

Perché tornato alla vita
E il tenere a lei
Anche se non so
E forse mai saprò
Cosa in lei sono e sarò.
XXIX - "Orgasmo"

Un'esplosione improvvisa
D'ogni nostro senso
E i corpi uniti
In unità interiore
Mentre i nostri volti
In espressioni strane
E il nostro cuore
In un battito furtivo
Pianto di gioia
E il mio sorriso
Un abbraccio forte
E poi tutto il futuro
Di fronte a noi
XXX - "Oscurità"

Oscurità che penetra
nelle onde del mare
che s'infrangono sulla sabbia,
spiaggia deserta dalla gente
mentre ragazzi tentano
di cogliere il senso profondo
della natura solitaria,
stelle alte nel cielo
uniche a illuminare
la lontana riva scura
e il nostro cammino
senza alcuna luna.
diritti concessi per la pubblicazione da Alessandro Cifariello 30/08/2001
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