FARNETICAZIONE (METEM)PSICOTICA

PAOLO

Otto dicembre; giornata infame.
La cappa di umidità ha la stessa liquida spessezza del mercurio che nel termometro segnala l'urgenza dell'eskimo, ormai emblema di ruderi di appartenenze e di rampicanti ambizioni. Nell'uscire levo lo sguardo nostalgico alla torre coronata di lecci.
Stamane, però, non sono in strada per l'offerta alla noia del quotidiano obolo di esistenza.
Come ogni ventuno novembre della mia vita andrò in S. Martino. Nella sagrestia.
Ho un appuntamento con Ilaria. Con la sua immutabile, intangibile bellezza.
Passo svelto per giungere puntuale. Sosta per ciclamini e primizie di bucaneve. Alfine, la piazza.
La consuetudine non riesce ancora a offuscare l'emozione creata dal magico intreccio di marmi, forme e colori della facciata. Ma oggi l'opulenta incombenza della tessitura è spoglia di magnetismo. La genialità in filigrana non intralcia il presto ingresso.
Ultima traversata della navata, ed eccola nella sua finale dimora.
Putti celebranti il commiato. La facile fedeltà accucciata ai piedi. L'elegante mazzocco incorniciante il volto liscio, fissato da perlaceo calcare, fermato dall'abile tenerezza di Jacopo.
Fotogramma di bellezza.
Corpo modellato da velluto di pietra, morbido, avvolgente. Velato di impalpabile durezza.
Ho persino timore a sfiorare le tue mani, Ilaria del Carretto. Signora di Lucca.
Riverberano il dolore dell'abbandono, la brulla angoscia, la caliginosa malinconia.
Si insinua nella memoria, insostenibile intrusione, il cerimoniale dell'addio. L'algido rituale. La voragine aperta. Respiro ora l'urgenza di un'anodina fuga.
Prima di confondermi nel brulichìo delle altrui attenzioni, ti bacio sulle labbra gelide.
Come ti baciai quel remoto otto dicembre.
Giornata infame.

ILARIA

Sto.
Nell'algida forma, perpetuo l'attimo in replica, estrema sfida all'inclemenza di un divenire che s'arresta, costretto, per sortilegio del genio.
Ed io sto, immota teste del ricordo, immagine costante del fu.
Nessun riflesso perlaceo, nessun orpello di lusso, nessuna fuga levigata della preziosa pietra riempirà assenza di pensiero, anelito di anima, esigenza d'emozione.
Ma sto.
Sto, per significare che sono stata, che ci sono stata, che pur son passata nel mio presente, che fu quando il presente era futuro ed oscuro. Sto, perchè stetti nei pensieri di colui che mi pensò, e che volle celebrare la mia forma, la mia consistenza di donna, di mito, di sogno.
Scellerata seduzione! Hai reso ombra bidimensionale gli impulsi del cuore che colorano le gote, forgiando un vessillo immemore dello scintillio delle lacrime della gioia, del dolore, della rabbia, della passione. Celebrazione della bellezza nell'attimo, orba di storia. La mia storia.
Ed io non riconosco, no, lo sguardo ardente che percorre e accarezza i confini di questa mia ombra, tra cento altri sguardi. Passione fanatica e devota gli stravolge il tratto, ed è a me ignota la fonte di quel suo struggimento. Inutile concupiscenza d'ardore, d'un gesto, d'una speranza...immediata disillusione dell'ostinato desiderio di perpetuo, arreso e vinto dall'ineluttabile.
Perchè io sto, e resto, vacuo simulacro di un empito di vita che non c'è.
Comunque assente.