Annibale Carletti conferimento medaglia d'oro al Valor Militare

*ricerca effettuata  da Giovanni Venturini 1879-1959

 

CARLETTI Don Annibale
Tenente Capellano 207° reggimento fanteria della brigata "Taro"
luogo di nascita: Motta Baluffi (CR)
Data del conferimento: 26- 10- 1916 D.L.
Motivazione

Dal giorno in cui si presentò al Reggimento, con opera attiva ed intelligente, seppe inspirare in tutti i militari i più devoti sentimenti di fede, di dovere e di amor patrio dando anche in azione militari costante prova di coraggio personale e sprezzo del pericolo. In vari combattimenti ,sempre primo ove più infuriatala lotta. Incurante dei gravi pericoli cui era esposto, incitava i soldati a compiere sinio all’ultimo il loro dovere, mostrandosi anche instancabile nel raccogliere e curare i feriti. Ben due volte riuni militari dispersi rimasti privi di ufficiali e approfittando dell’ascendente che aveva saputo acquistarsi fra i sodati il riordino condusse all’assalto. Intimatogli dal nemico la resa vi si rifiutò risolutamente ordinando e dirigendo il fuoco contro le forze preponderanti dell’avversario al quale inflisse gravi perdite.

(costa Violina, 15-17 Maggio – Passo Buole , 30 Maggio 1916)

 

Nato a Motta Baluffi (Cremona) nel 1888. La sua infanzia, caratterizzata da notevole sensibilità d’animo, sincerità ed affettuosità estreme, se ebbe le comuni manifestazioni esteriori di gioia e la poca simpatia per i libri, lasciò anche trapelare un fondo intimo di delicata malinconia.

Nel seminario di Cremona ebbe a sostenere le prime lotte dell’anima, sbattuta fra la intransigenza educativa e le deduzioni dello spirito che intendeva il sacerdozio come apostolato di carità, come realizzazione del più alto senso di bontà e giustizia , come rinuncia; e si ribellava perciò, ad ogni imposizione ed ipocrisia.

Ricevette gli ordini a 23 anni e fu destinato alla Parrocchia di S. Ambrogio a Cremona. Visse il cristianesimo nella sua essenza, nella osservanza scrupolosa dello spirito del Vangelo; ebbe le amare delusioni, gli assillanti patemi di chi, votatosi al sacrificio, non trova il sognato compenso morale; delusioni e patema che maggiormente lo avvinsero alla sacra missione di educare la gioventù alla religione pura di Cristo, all’amore della Patria.

Dichiarata la guerra andò soldato in una Compagnia di Sanità che prestava servizio sul Podgora. Animato dall’imperioso del bene iniziò la propaganda animatrice fra i soldati con i quali viveva, sognando come suprema soddisfazione il sacrificio.

E quando occorsero assistenti volontari per i colerosi, Egli volle essere fra quelli e fu al Sabotino dove il grave morbo infieriva; divenne, poi infermiere di colerosi gravi in un reparto dove si acconciò serenamente ai servizi più umili e ripugnanti.

Nominato Cappellano Militare  al principio del 1916, appartenne al 207° Reggimento Fanteria di nuova formazione; benedisse la bandiera di combattimento del Reggimento ed in quell’occasione formulò con la sua promessa: SARO’ CON VOI, SOLDATI ,SEMPRE; FINO ALLA MORTE, CON AMORE; ACCETTERO’ QUALUNQUE SACRIFICIO PER VOI, PER L’ITALIA!

Instancabile in ogni manifestazione del Dovere, visse nelle trincee a contatto quotidiano con la truppa e divise con essa qualunque arrischiato servizio, qualunque emolumento, riuscendo ad avvicinarla in una comunione di sentimenti e di volontà, tutte per la Vittoria.

Il ripetuto servizio di pattuglia in perlustrazioni  diurne e notturne lo aveva familiarizzato con ogni particolare del terreno, con ogni lavoro o difesa del nemico facendone un prezioso coadiutore del Comando di Reggimento e l’opera non tardò a dare ottimi frutti.

Il 15 Maggio 1916 il 207° si impegnò nell’aspra e cruentissima battaglia di Quota 418 a Castel Dante; in questa occasione il sacerdote soldato fu meraviglioso esempio di attività, serenità e coraggio.

Parlò nella notte ai soldati in trincea, prese parte alla battaglia, sostituì Ufficiali caduti, raccolse i feriti, benedisse i morti, incoraggiò i vivi, e travolto, insieme ai serventi di una mitragliatrice, dallo scoppio di una granata di grosso calibro che lo ferì leggermente non interruppe l’opera del suo pietoso ministero.

Il nemico trattenuto dalla tenacia dei fanti a Castel Dante, guadagnava però terreno a Quota 418. La, il cappellano volle essere ancora animatore nel nome di Dio, nel nome della Italia. Incontrò soldati che, perdutigli Ufficiali, si ritiravano in disordine scossi dal bombardamento intenso, dalla distruzione delle trincee. Li fermò tutti, incitandoli alla resistenza; si mise alla loro testa, li condusse al fuoco, alla lotta, all’onore! Un Ufficiale austriaco intimò la resa ma sull’animo del Cappellano, più che il pensiero di tante madri piangenti, potè il pensiero della Patria; i soldati rianimati dalla sua parola, dal suo contegno riattaccarono, rioccuparono le trincee sconvolte e quando nella notte , giunse l’ordine di ritirarsi. Egli pratico dei luoghi, diede tutte le disposizioni, rinviò i superstiti e rimase sul campo a soccorrere i feriti, a raccogliere le ultime volontà dei morenti. Poi, mentre gli austriaci girellavano nei nostri camminamenti, si salvò pere i dirupi.

Il giorno successivo, i resti del Reggimento, rinforzati da reparti di altro, si concentrarono a Costa Violina per la successiva resistenza.

L’artiglieria nemica colse in pieno le truppe su terreno non preparato a difesa, bersagliandole ed arrecando loro perdite gravi. Lo sgomento inevitabile, però, domato dalla energia degli Ufficiali, divenne forza magnifica di resistenza; l’opera del Cappellano  che mise in salvo molti feriti trasportandoli a spalla in luogo meno pericoloso, che incurante della vita; si recò più volte ad attingere l’acqua  da essi evidentemente desiderata, a una sorgente battuta dalle mitragliatrici nemiche, incoraggiò le truppe. Ed il 17 Maggio, i fanti, anche decimati andarono ripetutamente all’attacco! Non fu loro la vittoria ma del nemico che la pagò con gravissimo sacrificio.

Pochi giorni dopo, nel fatto d’armi del 30 Maggio a Cima Mezzana e Passo Buole, confermò la sua fama di impavido soldato e zelante Ministro di Dio. A Cima Mezzana, dove il nemico riuscì a spezzare la difesa e penetrare in alcuni elementi delle nostre trincee, un soldato austriaco gli si avventò contro, certo lo avrebbe finito, se con abile mossa, Egli non fosse riuscito a far ruzzolare dalla cima il malcapitato.

A Passo Buole, dove era imperioso il bisogno di rinforzi, Egli condusse i reparti racimolati ovunque; all’inevitabile tentennamento dei nostri, nuovi alla battaglia; contrappose la calma e serena parola di Fede.

Raccolse quelli che vinti dallo sgomento, s’erano allontanati dal pericolo, li condusse al posto d’onore e combattè con essi nella lotta feroce di quel giorno.

E, quel giorno, i nostri presero le posizioni perdute; animati dall’odio si difesero a sassate e vinsero!

In seguito il bravo Sacerdote  fu comandato a combattere un  nemico assai più temibile; quello che ci condusse alla vergogna di Caporetto!

I soldati ritornavano dalla licenza bacati dall’idea malvagia coltivata con insistente follia da coloro che, all’avvenire della Patria anteponevano le interessate ed artificiose affermazioni umanitarie e sociali; l’infiltrazione gravissima di una forza così dissolvitrice fu arginata dalla savia propaganda della onestà; dell’onore e del Dovere; propaganda nella quale si dimostrò tenace, infaticabile e persuasivo.

Trasferto, poi, nei Reparti d’assalto prese parte con questi a vari episodi cruenti durante la ritirata del Piave a Pieve Soligo, a Monfenera e M. Tomba. Comandato infine, al comando della V° Armata quale Ufficiale propagandista si adoperò alacremente nella missione di rifacimento morale delle truppe e delle popolazioni civili di Parma, Piacenza, Cremona dove più infieriva il disfattismo.

La vittoria d’Italia avrebbe dovuto restituire alla Chiesa il modesto fiero pastore ma a questi non bastò l’animo di rinunciare, per la missione di Soldato di Cristo a quella di Soldato d’Italia e, nel bivio critico della esistenza sua, svestì la tonaca e rimase nelle file dell’Esercito.

Hai notizie in merito? contattami che le pubblichiamo

home page

turn'indree

un passo indietro

indree 'n pass