
Già nel 1230, al suo posto esisteva una basilica romanica a pilastri,
con tre navate, che nel 1300 fu ampliata. Nel 1468 per ordine del duca
Sigesmund furono posate le prime pietre dell’attuale Frauenkirche. L’architetto
addetto alla costruzione era Jorg von Halspach. Nel 1488 i lavori erano
terminati ma le calotte doppie dei campanili sono del XVI secolo.
A parte l’arredamento neogotico della metà del XIX secolo, la sostanza edile della Frauenkirche è rimasta praticamente intatta. La ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, fu conclusa nel 1953.
L’intenzione di Ganghofer era quella di esprimere grandiosità con
la più semplice linearità. La costruzione tardo-gotica si
impone con le sue grandiose proporzioni (lunghezza 109 m, larghezza 40
m), la sua struttura chiara e la rinuncia ad ogni guarnizione gotica.
L’interno si compone di tre navate con 22 pilastri ottagonali disposti in 22 file. La navata laterale e le finestre non sono visibili dal vestibolo dato che i pilastri sono disposti in modo da coprirle alla vista; così il visitatore ha l’impressione di vedere solo pareti senza finestre. Anche la finestra del coro, oggi visibile, era prima nascosta dall’altare.
Da questo concetto di spazio interno deriva probabilmente la saga della
"impronta del diavolo". Nel vestibolo infatti vi è un’impronta
sul pavimento che la leggenda attribuisce al diavolo .Si dice che quando
Satana visitò la chiesa, si rallegrò talmente che fossero
state dimenticate le finestre, che batté i piedi con tale forza
da lasciare un’impronta su pavimento del vestibolo e lasciò la chiesa.
L’impronta è visibile anche oggi anche se sembra più il frutto
della distrazione di un muratore che abbia calpestato il cemento fresco
che non l’impronta del demonio.
Per via della ricchezza delle opere d’arte della chiesa ne nominiamo
solo alcune: