TERZO MILLENNIO Verso l'Antropocrazia

Uranio 238: "Istruzioni per l'abuso"

Di Monica Centofante

 

 

Mercoledì 15 dicembre 1999 abbiamo partecipato alla conferenza stampa organizzata dalla III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati e da Padre Jean - Marie Benjamen. L’incontro, che si è svolto presso la sala stampa di Montecitorio, era incentrato sul tema della contaminazione da uranio impoverito che ha investito, in particolar modo, l’Iraq e i Balcani a causa dei bombardamenti operati dalle forze di coalizione nel corso delle ultime guerre. Di fronte ad una decina di giornalisti e alle telecamere della Rai, la Commissione ha annunciato la sua intenzione di chiedere al governo l’istituzione di un comitato tecnico - scientifico che si adoperi nella ricerca di una soluzione al problema dell’U238 e la volontà di estendere la stessa proposta al Parlamento Europeo. La notizia è semplicemente straordinaria, poiché, per la prima volta, un organismo ufficiale si impegna a prendere in seria considerazione il problema dell’uranio esaurito. Il Pentagono stesso, per esempio, dopo forti pressioni, si è deciso a riconoscere l’esistenza della Sindrome del Golfo ma asserisce che non vi è alcuna connessione della stessa con l’UI. I canali di informazione (la quasi totalità) non si preoccupano minimamente di documentare i devastanti effetti delle centinaia di migliaia di proiettili all’U238 (si parla addirittura di 700 tonnellate di uranio impoverito) lanciati prima sull’Iraq e poi sul Kossovo. Eppure esistono documenti, spiega Padre Benjamen, quali il rapporto “Potential Radiation Exposure in Military Operation”, Protecting the Soldier Before, During and After, redatto dall’Istituto di Medicina della National Academy Press di Washington D.C. “che informa tutti gli stati maggiori di intensificare le esercitazioni dei militari circa le precauzioni da adottare in caso di rischio di contaminazione radioattiva in un futuro conflitto”. E mentre in Iraq sono migliaia i bambini affetti da gravi forme di infezioni, quelli nati malformati, quelli che manifestano sintomi simili all’AIDS, che soffrono di leucemia, anemia aplastica o neoplasie maligne, o quelli che muoiono a causa dell’embargo (tra i 5000 e i 6000 l’anno) il ministro della sanità iracheno, spiega Padre Benjamen, “ci ha detto: ‘ci bloccano da due anni diciassette macchinari per curare la leucemia e tramite la Commissione dell’ONU ci hanno fatto sapere che possiamo utilizzare questi macchinari solo a fini militari’… “Purtroppo l’Iraq non è sulle prime pagine dei giornali - sostiene con rammarico il direttore dell’UNICEF, presente in sala - non interessa più a nessuno e succedono queste cose… Io annuncio già da adesso che il comitato italiano dell’Unicef, il prossimo anno, insieme ad altre associazioni italiane, si mobiliterà in modo particolare sul problema dell’embargo in Iraq… Nel 1980 la mortalità infantile in Iraq era di 40 bambini ogni mille e adesso si è a 130 bambini ogni mille nati: il numero è più che raddoppiato. Muoiono, a causa dell’embargo, più di centomila bambini all’anno…”. “D’altronde - aggiunge l’ambasciatore iracheno in Italia - “il motivo reale di questo embargo non è la fine di questo regime ma distruggere la società irachena”. A tutti questi problemi si aggiunge quello del disastro ambientale, emerso in modo particolare dall’intervento di Jacopo Fo che accusa la società occidentale di commettere un genocidio nei confronti dell’Iraq e di rendere inabitabili per centinaia di migliaia di anni alcune zone del nostro pianeta. “Sui nostri cieli, nei nostri aeroporti, atterrano ogni giorno aerei che hanno a bordo fino a 500 kg. di uranio impoverito. Li usano come appesantimento per una ragione molto semplice: si tratta del grande affare del millennio. Mi spiego: piangevamo nel ‘69 dicendo che le centrali nucleari ci portavano i disastri delle scorie, che avremmo dovuto pagare per migliaia e migliaia di anni il costo dello smaltimento, della conservazione di queste scorie radioattive e già nel ‘69 si è iniziato a trovare sistemi per utilizzare queste scorie e cioè metterle sugli aerei, nelle chiglie delle navi, delle barche a vela da competizione, nei rotori degli elicotteri, nelle mazze da golf, in alcuni gioielli e bigiotterie, in alcuni coloranti”. Secondo quanto riportato in un articolo a firma dello stesso Jacopo Fo sembra inoltre che le scorie radioattive vengano utilizzate negli ospedali come paratie antiradiazioni e, in quantità minime, per curare determinate malattie tropicali. E’ bene inoltre specificare che l’uranio 238 è una sostanza che evapora nella misura del 5% all’anno e che nessuno può quantificare i danni che è in grado di provocare. L’associazione Stop all’uranio 238 ha infine scoperto che la metà dei governi occidentali non ha fornito alcun tipo di spiegazione alle forze dell’ordine che si troverebbero del tutto impreparate nel caso che in cui alcuni terroristi pensassero di utilizzare tale materiale radioattivo come arma di sterminio di massa. Il pericolo quindi è più vicino di quanto non si pensi e la campagna di disinformazione sempre più forte. Per questo chiediamo a tutti voi di farvi promotori della divulgazione di queste notizie e di ricordarvi sempre che, come disse George Orwell, “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”.

IRAQ

Contaminazione Radioattiva provocata dalle armi all’uranio impoverito utilizzate durante la guerra del Golfo (e successivi bombardamenti dal 1991 ad oggi).
Gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente

di Jean-Marie Benjamen

PRELIMINARI

1. Nel 1991, durante gli scontri della Guerra del Golfo, le forze della coalizione hanno riversato sull’Iraq oltre 95.000 tonnellate di bombe e proiettili di vario tipo. Con i bombardamenti del dicembre 1998 e quelli successivi, su tutto il territorio iracheno la quantità di esplosivi che hanno colpito il paese, dal 1991 ad oggi, è di oltre 135.000 tonnellate, tra cui più di 940.000 proiettili (all’Uranio impoverito), per un totale di circa 400 tonnellate di Uranio impoverito (UI).
2. Un rapporto (1) del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti precisa che: “L’armata ha utilizzato munizioni da 105 mm (M900) e da 120 mm (M828 e M828 A1) con penetranti all’uranio impoverito (UI) e l’aviazione ha lanciato dagli aerei A-10 munizioni “Armor Piercing Incendiary” (API) (Proiettili perforanti incendiari) da 30 mm all’uranio impoverito montati su cannoni GAU-8. I 148 A-10 dislocati in Arabia Saudita hanno effettuato 8.077 voli di guerra, armati con 1.100 proiettili “High Explosive Incendiary” (HEI) (Proiettili altamente esplosivi) o API per i GAU-8. (…). L’aviazione ha lanciato in totale 783.514 proiettili API (Depleted uranium) da 30 mm. 99 aerei Harrier AV-8B sono stati impiegati nel Golfo effettuando 3.342 voli di guerra”. Secondo il Quartier Generale del “Corpo dei Marines”, Dipartimento dell’aviazione, i Marines stessi avrebbero lanciato, durante la Guerra del Golfo, 64.436 proiettili del tipo PGU/20 (da 25mm all’UA) e gli aerei Harrier un uguale quantità di proiettili UI e HE. Ogni proiettile da 25 mm contiene 148 grammi (0.33 libbre) di Uranio impoverito (…). Le forze armate hanno quindi sparso un totale complessivo di circa 290 tonnellate di uranio impoverito (UI)”. Lo stesso rapporto precisa inoltre: “L’esercito ha utilizzato munizioni da 105 mm (M900) e da 120 mm (M828 e M828A1) con penetranti all’uranio impoverito (UI), nonché altre munizioni non UI (come anticarro esplosivi o “HEAT rounds”) nei carri Abrams e Challengers. Poiché le munizioni all’UI non sono utilizzate nelle esercitazioni di tiro, la Guerra del Golfo è stata la prima occasione per lanciarli dai carri. Dopo i primi successi, la notizia della loro efficacia si è diffusa, e questi proiettili sono ben presto diventati le munizioni più temibili (…)”.
3. I risultati delle ricerche effettuate dal Dod (Dipartimento di Stato alla Difesa degli Stati Uniti d’America) confermano che decine di milioni di grammi di UI si sono sprigionati dopo l’impatto dei proiettili. “L’ossidazione in superficie dei frammenti dei penetranti all’uranio impoverito”, precisa un rapporto dell’U.S. House of Representatives (2) “è un processo significativo poiché le forme ossidate di uranio sono più solubili a contatto con l’acqua e, quindi potenzialmente più disponibili per l’assunzione umana ed animale. A contatto con l’acqua, il metallo Uranio si corrode e diventa solubile, diventando potenzialmente trasportabile attraverso i corsi d’acqua di superficie e sotterranei. (…) I penetranti di corazzatura all’uranio impoverito sono costituiti da una lega di uranio e dallo 0,75% di titanio. L’impiego intensivo di tali penetranti nel corso di esperimenti ed operazioni hanno dimostrato che i residui sono soggetti a ossidazione atmosferica e/o alla corrosione dell’acqua (ruggine). L’uno o l’altro di questi processi può portare ad una contaminazione dell’ambiente, con la conseguenza di provocare danni irreversibili alla salute umana, soprattutto attraverso i corsi d’acqua. (…) Il trattamento dei soldati feriti, - continua il rapporto - nel corso di incidenti relativi all’UI non deve subire assolutamente ritardi poiché c’è il rischio di contaminazione. Le cure mediche sono prioritarie. Ecco un esempio di situazioni pericolose che giustificano una modificazione dei parametri di sicurezza (…)”.
L’insieme dei rapporti ufficiali degli USA e Gran Bretagna confermano la cifra di circa 450 tonnellate di UI lanciato sull’Iraq durante la guerra del Golfo. Altre fonti autorizzate, Ramsey Clark, Ass. Veterani, istituti di ricerche (LAKA), avanzano la cifra di 700 tonnellate.
4. Dopo gli esperimenti delle armi all’uranio durante la guerra del Golfo nel 1991, e le conseguenze della contaminazione dei militari inviati nel Golfo, i pianificatori del “Dipartimento della Difesa” (Dod), erano perfettamente consapevoli delle conseguenze sulla salute e sull’ambiente derivanti dall’impiego di munizioni all’uranio impoverito sul campo di battaglia molto prima che i primi proiettili venissero lanciati nel gennaio 1991.
Rapporti militari confidenziali risalenti al 1991 contengono chiari avvertimenti riguardanti la possibilità che un gran numero di soldati americani avrebbe potuto essere esposto a quantità pericolose di polvere di uranio impoverito durante e dopo i combattimenti. Altri documenti dell’esercito americano (3) sostengono che la polvere di uranio impoverito respirata o ingerita può dar luogo a seri problemi di salute a breve e lungo termine, compresi tumori, disturbi nefritici e nascite anormali. I rapporti delle commissioni militari americane precedenti alla Guerra del Golfo informano sulla necessità di proteggere i militari , uomini e donne, dall’esposizione alla contaminazione da uranio impoverito. Inoltre, i regolamenti in vigore alla vigilia dell’Operazione Tempesta del Deserto riconoscevano l’esigenza giuridica di fornire un controllo sanitario a tutti i militari, uomini e donne che fossero stati, o sospettati di essere stati esposti alla polvere o ai residui di uranio impoverito.
5. La Commissione di controllo del governo britannico afferma che se le particelle di polvere d’uranio, prodotte dai proiettili che incendiano gli obiettivi colpiti, sono inalate, esse emanano una dose di radioattività inaccettabile per l’organismo. Lo stesso Ministero della Difesa Britannico conferma di aver lanciato sull’Iraq 88 missili a componente di uranio impoverito, equivalenti a 40 tonnellate di UI (4).

INFORMAZIONI "FILTRATE" O DISINFORMAZIONE?

6. A seguito degli esperimenti effettuati durante la guerra del Golfo, dal 1996 i militari che devono intervenire in zone di conflitto con delle armi all’uranio impoverito, ricevono dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti una videocassetta che presenta loro le direttive, con precise istruzioni sui rischi di contaminazione e le precauzioni da adottare al riguardo. Un filmato, prodotto dall’US Army informa i militari statunitensi sull’alto rischio di contaminazione radioattiva e sviluppa in dieci punti le procedure da adottare per la misurazione della radioattività, l’evacuazione, la contaminazione, l’emergenza e l’assistenza dei militari contaminati. Niente è detto sul problema della contaminazione dell’ambiente e delle popolazioni locali.
7. Nonostante la realtà di una forte contaminazione del territorio iracheno e della sua popolazione, come anche dei militari che hanno combattuto in Iraq e Kuwait (le associazioni dei Veterani della Guerra del Golfo in America, Canada e Gran Bretagna, hanno censito oltre 200.000 Veterani della guerra del Golfo attualmente contaminati, con gravi patologie per la maggior parte incurabili, molti dei quali hanno procreato figli nati con gravi malformazioni), l’Amministrazione americana sviluppa una preoccupante campagna di disinformazione dell’opinione pubblica, minimizzando i gravissimi effetti della contaminazione radioattiva sulle persone e sull’ambiente, causati da queste armi. (Vedere rapporti delle Associazioni dei Veterani, i lavori dell’I.A.C. di Ramsey Clark e inchieste giornalistiche).
8. Un rapporto del “General Accounting Office” è fortemente critico sul modo in cui la Casa Bianca e il Pentagono hanno condotto le loro inchieste in materia (Uranio impoverito). Sotto la pressione di oltre 80.000 reduci, che esigono esami governativi, il rappresentante Christopher Shay dirige un sotto-comitato del “Government Reform and Oversight Committee”, che conduce una sua propria inchiesta sulle malattie provocate dalla Guerra del Golfo. Il Pentagono, mentre ammette, dopo anni di silenzio, che oltre 20.000 soldati americani sono stati esposti alle armi chimiche, ha sostenuto che soltanto un numero abbastanza limitato - circa 60 - sono stati esposti a livelli pericolosi di UI (dai rapporti delle Associazioni dei Veterani, in realtà sono oltre 200.000 i veterani attualmente colpiti dalla Sindrome del Golfo”).
8.1 “Non c’è da stupirsi”, scrive Bill Mesler, reporter che lavora per la “Investigative Fund of the Nation Institute” (USA), “che l’Amministrazione americana abbia fatto di tutto per celare la verità non soltanto all’Iraq e al mondo intero, ma soprattutto ai propri soldati: fa parte della catena di menzogne che hanno alimentato le dichiarazioni del governo americano e del Pentagono, su tutte le questioni riguardanti l’Iraq, dal 1991 ai giorni nostri, specialmente sulla questione dell’uranio impoverito”.
9. Gli esperti delle organizzazioni specializzate di oltre 15 paesi che lavorano da otto anni in Iraq, ribadiscono che le acque, l’aria la vegetazione e gli animali commestibili sono gravemente contaminati su tutto il territorio iracheno, particolarmente al sud (ricordando che la durata degli effetti dell’uranio impoverito va da un minimo di 500 milioni di anni ad un massimo di quattro miliardi e mezzo di anni). La ionizzazione dell’aria ha ormai raggiunto un livello allarmante. In alcuni villaggi del sud dell’Iraq (La Qadiyah e Al Muthana) si è registrato un incremento del 180% - 450% annuo dei casi di leucemia, cancro ed infezioni varie; centinaia di bambini nascono con gravi malformazioni. Si sono verificati numerosi casi anche a Baghdad e nel nord del paese.
10. Nei Balcani, migliaia di bombe contenenti uranio impoverito sono state sganciate durante i bombardamenti della NATO. Il 12 maggio 1999, un ufficiale dello Stato Maggiore della NATO dichiarava che “le armi all’uranio impoverito non inquinano più di un orologio, o un telefonino cellulare”. Le disastrose condizioni sanitarie delle persone e degli animali, dovute alla contaminazione dell’ambiente, che si stanno verificando particolarmente nel sud dell’Iraq, come anche i gravi sintomi manifestati da migliaia di Veterani della Guerra del Golfo, rivelano invece la tragedia di un’allarmante realtà e il presagio di quanto si potrà verificare prossimamente, sul piano sanitario, nel cuore dell’Europa. Lo stesso video rilasciato ai militari americani sottolinea l’incoerenza di tale dichiarazione. (Vedere il rapporto dell’UNEP/UNCHS Balkans Task Force (BTF), dell’ottobre del 1999, intitolato “The Potential effects on human health and the environment arising from the possible use of depleted uranium during the 1999 Kosovo conflict”, realizzati dagli esperti dell’Agenzia dell’ONU: Consultare anche il rapporto “Potential Radiation Exposure in Military Operation”, Protecting the Soldier Before, During and After, Institute of Medicine, National Academy Press, Washington D.C., Nov. 1999. Rapporto realizzato in collaborazione con i maggiori istituti e organismi di Stato degli USA). 

CONSEGUENZE DELL'INQUINAMENTO RADIOATTIVO SULLA POPOLAZIONE E SULL'AMBIENTE

11. Gli studi del prof. Siegwart-Horst Günther (5), e di altri istituti specializzati, confermano che su tutto il territorio iracheno (particolarmente al sud), migliaia di bambini sono colpiti da gravi forme di infezioni e deficienze immunitarie quale diretta conseguenza della contaminazione (Isopet d’uranio 238 e radio 226) delle acque e dell’ambiente. Questa tragica situazione non risparmia certo gli adulti. Inoltre, l’embargo che da più di otto anni colpisce il paese, impedisce qualsiasi tipo di assistenza sanitaria e tutte le iniziative utili alla decontaminazione.
12. Nei documenti pubblicati in Germania il Prof. Günther (6) precisa che “(*) Durante questi ultimi cinque anni ho potuto effettuare vaste ricerche in Iraq. I risultati provano che le munizioni all’uranio impoverito provocano nei bambini:
* un collasso del sistema immunitario con forti aumenti delle infezioni;
* un forte sviluppo di herpes e herpes zoster;
* sintomi simili a quelli dell’AIDS;
* un quadro clinico prima sconosciuto di disfunzione renale ed epatica;
* leucemia, anemia aplastica o neoplasie maligne;
* malformazioni di origine genetica riscontrate anche negli animali contaminati.
12.1 “Il risultato delle mie ricerche”, continua il Prof. Günther, “indica che c’è una certa somiglianza con quella che si definisce ora ‘sindrome della guerra del Golfo’, che coinvolge anche i militari americani e britannici e i loro bambini. Le malformazioni genetiche di bambini iracheni e americani si somigliano”.
13. Inoltre, le sostanze contaminanti s’infiltrano nel suolo. I carri armati iracheni colpiti da proiettili all’uranio impoverito sparati dai carri armati Abrams e Challenger o dagli aerei A-10, si stanno arrugginendo. Con le piogge, gli elementi radioattivi si infiltrano nella sabbia e nelle acque del sottosuolo. Questi possono scendere in profondità per raggiungere le radici delle piante e passare quindi dal suolo alla vegetazione. Ogni volta che le persone si nutrono di tale vegetazione o della carne di animali che hanno ingerito a loro volta queste piante, la contaminazione passa nel corpo umano e vi porta dosi di radiazioni intollerabili. La contaminazione può anche raggiungere le acque di superficie e la falda freatica. Ogni volta che le persone ne bevono, queste sostanze si fissano nel corpo e producono danni irreversibili.
14. Al terribile dramma della distruzione operata dai ripetuti bombardamenti e dalla contaminazione radioattiva si aggiunge l’embargo che da più di otto anni affligge una popolazione già stremata dalla fame, dalle malattie e dalla disperazione. I rapporti dell’UNICEF, della FAO, del PAM e dell’OMS confermano che a causa dell’embargo muoiono ogni mese in Iraq tra i 5000 e i 6000 bambini (vedere l’ultimo rapporto dell’UNICEF del 29 agosto 1999 “Iraq: Child and maternal mortality survey 1999, Preliminary Report”). Le centrali elettriche e gli impianti di depurazione, soprattutto nel sud del Paese, sono stati distrutti dai bombardamenti, privando la popolazione di acqua potabile ed elettricità in quelle zone dove la temperatura in estate supera i 50 gradi all’ombra (nel 1991 e nei bombardamenti di Dic. 1998). I trasporti sono praticamente inesistenti e solo il 30% delle derrate alimentari prodotte nel nord del Paese giunge a destinazione. Gli ospedali versano in condizioni catastrofiche e quando arriva un medicinale, il dramma dei medici è quello di dover decidere a chi somministrarlo, di fronte a centinaia di richieste. Colera e numerose epidemie si sviluppano in tutto il paese.

DIRITTI UMANI E CONVENZIONE DEI DIRITTI DEL BAMBINO

15. Nel loro rapporto del 3 ottobre 1997, la FAO (Fondo delle Nazioni Unite per l’Alimentazione) e il PAM (Programma Alimentare Mondiale) scrivevano che “l’imposizione delle sanzioni nell’agosto 1990 ha ridotto in maniera significativa gli introiti esteri iracheni che erano sufficienti fino ad allora per soddisfare i fabbisogni alimentari. Di conseguenza, la penuria alimentare e la malnutrizione sono diventate dure e permanenti da allora (*). Se da un canto la razione alimentare concessa dalla risoluzione ONU 986 (Oil for Food - petrolio in cambio di alimenti) fornisce una parte del fabbisogno di zuccheri e proteine, è invece insufficiente per quanto riguarda altre sostanze, specialmente le vitamine A e C, che sono a livello zero, il calcio, lo zinco, la riboflavina, la vitamina B6 il cui apporto è di circa il 40% del fabbisogno (*). La malnutrizione riguarda tutto il paese. Una denutrizione molto marcata si rileva negli ospedali pediatrici, il che rende un’idea di ciò che patisce tutta la popolazione (*). Le condizioni di vita della maggioranza della popolazione sono ormai divenute miserabili”.
15.1 La razione alimentare giornaliera pro capite autorizzata dalla risoluzione 986 è ben lungi dell’essere sufficiente anche per coloro che possono beneficiarne. La dose attuale di riso di 2,5 kg al mese per persona era solo di 1,27 kg nell’aprile 1997, di 1,25 kg in giugno, di 2 kg in luglio dello stesso anno e 1,5 kg nell’aprile 1998. Le lenticchie, il sale, lo zucchero (autorizzato soltanto nel gennaio 1999) e l’insieme dei prodotti alimentari di base subiscono fluttuazioni ancora più rilevanti.
15.1.1. A causa della mancanza di pezzi di ricambio, l’agricoltura è costretta ad usare mezzi precari per coltivare una terra difficilmente arabile a causa del clima ostile. Solamente tre milioni di ettari, su quasi sette milioni disponibili sono sfruttati con una resa molto scarsa: tra i 600 e 2.000 Kg per ettaro. Tra il 1995 e il 1997 le aree coltivate a cereali sono diminuite del 13%. Gli elicotteri sono costretti a terra per mancanza di pezzi di ricambio e quelli che potrebbero essere utilizzati, soprattutto nel nord del Paese, non possono volare a causa della “No fly zone”! Il sistema di distribuzione delle derrate alimentari è al collasso; camion, ferrovie e mezzi di trasporto in genere sono in rovina e il 30% dei 60.000 trattori iracheni non sono più in condizione di funzionare. Il 20-30% della produzione di frutta e legumi che riesce ad arrivare sui luoghi di distribuzione va presto perduta per mancanza di mezzi di conservazione. Di depositi e di frigoriferi ormai privi di pezzi di ricambio o a causa della mancanza di energia elettrica.
15.2 “In molte famiglie dell’Iraq”, afferma il Patriarca Cattolico di Babilonia, Raphaël I. Bidawid, “I genitori sono costretti a chiedere ai figli chi di loro voglia mangiare la mattina e chi la sera, perché non c’è cibo a sufficienza per alimentarli due volte al giorno”.
16. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, scriveva nel suo rapporto del febbraio 1998 che “870 milioni di dollari sono immediatamente necessari per intraprendere il ripristino e la manutenzione richieste dalle infrastrutture elettriche (generatori, trasmissione e distribuzione dell’elettricità)”. Dieci mesi più tardi, nel dicembre 1998, in risposta alla richiesta del Segretario Generale dell’ONU, le forze angloamericane bombardavano unilateralmente (fra numerosi altri obiettivi) due importanti centrali elettriche del sud dell’Iraq, aggiungendo così altra sofferenza e disperazione ad una popolazione che deve affrontare durante l’estate oltre 50 gradi all’ombra, nel deserto, con appena tre ore di elettricità al giorno.

NEGATO ANCHE IL DIRITTO ALLA CULTURA

17. Anche la situazione dell’istruzione e della cultura rispecchiano in pieno l’attuale condizione del Paese. Oltre ai bombardamenti massicci e ripetuti e all’isolamento provocato dall’embargo, causa di morte per fame e malattie di un intero popolo, le giovani generazioni irachene sono state private del loro patrimonio intellettuale e culturale. Nel paese che vanta 7.000 anni di cultura (culla della nostra civilizzazione e terra del Patriarca Abramo) la distruzione dell’apparato scolastico è altrettanto grave quanto la volontà di privare i bambini di pane e medicinali. Quale rapporto esiste tra l’impedire l’importazione di testi per l’insegnamento e la politica? Questo assoggettamento programmato limita l’evoluzione e lo sviluppo di un’intera società. Impedire ad un popolo di evolversi nel corpo, nell’intelligenza e nella cultura è una mostruosità.
17.1 Più di 10.000 scuole sono state distrutte e solo un terzo dei bambini in età scolare riceve un’istruzione normale. Molti bambini non vanno più a scuola perché costretti ad andare a mendicare, altri si lasciano trascinare nel vortice della delinquenza o della prostituzione. A Baghdad, dopo mezzanotte, si vedono numerosi bambini che puliscono le strade, un modo questo di riportare del denaro a casa; ma questi stessi bambini di giorno non vanno a scuola. Nelle città, lungo le strade, di giorno, si vedono bambini e adolescenti che vendono sigarette, altri che lucidano scarpe, altri ancora che passano tra le poche auto, proponendo pistacchi e giornali. Il numero dei bambini che non dormono più nelle loro case è molto elevato; migliaia di famiglie sono state disgregate e distrutte.
17.1.1 Dall’embargo, la delinquenza minorile è aumentata di cinque volte e la lacerazione psicologica che colpisce le giovani generazioni ha notevolmente ridotto la speranza di una vita futura normale. In una società che vede il suo avvenire ipotecato e che non ha più nulla da perdere, la rassegnazione e la disperazione hanno ferito l’anima di tutto il popolo.

RIDARE ALL'ONU IL SUO INCARICO DI RAPPRESENTANZA DELLA COMUNITà INTERNAZIONALE

18. Nonostante il principio universalmente riconosciuto del Diritto Internazionale, i solenni obblighi delle convenzioni ratificati dagli Stati membri dell’ONU, il riconoscimento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite quale unico mandatario della Comunità Internazionale, per la Serbia come per i bombardamenti unilaterali sull’Iraq del dicembre 1998, per il Tibet come per il Ruanda, per i curdi in Turchia come per la questione armena, per la Cecenia come per il conflitto Pakistan- India, tutto viene fatto al di fuori dell’ONU, con palese violazione della sua stessa Carta, ricorrendo sempre più di sovente alla forza distruttrice delle armi, mediante interventi unilaterali.
18.1 L’ONU ha programmato un embargo contro l’Iraq che ora non riesce a togliere a causa dell’opposizione di due Paesi: Stati Uniti d’America e Gran Bretagna, malgrado una richiesta della Comunità Internazionale di porre fine alle sofferenze di questo popolo. L’Organizzazione delle Nazioni Unite, già screditata dai bombardamenti unilaterali angloamericani, ha perso il suo ruolo di rappresentanza della Comunità internazionale a tutela del Diritto internazionale. L’UNESCO, che lavora per l’istruzione delle popolazioni in tutto il mondo, assiste impotente ai disastri provocati in Iraq dalle sanzioni. L’UNICEF assiste migliaia di bambini in Iraq, vittime dell’embargo proclamato dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite.
19. L’Amministrazione americana che bombarda l’Iraq da otto anni si ostina a ridurre tutto un popolo alla fame, alla malattia, alla contaminazione ed all’isolamento dal resto della Comunità internazionale, trincerandosi dietro interventi umanitari e rispetto dei diritti umani e delle risoluzioni dell’ONU. Tali bombardamenti invece, così come quelli sui Balcani, vengono effettuati senza alcun consenso dell’ONU, provocando migliaia di morti, distruggendo le infrastrutture di interi paesi, seminando la carestia, le epidemia, la contaminazione radioattiva e l’inquinamento dell’atmosfera, facendo crescere l’odio e la violenza, con l’effettivo rischio di un allargamento dei conflitti al resto del mondo.
20. Fra i numerosi e ripetuti appelli lanciati dal Santo Padre Giovanni Paolo II contro la guerra e i bombardamenti che “non risolvono nulla, ma peggiorano le cose”, nel suo discorso del 10 gennaio 1999 al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, Egli pronunciava queste parole: “(*) Non lontano da qui tutto un popolo è vittima di un isolamento che lo pone in condizioni di sopravvivenza aleatorie: alludo ai nostri fratelli iracheni, vittime di un embargo impietoso”.

Purtroppo, nel suo prossimo viaggio in Iraq, il Santo Padre non scoprirà soltanto le conseguenze di un embargo impietoso, ma quelle di nove anni di ininterrotti bombardamenti e della contaminazione radioattiva provocate dalle armi all’uranio impoverito, di un Occidente sempre pronto a parlare di democrazie, di diritti dell’uomo e di azione umanitarie.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

(1) Office of the Secretery Of Defence, Bernard Rostker, Special Assistant for Gulf War, Washington 4 novembre 1997.
(2) “U.S. House of Representatives, Committee on armed services, Office of the Director of Defence Research and Engineering (Rapporto sulle armi all’Uranio Impoverito).
(3) Disponibili presso: Center for Defence Information (Washington), Global Resource Action Center for Environment (New-York), Military Toxic Project (USA), The National Gulf War Resource Center (Washington), National Association of Radiation Survivors (Weaverville USA), National Association of Black Veteran (Milwaukee-USA), Probe International (Canada).
(4) Cf. il rapporto è pubblicato nella rivista medica Lancet, Londra 1999.
(5) Il Prof. Siegwart-Horst Günther, è presidente della Croce Gialla Internazionale (Vienna), una ONG specializzata nell’aiuto umanitario ai bambini. E’ specialista delle malattie infettive ed epidemiologiche ed è autore di vari studi e libri pubblicati in Germania. Ha effettuato in Iraq numerosi interventi per la cura dei bambini, colpiti dagli effetti della contaminazione radioattiva.
(6) Ahriman-Verlag, Friburgo 1998.

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La notizia ha fatto subito scalpore: il Boeing 747 coreano precipitato il 22 dicembre scorso nella regione dell’Essex, nelle immediate vicinanze dell’aeroporto di Stansted, conteneva 300 chili di uranio impoverito. Il professore di medicina chimica all’università di Sunderland, Malcom Hooper, ha dichiarato che “se al momento dell’incidente non sono state prese precauzioni, la gente potrebbe essere stata esposta a rischi che potrebbero risultare fatali”. La Boeing ha tentato di tranquillizzare l’opinione pubblica ma dalla compagnia giungono voci di conferma alla presenza dell’U238 sull’aereo: “Abbiamo cominciato a usare l’uranio impoverito nei primi anni ‘60. All’inizio degli anni ‘80 lo abbiamo rimpiazzato col tungsteno, per ragioni di costo e disponibilità. Il Boeing coreano fu costruito nel giugno del 1980, per cui avrebbe dovuto contenere circa 300 chilogrammi di uranio impoverito”.
Tale incidente ha precedenti storici tra i quali ricordiamo il disastro del Boeing 747 israeliano precipitato nel 1992 alla periferia di Amsterdam o l’Hercules C-130 inglese schiantatosi, l’11 giugno del ‘99, nei pressi del campo profughi di Kukes, in Albania. Il numero delle persone contaminate in seguito all’incidente del 1992 (l’aereo in questione trasportava anche sostanze utilizzate nella produzione del micidiale gas sarin) ammonterebbe a circa 800. E poi vengono a dirci che l’uranio impoverito non è più radioattivo di un orologio!
(da “Il Manifesto”, 9 gennaio 2000).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CI ABITUAMO FIN DA
BAMBINI ALL’URANIO 238
di Marco Saba*

Il male è pervasivo, l’uranio “impoverito” si fa strada anche nei videogiochi per bambini: Starcraft della Blizzard ne è un esempio. In questo videogioco per computer, se si sceglie la razza umana, a un certo punto è possibile sviluppare nell’Accademia la specialità “Uranio 238” per rinforzare i proiettili! Citiamo direttamente dal manuale del gioco in italiano, alla pagina 43: “Accademia - Il corpo dei Marine confederati è sempre alla ricerca di nuove tecnologie e di nuovo personale da addestrare. L’Accademia è la sede primaria di queste attività. Ricerca proiettili U-238: queste munizioni in uranio esaurito sono in grado di migliorare la portata di tiro dei fucili Gauss C-14 dei Marine”. E ancora a pag. 35: “Il fucile Gauss C-14 Impalatore spara piccoli ‘pungiglioni’ metallici di 8mm a velocità ipersonica; questi proiettili sono in grado di penetrare in qualsiasi tipo di armatura. Per risparmiare munizioni e minimizzare l’energia richiesta, il fucile utilizza un sistema elettronico che consente di sparare solo in brevi raffiche…”. Ma non è finita, a pag. 41: “Irradiazione - un’unità nemica presa come bersaglio di questo dispositivo, viene ‘immersa’ in un flusso altamente energetico di particelle radioattive, in grado di infliggere notevoli quantità di danni energetici (sic). Il campo radioattivo provocherà seri problemi anche a tutti coloro che si trovano entro una certa distanza dall’unità irradiata. Nel tempo, poi, la radioattività decresce, non prima però di aver inflitto notevoli danni alle forze nemiche”. E, aggiungiamo noi, ai bambini iracheni e dei Balcani, ai volontari e alle forze di pace, nonché a tutti i reduci della guerra del Golfo e simili. Per quanto riguarda il fatto che con il passare del tempo la radioattività decresce, è vero: basta aspettare qualche decina di miliardi di anni! Lasciamo ai nostri lettori di valutare la moralità di questi messaggi subliminali inviati ai nostri bambini.
* Osservatorio etico ambientale
(da “Il manifesto”, 9 gennaio 2000)

 

 

 

 

 

 

 

 

ULTIMISSIME SULL’URANIO
ALLARME: PARE CHE IN
ITALIA ALCUNI CIBI VENGANO IRRADIATI CON L’URANIO!

Cos’è l’irradiazione e a che cosa serve?
Il processo di irradiazione consisterebbe nel esporre il cibo a 3 milioni di Rad di radiazioni (150 milioni di volte superiore ad un normale esame radiologico) per uccidere tutti i batteri e aumentarne la durata di conservazione.
Sembra che gli alimenti che sono più soggetti a questo trattamento siano l’aglio, le cipolle e le spezie. 
Sulle etichette di questi prodotti non c’è scritto niente! Non esiste nessuna direttiva (europea, nazionale, planetaria, universale) che obblighi a scrivere sulle etichette dei prodotti alimentari se sono stati irradiati con l’uranio.
Sembra che non sia possibile effettuare nessuna analisi sugli alimenti per constatare la dose di radiazioni cui sono stati esposti.
Nessuno può dire se l’irradiazione faccia male.
Non ci sono studi a lungo termine in proposito.
Pare sia dagli anni ‘50 che ci fanno mangiare questa schifezza.
Si sa solo che l’irradiamento crea negli alimenti sostanze chimiche cancerogene, come il benzene, la formaldeide e alcuni tipi di perossidi. Ma non si sa in quale misura.
La Food & Drug Administrator (l’ente americano che sarebbe preposto al controllo) ovviamente nega che le quantità di questi agenti tossici che si creano siano dannose all’organismo o all’ambiente.
L’associazione Stop- U238, che combatte contro l’uso dell’uranio nei cibi consiglia di acquistare solo alimenti dove c’è scritto chiaramente “non irradiato”, ma, francamente, non abbiamo mai visto questa scritta nelle confezioni di aglio e spezie.
Che fare? Forse, per adesso, l’unica soluzione è consumare questi cibi solo se biologici.
(da www.alcatraz.it) 

 

 

 

 

 

 

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