Quel che rimane

Sul finire di giugno (1999, ndr), in una calda serata d’estate ci siamo ritrovati per ispezionare il Sile a nord di Santa Cristina di Quinto. Il sopralluogo aveva lo scopo di valutarne l’idoneità alla pesca con la coda di topo. Gli elementi da considerare erano molteplici: la qualità delle acque, il tipo di vegetazione fluviale, lo stato della riva, gli insetti presenti, ecc.
Sotto la guida del nostro presidente, promotore dell’iniziativa, Umberto Benedetti, Marco Cason, Aurelio Sandonà, Marco Tosetti ed io siamo partiti dall’area a sud di Morgano, dove il fiume ha già una discreta portata. Sulla sponda sinistra si scorgeva un grosso collettore, all’apparenza di acque chiare, proveniente dal paese; la vita era testimoniata soltanto da alcune fastidiose zanzare.Polla sorgiva a Casacorba Nemmeno dall’alto della passerella pedonale posta a monte dell’abitato siamo stati in grado di notare dei pesci.
Ci siamo allora spostati verso Badoere, nella località conosciuta come "Casa Rossa", meta da sempre dei pescatori locali e non.
Fermi sul ponte stradale, abbiamo individuato una solitaria trota dal fare indolente che non si è spostata neanche al lancio di qualche sassolino. Era forse in precarie condizioni, oppure era abituata alla presenza umana? Ma!
Il fiume in questo punto ha una portata di molto inferiore e assume un corso rettilineo eredità delle bonifiche agrarie che hanno segnato il territorio negli anni Trenta e Sessanta.
Il Sile in località MunaronCamminando lungo la riva ci siamo avvicinati ad uno dei numerosi mulini in disuso. Qui l’alveo più largo e basso, ricco di ghiaia e con una corrente vivace, lasciava in parte percepire quello che poteva essere stato un tempo l’aspetto del Sile. Nato da copiose risorgive, attraversava nei suoi primi chilometri una interessante zona paludosa ed esibiva specie pregiate come il temolo e il gambero di fiume, mentre sulle sue sponde trovavano rifugio la lontra ed una miriade di uccelli stanziali e di passo. Alto era poi il valore arboreo del suo bacino, oggi perlopiù ridotto ad un’estensiva coltivazione del pioppo.
La situazione più degradata l’abbiamo comunque riscontrata a nord della "Casa Rossa".
L’acqua era molto lenta e il fondo presentava uno strato di fango che attecchiva sulle alghe così da renderle marcescenti e vittime dell’asfissia. Questa allarmante condizione è da addebitare non solo alla bonifica che ha modificato il territorio, ma anche ad alcune pescicolture che frenano la corrente e alterano l’acqua con i loro rilasci.Il Sile verso Cervara
L’ultimo tratto visitato, in comune di Piombino Dese, si è rivelato completamente diverso dai precedenti. Il fiume, prossimo a Casacorba e di dimensioni assai ridotte, pur avendo un andamento rettilineo ben poco naturale, possiede tuttavia un’acqua ancora limpida. Abbiamo registrato l’esistenza di grosse libellule e, fatto insolito, ci ha dato il benvenuto una schiusa di grosse mosche di maggio. Tra le specie vegetali spiccava il ranuncolo. Abbiamo quindi scambiato qualche parola con un pescatore locale che, munito di canna da mosca, aveva catturato tre trote probabilmente risalite dalla vicina riserva (a valle).
Al ritorno sono state tratte le conclusioni su quanto osservato. L’ambiente non è certo favorevole al nostro tipo di pesca, in quanto le rive del fiume sono sempre molto alte e ripide. Inoltre, la vegetazione ripariale è rigogliosa e non consente un uso corretto della coda di topo, se non in rari punti. Il Sile ormai adultoInfine, c’è da considerare che il pescatore a mosca ricerca, nel limite del possibile, acque pulite, e purtroppo il Sile non risponde più a questo requisito, sporcato com’è dalle troppe attività umane.
Scosso dallo "spettacolo" visto, a distanza di tempo ho rivisitato questi luoghi nella remota speranza di cogliere qualche segnale di cambiamento - in meglio. Ma la delusione è stata pari alla prima volta. Mi sono perciò spinto fino all’area delle sorgenti, dove con difficoltà ho raggiunto una risorgiva (la Coa Longa). Non esiste infatti un vero e proprio percorso guidato, e il visitatore è lasciato solo con il suo senso d’orientamento in mezzo ad ettari di terreno coltivato, privato..., alla ricerca delle tanto pubblicizzate polle (in realtà ne sono rimaste poche di rilevanti).
Il luogo, che conserva in ogni caso un suo fascino ed un significativo valore naturalistico, è ormai irrimediabilmente mutato nel suo aspetto originario a causa, anche qui, delle opere di bonifica avviate tra le due guerre. Speriamo che l’istituzione del "Parco del Sile" serva almeno a salvare e conservare quel che rimane.

Atos Pastorini

 

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