Quali orari vanno utilizzati per l’aggiornamento obbligatorio del MMG ?

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L'art. 8 del Dpr n. 270/2000 ai commi 6 e 8 afferma che il medico di medicina generale è tenuto obbligatoriamente a frequentare i corsi di formazione corrispondenti ai bisogni organizzativi del servizio, ottenendo così l'assegnazione dei crediti formativi necessari a mantenere l'incarico nel Servizio sanitario nazionale, secondo le disposizioni riassunte nella circolare del Ministero della Salute del 5 marzo 2002. Il comma 12 del predetto art. 8 afferma che - salvo diversa disposizione regionale - i corsi si svolgono il sabato mattina per almeno 10 sabati per almeno 40 ore annue. L'AsI adotta i provvedimenti necessari a garantire la continuità assistenziale durante le ore di aggiornamento. In caso di svolgimento in giorno diverso i partecipanti convenzionati hanno diritto al pagamento della sostituzione con onere a carico dell'Asl. Va rilevato che l'accordo convenzionale, sebbene ratificato con un Dpr, ha valore di regolamento e non di legge, come già affermato dalla sentenza n. 1910 del 16 febbraio 1993 della Cassazione sezione Lavoro.

Inoltre, i regolamenti non possono contenere disposizioni contrarie alle leggi che sono imperative su di essi, secondo l'ari. 4 delle fonti del diritto nel Codice Civile.

Pertanto, il citato comma 12 appare illegittimo nella parte in cui impone un obbligo al di fuori dell'orario di lavoro, nel quale i medici sono tenuti a svolgere i compiti stabiliti dall'accordo convenzionale. Quindi, a ragione secondo la giurisprudenza sul diritto del lavoro, le organizzazioni sindacali (ma anche il singolo medico) possono presentare domanda alla Asl ed alla Regione chiedendo che l'aggiornamento obbligatorio venga svolto durante l'orario di servizio dei medici di medicina generale.

La Regione Friuli Venezia Giulia si è già parzialmente adeguata, avendo disposto che per il 2002 l'aggiornamento obbligatorio si svolga per il 50% circa del monte orario nella giornata di giovedì pomeriggio, disposizione già applicata nell'AsI n. 6, Friuli Occidentale di Pordenone. E un precedente da imitare, che dimostra la fondatezza della domanda.

 

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