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LA VITA ECONOMICA NELL'ALTO MILANESE |
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LA FINANZA PUBBLICA DEI COMUNI DALL'UNITA' D'ITALIA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE Buscate
(MILANO) I
DATI QUANTITATIVI
DEL
COMUNE
DI BUSCATE
IL
DAZIO DI CONSUMO Come abbiamo già detto nel
precedente capitolo, il dazio di consumo rappresentava l'imposta indiretta
più importante per le finanze locali. Esso venne regolato dalla legge del 3
luglio 1864 n. 1827, la quale conteneva una tabella con le tariffe
applicabili dai comuni ai beni soggetti a tale imposta. Nel 1866, col
decreto del 28 giugno, tale tariffa fu modificata in modo da aumentare il
dazio applicabile dal governo e conseguentemente anche l'addizionale dei
comuni: ad esempio, per i comuni aperti il vino e l'aceto in fusti valevano
lire 3,5 all'ettolitro (contro le lire 2,5 del 1864); l'alcool e l'acquavite
sino a 59 gradi, lire 9 all'ettolitro (contro le lire 6); i buoi e i manzi,
lire 20 per capo (contro le lire 15); le vacche e i tori, lire 14 per capo
(contro le lire 10). Inoltre, venne data possibilità alle amministrazioni
locali di tassare nuove materie come le farine e il riso. Si trattava di una imposta
onerosa per i poveri, in quanto andava a colpire i beni di prima necessità
come gli alimenti; inoltre, la legge n. 5784/1870, la rese più gravosa
dando la possibilità ai comuni di aumentare l'addizionale al dazio
governativo fino al 50 per cento, anziché il 30 per cento e il dazio
proprio fino al 20 per cento, invece del 10 per cento, del valore dei beni
non tassati dal governo.
Grafico n. 29 Per il comune di Buscate si
deduce dall'andamento delle voci di bilancio l'accordo col governo per
l'abbonamento nel 1871; l'amministrazione pagava, nel periodo considerato,
un canone di lire 400, ma incassava un valore superiore alle lire 555. Ricordiamo che in questa voce venivano comprese fino al 1875 le sovrimposte provinciali, che erano girate sul bilancio provinciale tramite la categoria spese diverse, non essendo state ancora ideate le partite di giro. Dal 1876 al 1884 i proventi
del dazio di consumo subirono un incremento a partire dal 1881. In questa
categoria veniva indicato il netto del dazio comunale, perchè il canone
pagato allo Stato veniva iscritto nelle partite di giro.
Grafico
n. 30 Per quanto riguarda l'abbonamento è da rilevare
una doppia delibera di consiglio comunale del 26 giugno 1880, con la quale
si dava potere alla giunta di trattare con l'autorità locale per costituire
un consorzio, avente preferibilmente come referente il comune di Cuggiono,
valevole per il quinquennio 1881-1885[1].
Terminato tale arco di tempo, un'altra delibera del 21 giugno 1885
confermava l'abbonamento per il periodo 1886-1891 e affermava che questo
metodo si risolveva vantaggioso per i contribuenti e per le finanze del
comune[2].
Sicuramente questi eventi influenzarono l'andamento dei ricavi derivanti da
questa voce. Nel 1881 il dazio cominciò
a crescere con le imposte diverse, mentre le sovrimposte diminuivano tanto
da riportarsi sui livelli precedenti alla crisi finanziaria buscatese di cui
si è già parlato. Il giorno 22 febbraio 1891
venne approvata dal consiglio la tariffa daziaria del comune che, ratificata
dalla giunta provinciale amministrativa il 19 marzo, stabiliva: 1. Per la farina a frumento,
il pane e la pasta: lire 3 al quintale. 2. Per la farina, il pane e
la pasta di ogni specie: lire 2,5 al quintale. Inoltre veniva imposta sulle bevande e sulle carni
una addizionale al dazio governativo pari esattamente al 50 per cento della
tassa obbligatoria. L'approvazione della tariffa daziaria era direttamente
collegata con la decisione di nominare commesso appaltatore il sig. Quaglia
Gerolamo, già cursore comunale[3]. Ricordiamo che i dazi sulle farine incassati dallo
Stato potevano essere applicati solo dai comuni aperti (Corte di Cassazione
di Roma il 23 gennaio 1883)[4].
Grafico n. 31 Nel 1895 venne lasciata
maggiore libertà ai comuni nell'applicazione del dazio, inoltre si
consolidarono i canoni di abbonamento per un decennio. Il canone
dell'imposta di consumo governativa di Buscate passò da lire 470 a lire
455, mentre aumentò in generale l'imposizione sui generi propri tassati
solo dal comune, che nel 1893 si aggirava intorno alle lire 235, ma nel 1900
era pari a lire 380. Nel 1896 e 1897 vi fu un aumento in questa voce, come
per i centesimi addizionali alle imposte dirette, dovuto soprattutto ai
pagamenti che dovevano essere effettuati per la costruzione e sistemazione
degli edifici scolastici. Dopo la pausa del 1898, il dazio riprese a
crescere l'anno successivo. Probabilmente oltre alla tassazione aumentarono
anche i beni tassabili, conseguenza di uno sviluppo degli scambi e dei
consumi che rimarrà costante nel periodo dal 1901 al 1909.
Grafico n. 32
Grafico n. 33 Nel
1907, a Buscate, i beni soggetti a dazio dichiarati dall'amministrazione
comunale furono: ettolitri
43,57 di bevande vinose e aceto, dazio governativo: lire 149; ettolitri 5 di
alcool e acquavite fino a 59°, tariffa governativa: lire 8 all'ettolitro;
n. 3 buoi e manzi, tariffa: lire 20; n. 5 di vacche e tori, tariffa: lire
14; n. 9 vitelli sotto l'anno, tariffa: lire 6; n. 9 maiali, tariffa: lire
8; n. 5 maiali per uso particolare, tariffa: lire 2; per un dazio
governativo totale di lire 266 e addizionale comunale di lire 133,5, più il
dazio riscosso per la fabbricazione di acque gassose di lire 150. Mentre la
situazione degli esercizi era la seguente: n. 12 vinai, n. 1 liquorista, n.
2 macellai, n. 2 esercizi misti[5]. Nel 1911 il dazio di consumo
aumentò del 68,66%, rispetto al 1910 e si assestò su cifre superiori di
lire 4.000. In questo periodo rileviamo una voce, nella categoria dei
proventi diversi, riguardante il versamento dello Stato al comune come
compartecipazione per l'abolizione del dazio sui farinacei di lire 266.
Grafico n. 34 Per motivi di controllo delle licenze rilasciate
dall'amministrazione comunale venne redatto l'elenco completo degli esercizi
che esistevano in Buscate nel 1914; essi
erano i seguenti: 1) Osteria della Speranza, minuta vendita di vino e
liquori di Ballarati Francesco, via Gerolamo Lonati n. 53; 2) Osteria della
Corona, minuta vendita di vino e liquori di Battioli Ercole, piazza Vittorio
Emanuele n. 66; 3) Osteria dei Tre Re di Branca Cesare, via Umberto I n.
141; 4) Trattoria del Castello, minuta vendita di vino e liquori di Calloni
Giovanni, piazza S. Mauro; 5) Ristorante Roma, di Cagna Francesco Marcello
via Umberto I n. 170; 6) Antica Osteria, vendita minuta di vino e liquori di
Ferrario Tranquillo, via Manzoni n. 122; 7) Antica Osteria del Ponte,
vendita di vini e liquori di Ferrario Rosa, via Manzoni n. 81; 8) Osteria
vendita di liquori di Ferrario Filippo, via S. Maria n. 47; 9) Vendita
liquori di Ferrari Laura, via Umberto I n. 141; 10) minuta vendita di vino e
liquori di Longoni Felicita, via Dante n. 32; 11) Trattoria del Cervo,
minuta vendita di vino e liquori di Mascazzini Rodolfo, via Umberto I n.
165; 12) Osteria S. Pietro di Naggi Francesco Antonio, via S. Pietro n. 148;
13) Osteria S. Maria di Naggi Angela, via Lonati n. 3; 14) Osteria del
Commercio di Naggi Andrea, via S. Maria n. 16; 15) Circolo Ricreativo di
Pisoni Giovanni, Piazza Fontana n. 132; 16) Osteria del Giardinetto di
Ronzoni Giovanni, via Manzoni n. 71[6].
[5]
Notizie statistiche sulla consumazione dei generi soggetti a dazio di
consumo e sui redditi ottenuti, 14 marzo 1908, in ACB, atti archivio
deposito, c. 6.
[6]
Elenco dei pubblici esercizi, 16 dicembre 1914, in ACB, atti archivio
deposito, c. 11. |