Parco naturale del fiume Sile

Chi ci conosce sa quanto ci stiano a cuore i temi legati all’ambiente. E’ con entusiasmo, quindi, che il giorno 16  giugno abbiamo organizzato presso la sede del Club un incontro con il direttore del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile, dottor Carturan.
Persona schietta, il nostro ospite non ha nascosto il disagio che condiziona il lavoro quotidiano di chi deve gestire il fiume di risorgiva più lungo d’Europa.
Gli ostacoli maggiori sono da addebitare alle limitate risorse umane ed economiche a disposizione dell’ente, ai corsi tributari inquinati, ai forti interessi privati (legati all’agricoltura, agli allevamenti ittici, all’edilizia, ecc.), alla mancanza di sorveglianza e ad una carente rete fognaria, specie nell’ambito urbano trevigiano.
Ci siamo resi conto delle reali difficoltà nel conciliare esigenze tanto contrastanti. Troppe persone vedono ancora nel parco non  un promotore di sviluppo alternativo, ma solo un inopportuno freno all’attività imprenditoriale.
La conversazione si è poi spostata sul tratto qualitativamente più importante e significativo dell’intero fiume: quello che dalle risorgive arriva fino alle porte della nostra città. Fin dall’inizio il Sile deve coesistere con numerosi impianti di acquicoltura. Questi, come sappiamo, possono essere fonte di grossi problemi dovuti al prelievo idrico e al successivo rilascio, alla cronica mancanza di vasche di decantazione e all’accumulo di materiali sedimentari immediatamente a valle degli stessi. L’intento di Carturan è di ispezionare ogni stabilimento. Verrà analizzata la qualità dell’acqua in entrata e in uscita, obbligando chi non fosse in regola ad apportare le dovute migliorie; l’operazione si concluderà al massimo entro quattro anni, compresi gli eventuali adempimenti.
Sempre nella zona delle risorgive, verranno acquisiti nuovi terreni da riportare al primitivo aspetto, abbandonandone l’uso agricolo, che danneggia inevitabilmente, con l’impiego di fertilizzanti chimici, il Sile e i suoi primi affluenti.
In più si cercherà di favorire il recupero di vecchi edifici; la loro ristrutturazione metterà a disposizione spazi funzionali per iniziative compatibili con il parco.
Lungo il fiume dovranno essere verificati fontane e pozzi privati esistenti, al fine di contenere il progressivo abbassamento della falda, dovuto qualche volta a cause di forza maggiore, ma spesso a sprechi che la comunità non può più permettersi. Contemporaneamente verranno riportati alla luce vecchi fontanazzi che una miope politica di bonifica aveva indiscriminatamente occlusi. Ciò aiuterà il risanamento e l’allargamento dell’area delle risorgive, che tenderà a recuperare (quanto?) la sua originaria bellezza ed unicità.
Interesse è stato manifestato dal direttore per l’utilizzo del Nautex nella lotta ai fanghi depositatisi sul fondale, senza comunque rinunciare alla loro eliminazione con mezzi meccanici.
Per quanto riguarda il tratto a sud di Treviso il nostro ospite ha rilevato come il moto ondoso provocato dall’alta velocità dei natanti comprometta l’integrità delle sponde e degli argini. L’opera di salvaguardia delle rive viene fortunatamente agevolata dal recupero delle alzaie, che permetterà, a lavori ultimati, di seguire ininterrottamente il fiume dalle sorgenti fino a Portegrandi. 
Altri obiettivi sono la creazione di un giardino botanico a Casale e l’introduzione di animali (il rospo, ad es.) un tempo presenti diffusamente ed ora relegati in piccoli ambiti.
Da parte nostra abbiamo dato la disponibilità a cooperare – nei limiti delle capacità e delle finalità del Club – allo scopo di veder realizzati questi progetti. Il nostro contributo (formalizzato con una lettera inviata alla direzione) potrebbe concretizzarsi in attività di sorveglianza, di pulizia, di divulgazione presso i più giovani, di consulenza su temi riguardanti la pesca, ecc.
In conclusione, confidiamo che quanto prima sempre più soggetti partecipino compiutamente alla crescita del parco; è un’esortazione esplicita alla Provincia, ai Comuni, all’ARPAV e alle USL competenti. Infatti, solo grazie ai tecnici che l’amministrazione pubblica è in grado di mobilitare sarà possibile monitorare seriamente il territorio per pianificare gli interventi.
Al dottor Carturan, intanto, oltre all’augurio di veder presto attuati i suoi propositi, rinnoviamo il nostro appoggio e l’invito ad un’altra piacevole serata con il Mosca Club.
 


Atos Pastorini

 

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