Associazioni di abitanti, sindacati inquilini, movimenti di lotta, comitati di senzatetto e mal alloggiati, cooperative di abitazione, centri sociali, associazioni di volontariato, di migranti e ong, sindaci, presidenti municipali, consiglieri comunali, municipali, provinciali e regionali, presidenti di regioni; parlamentari, presidenti Iacp/Ater; siamo fortemente preoccupati per l’assoluta insostenibilità raggiunta dalla questione abitativa in Italia: circa 600.000 persone sono sottoposte a sfratto; decine di migliaia di famiglie sono mal alloggiate, in coabitazione o in alloggi malsani, o sono costretti ad affitti che pesano tra il 30 e il 50% sul reddito; decine di migliaia di famiglie sono minacciate da sgomberi perché occupanti per necessità; in particolare risulta grave la precarietà abitativa di migranti, rom, anziani, giovani, poveri e settori sociali con redditi medio bassi; Riteniamo che l’aggravamento della situazione sia determinata: dagli effetti della costruzione dell’Unione Europea che favorisce la globalizzazione dei mercati finanziari, che infiamma i mercati finanziari anziché i diritti dei popoli; dal trasferimento delle competenze in materia abitativa agli enti locali senza copertura finanziaria; dalla liberalizzazione dei contratti locativi; dalla mancata emanazione di un effettivo blocco degli sfratti; dalle privatizzazioni del settore abitativo sociale; dalle discriminazioni razziali ed economiche nell’accesso alla casa; dalla volontà di procedere alla vendita delle case popolari. Questa situazione viola i seguenti articoli della Costituzione Italiana: l’art. 2: con il quale la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, e il diritto alla casa è ricompreso nel diritto alla vita. l’art. 3: secondo il quale è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. A fronte della gravità del problema l’Italia, al contrario, diminuisce l’impegno pubblico nel settore abitativo. l’art. 10: che conforma l'ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale riconosciute. Poiché L’Italia ha ratificato il Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali con la legge 25 ottobre 1977, n. 881, questo è diventato una legge dello Stato. In particolare, è norma di legge l’articolo 11 del Patto laddove “gli Stati riconoscono il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per se e per la sua famiglia, che includa alimentazione, vestiario, ed alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita. Gli Stati parti prenderanno misure idonee ad assicurare l'attuazione di questo diritto….”. l’art. 32: che tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. La minaccia di perdere l’alloggio, oppure il subire uno sfratto, sono motivi di sofferenza fisica e psichica. L’art 41: con il quale si dichiara che “l’iniziativa privata è libera” ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Il libero mercato immobiliare dominato da una rendita vorace che sta attentando ai fondamentali diritti della persona e all’utilità sociale per l’intera comunità nazionale; l’art. 42: con il quale la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale. La stessa mancata proroga degli sfratti annulla la funzione sociale della proprietà immobiliare. Perciò: il Comitato Onu sui diritti alla fine del 2004 ha autorevolemente richiamato l’Italia al rispetto deil diritto alla casa; Roma, nel Febbraio del 2005, é stata oggetto di una Missione del Comitato sfratti dell’ONU, missione che per la prima volta ha interessato un Paese del G/8; a fronte dell’assenza di interventi da parte del Governo, Sindaci e Presidenti di Municipi hanno emesso ordinanze di blocco degli sfratti e il Consiglio comunale di Roma ha approvato una importante delibera sulle politiche abitative, nella quale la Capitale è dichiarata “città libera dagli sfratti”, aderendo così alla campagna internazionale denominata “Sfratti zero”.

Constatiamo che i conseguenti enormi trasferimenti di reddito, dal settore pubblico ad alcuni grandi gruppi finanziari internazionali, dalle famiglie e dal settore produttivo alla rendita, sono un duro attacco alla dignità delle persone; La perdita dell’alloggio o il non disporne colpiscono alla radice lo stesso diritto alla vita; da questo discende l’obbligo di soccorso delle istituzioni pubbliche e il dovere di solidarietà da parte di ognuno. E’ necessario e improcrastinabile che un movimento ampio, partecipato, unitario faccia sentire la sua voce e imponga una effettiva inversione di tendenza rispetto alla politiche abitative perseguite finora. Per questo invitiamo tutte e tutti a rivendicare: il congelamento delle cartolarizzazioni e delle privatizzazioni in atto, nonché di qualsiasi ipotesi di alienabilità delle case popolari; l’abolizione delle normative che discriminano l’accesso alla casa sulla base della provenienza nazionale e delle condizioni economiche e sociali la modifica della legge di riforma delle locazioni legge 431/1998 abolendo il libero mercato e vietando la possibilità di sfratto per finita locazione, garantendo contratti stabili con canoni rapportati al reddito ed il passaggio da casa a casa per gli sfrattati; blocco degli sfratti e degli sgomberi; il finanziamento di un programma quinquennale nazionale di edilizia residenziale pubblica, per la realizzazione ed il recupero di almeno 500.000 alloggi di edilizia sovvenzionata, oltre ché agevolata e convenzionata destinata esclusivamente alla locazione; tale finanziamento oltre che dalla fiscalità generale può e deve essere alimentato da una imposizione straordinaria sulle rendite finanziarie e immobiliari, nonché dalla corposa e massiccia riduzione dei costi per le missioni militari italiane all’estero a partire dalle missioni in Iraq e Afghanistan. la riforma delle norme sugli sgomberi e le aste immobiliari. introduzione del diritto alla casa nella Costituzione europea il ritiro della Direttiva Bolkestein stanziamento di Fondi strutturali per sviluppare il servizio pubblico europeo dell’alloggio.

 

 

29/OTT/2005