L’autovettura o automobile, comunemente chiamata auto o ancor più frequentemente macchina, è un autoveicolo progettato e costruito per il trasporto di persone. Una parte rilevante della sua struttura o carrozzeria è dotata di sedili, quello del conducente e quelli dei viaggiatori. A cavallo tra il XIX e il XX secolo il termine “automobile” era usato al maschile e “gli automobili” rappresentavano tutti i veicoli terrestri destinati al trasporto personale, mossi da motori a scoppio, a vapore ed elettrici, quindi esenti da trazione animale o umana. In seguito, l’ambiguità grammaticale ingenerata da “l’automobile”, quale sinonimo del popolare e generico “la macchina”, fece sì che nel linguaggio comune il termine “automobile” assumesse un genere grammaticale femminile. A questa evoluzione contribuì non poco l'opinione di Gabriele D’Annunzio in una lettera che scrisse nel 1923 a Giovanni Agnelli, che proprio allora era diventato senatore, e nella quale il poeta si esprimeva a favore della declinazione al femminile del termine.
“L’Automobile è femminile. Questa ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice; ha inoltre una virtù ignota alle donne: la perfetta obbedienza”. (G. D’Annunzio)
Storia dell’automobile
La storia dell’automobile come mezzo di trasporto affermato e funzionante inizia nel XIX secolo. Essa si basa tuttavia su modelli concepiti in precedenza; per questo la data dell’invenzione dell’auto non può essere stabilita con assoluta ed obiettiva esattezza:
«Un giorno si sarà in grado di costruire carri in grado di muoversi e di conservare il loro movimento senza essere spinti o tirati da alcun animale» (Roger Bacon, XIII secolo)
Già durante l'epoca storica del Rinascimento erano stati ideati e disegnati modelli di carri in grado di spostarsi da soli. Tuttavia questi progetti vivevano solo sulla carta. Nata per sostituire la trazione animale, l’automobile si serviva di motori di volta in volta diversi a seconda dei sistemi di alimentazione. Soltanto dopo la prima guerra mondiale introduzione del motore endotermico e della benzina si impose su una moltitudine di sistemi. Anche nel XIX secolo vennero costruite delle automobili con trazione a vapore. Inoltre, ingegneri ed inventori continuavano a lavorare su modelli a trazione muscolare oppure a vela. Nel 1802, lo svizzero Isaac de Rivaz metteva a punto la prima vettura con motore a combustione interna. Il 1839 fu l’anno della prima auto elettrica, introdotta da Robert Anderson ad Aberdeen.Nel 1860 il belga Étienne Lenoir fu poi in grado di mettere a punto un modello alimentato a gas che venne applicato ad alcuni tricicli denominati Hippomobile.Nel 1864 l’italiano Innocenzo Manzetti introdusse la prima autovettura a vapore moderna in grado di circolare lungo le strade. Un momento di grande importanza fu senz'altro il 1876 grazie a Nikolaus August Otto, inventore del primo motore a combustione interna a quattro tempi. Comunque, l'auto non si era ancora del tutto profilata e distinta da altri mezzi di trasporto e locomozione e trasporto come la locomotiva e la bicicletta. Il principale impedimento all’applicazione pratica del motore a combustione interna in veicoli era il fatto che, a differenza del motore a vapore, non poteva partire da fermo. Dopo anni di sperimentazioni, solo nel 1899 apparvero delle vere frizioni in grado di far partire un veicolo da fermo senza doverlo spingere manualmente. Grazie ad alcune decisive innovazioni e alla fondazione di importanti aziende, fu comunque proprio verso la fine dell'Ottocento che l'autovettura diventava per la prima volta un fenomeno ben conosciuto ed in grado di fare concorrenza alla carrozza.
La concorrenza tra diversi sistemi era sempre maggiore e finiva per essere inscenata davanti al pubblico: fu così che nacquero le prime gare automobilistiche, tra le quali era senz'altro famosissima la Parigi-Rouen. Il XX secolo si apriva con una ricerca volta nelle direzioni più disparate. Da carburante fungevano anche sostanze come il petrolio e l’alcool. Infatti, l'automobile a benzina finì per diventare il modello più affermato solo a partire dal periodo intorno alla prima guerra mondiale. La prima auto non carrozziforme fu la Mercedes 35PS del 1901. Raggiungeva i 70 km/ora. Anche in Italia all'inizio del novecento iniziò la produzione industriale della FIAT a Torino, con la consulenza tecnica dell'ingegnere Enrico Bernardi che fin dal 1896 aveva iniziato a realizzare industrialmente automobili con motori a scoppio presso la ditta Miari e Giusti di Padova. Il 1913 segnò una data importante per l'economia dei paesi europei. Henry Ford introduceva nella sua azienda la catena di montaggio e il nastro trasportatore, di pari passo con la vittoria del motore a benzina. Dello stesso anno la prima auto con avviamento elettrico. Non si trattava di sviluppi di natura puramente tecnologica: infatti, di pari passo, la teoria economica del taylorismo introduceva nuovi canoni di produttività, ridefinendo in parte il ruolo lavoratore e aprendo questioni di natura umana e sociale. Da una parte, la nuova classe operaia si ribellava a queste dinamiche coniando il termine dispregiativo di fordismo. Dall'altra si faceva il primo passo verso la produzione in massa di autovetture che potessero essere alla portata dei ceti meno abbienti. Fu un'occasione presa al volo dalle dittature fasciste, che vedevano lo sviluppo di beni di consumo come fattore di piena occupazione e stabilità della base. Si diede così inizio una prima diffusione di autovetture in Italia o in Germania. Il 1936 fu infatti l'anno di nascita di modelli come la Fiat Topolino e la Volkswagen Maggiolino. Enorme era lo sforzo intrapreso da Hitler per dotare negli anni trenta il terzo Reich di una vera e propria rete autostradale: secondo il Führer l’auto era infatti un modo di far conoscere il territorio del Reich alla popolazione tedesca, più che un mezzo di trasporto urbano. L’auto doveva venire a costare meno di diecimila marchi. Dopo la guerra, lo sviluppo industriale consentì innovazioni sempre diverse e più raffinate: gli pneumatici radiali fecero la loro comparsa sul mercato nel 1948; tre anni più tardi, era la volta del motore ad iniezione. Il secondo dopoguerra fu per molti paesi europei come l’Italia un momento assai importante. Il parziale smantellamento dell’industria di guerra, non più sovraccarica di commissioni ed il boom economico favorirono la diffusione massiccia di questo mezzo di locomozione. La tendenza dei modelli odierni non è affatto contraria alla diversificazione del carburante. Il bisogno di un sistema alternativo alla benzina si fece notare ad esempio durante la crisi del petrolio, nel 1973. Il sistema diesel continuò quindi ad affermarsi accanto a quello a benzina, mentre in tempi successivi anche l’automobile elettrica e quella ad alcool tornarono ad essere sviluppate. Nel clima sociale, ambientale ed economico dei giorni nostri, sembrano acquisire un ruolo di sempre maggiore importanza i concetti di mobilità sostenibile e di energia rinnovabile. Ad esempio, il Brasile è un paese che in virtù delle proprie risorse utilizza largamente il bioetanolo per autovetture con il motore Flex. Infatti, in questo paese la raffinazione di canna da zucchero è una delle fonti di energia più importanti. D'altro canto, l’utilizzo di alimentari per la produzione di carburante è stato criticato per il fatto di contribuire al disboscamento e alla lievitazione dei prezzi degli alimentari.
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