Streamers e lucci di casa nostra

Inverno, un venerdì sera al Club: “Domani andiamo a pescare i lucci con lo streamer?”  “Ma no se fredo?” “Parchè non demo domenega?” “No so... vedaremo”.
Il mattino seguente ci troviamo all’appuntamento solo in tre, Massimo, Loris ed io. Un cappuccino, una brioche e siamo pronti a raggiungere la vicina meta.
La strada si fa sempre più difficile a causa della nebbia, che mentre ci avviciniamo alla barena diventa via via più fitta. A fatica troviamo il ponte d’accesso ad una tortuosa strada sterrata, che seguiamo fino all’incontro di due canali. Questo è il punto migliore per provare, una larga lanca con acqua placida può senz’altro offrirci qualche sorpresa. II rito della vestizione è più lungo del solito a causa dell’aria umida, che si attacca alla pelle, e dei numerosi capi d’abbigliamento indossati: tuta termica, maglia di lana, pile, berretto con copri orecchie. Quest’ultimo viene rifiutato da Loris che, uomo duro, sfodera un elegante cappello alla John Wayne.
Così bardati sembriamo tutti più grossi, tanto più grossi; di nascosto do un’occhiata a Loris, sembra scoppiare da un momento all’altro (per buona sorte non posso vedermi!).
La corrente è assai lenta e la colorazione dell’acqua molto più accentuata di quanto ricordavo. Dall’ultima volta che ho pescato in questo posto col cucchiaino saranno trascorsi venticinque anni.
L’attrezzatura scelta è quella per la pesca medio-sommersa, considerato il periodo (con il freddo il luccio staziona in profondità) e il fatto che il corso d’acqua presenta diverse anse con buche profonde tra i tre e i quattro metri.
E’ composta da: una canna Orvis di 8”9’ con coda #8 e una Loomis di 10” con coda #7, un mulinello capiente Hardy, uno shoting taper dell’8, un finale corto di 1,2 metri del diametro di 0,45. Si potrebbe montare anche il cavetto d’acciaio, che però preferisco non usare, dal momento che finora mi è sempre andata bene.
Apro le scatole con i miei pochi e rustici streamers, faccio appena in tempo a darne uno a Massimo che Loris sfodera una serie di astucci da far invidia a Claudio e Marco, pieni di tutto: streamers di varie dimensioni e fogge, grandi, grandissimi, piccoli, corti, lunghi... topi, salamandre e pappagalli Ara.
Alle 8 il primo lancio; pochi istanti, e mi vengono in mente le uscite a trote e temoli, in cui  vengono usati materiali leggeri, fili sottili, artificiali invisibili... Tutta un’altra cosa.
Da buon pescatore mi abituo presto al nuovo “clima” e comincio la caccia al luccio.
Roller, lanci dritti, stripping continuo, ma in due ore abbiamo notato solamente alcune stupende lepri, di pesci neanche l’ombra. Inizio a preoccuparmi, in special modo per gli amici che ho accompagnato qui memore della pescosità del luogo.
Fortunatamente le regole che valgono per la pesca con il cucchiaino sono le medesime per quella con lo streamer; il luccio nel periodo invernale entra in caccia nella fascia centrale della giornata, quella più calda. Di fatti alle 11 Loris ha finalmente la canna curvata dall’azione di una preda, si gira verso di noi ed esclama con l’abituale flemma: “ ‘O go perso!” E dopo una decina di minuti: “Ghe n’o perso ‘n altro!”
Mi innervosisco, i lucci non sono certo numerosi quanto le scardole, ma c’è probabilmente qualcosa che non va. Avvicino Loris e gli consiglio di ferrare energicamente quando “sente” il pesce, poiché l’amo, di grosse dimensioni, fatica a penetrare nella coriacea bocca degli Esocidi; controllo l’artificiale e noto un particolare che, a mio parere, non favorisce la pesca. La curvatura dell’amo termina ancora prima della metà della lunghezza totale dell’esca, mentre è risaputo che il luccio attacca la sua preda non alla testa bensì al centro del corpo.
Svelato l’arcano, le cose procedono in modo soddisfacente, e nell’arco di un’ora prendiamo sette esemplari da uno a tre chili e mezzo. Le catture sono avvenute usando artificiali di vario tipo e sono testimoniate dal video prodotto per l’occasione  (disponibile al Club).
L’ultima ora si rivela infruttuosa, e così decidiamo di rincasare; i lucci, conclusa l’attività di caccia, hanno ormai fatto ritorno nei loro rifugi.
Male alle ossa, testa pesante, brividi dappertutto; misuro la temperatura... febbre a 39°. Subito a letto! Comunque ne è valsa la pena.

           Franco Pistolato

 

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