Editoriale del 3° Trimestre 2000

COMPETENZE  COORDINAMENTO E COLLABORAZIONE

Alla precaria esistenza degli ecosistemi fluviali, già notevolmente alterati, non è estraneo il mancato coordinamento tra i soggetti pubblici che vi gravitano.
Genio Civile, Magistrato alle Acque, Regione, Provincia, Comuni, Enel e Consorzi agiscono parallelamente ad imprese private, senza un’effettiva collaborazione, spesso con l’unico obiettivo dello sfruttamento immediato delle risorse idriche, un bene vitale per tutti.
Un episodio tra i tanti: con lettera inviata alla Presidenza del Bacino 10 - Acque Feltrine, l’ERGA, azienda dell’ENEL, ha informato che dal 19 luglio al 15 agosto “ l’acqua rilasciata dalla diga di Busche viene ridotta da 4,5  a 1,5 mc/sec “.
Il provvedimento, deciso dall’Autorità di Bacino dell’Alto Adriatico su richiesta della Regione e dei consorzi di irrigazione, sospendendo le norme di salvaguardia del Piave, è nettamente in contrasto con quanto conquistato dopo dure lotte dalla Provincia di Belluno e dai comuni rivieraschi; passare dai 9 mc/sec stabiliti dalla delibera di tutela a 1,5 mc/sec non è un cambiamento di poco conto. Appare quindi evidente il prevalere, grazie anche al sostegno di parte del mondo politico-istituzionale, di valutazioni meramente economiche su ogni considerazione di ordine ambientale.
Questi fatti, ahimè, non trovano il giusto riscontro sulla stampa, che non sempre ne coglie il significato, in talune occasioni addirittura li giustifica creando confusione tra i lettori meno partecipi (si prenda, ad esempio, l’Eco di Bergamo del 25 agosto che, in merito alla magra del Serio, così titolava: “Fiumi asciutti, ma il raccolto è salvo”).
Sempre guardando al nostro vessato Piave, non si può certo parlare di cooperazione quando il Magistrato alle Acque comunica alla Provincia di Treviso che l’intervento in alveo, presso la zona no-kill di P.te della Priula, rientra in un’attività di “miglioramento fondiario”.
Secondo voi può essere compresa in tale categoria la realizzazione di un percorso stradale da una sponda all’altra  per il trasporto della ghiaia, evitando così 5 km di statale?
Forse, allora, per “miglioramento fondiario” s’intende lo sgretolamento della massicciata, che ha portato alla scomparsa di una profonda buca in cui viveva la trota marmorata e alla formazione di un vasto specchio d’acqua stagnante della profondità di 20 cm.
A questo punto sorge spontanea tra noi pescatori la domanda: e la Provincia che fa?
Purtroppo, in base alle proprie competenze, non può che prendere atto delle altrui decisioni e attivarsi con le sue modeste risorse per il recupero del pesce agonizzante, dovendo poi subire la progressiva diminuzione del numero delle licenze rilasciate, il preoccupante allontanamento dei giovani dalla pesca e la migrazione di molti appassionati verso altre mete nazionali e d’oltre confine.
Sicuramente c’è collaborazione quando ENEL e Consorzi trasmettono i dati di prelievo idrico al Magistrato alle Acque, ma  sorprende che l’organo ministeriale preposto talvolta sia a conoscenza della quantità d’acqua presente nel fiume solo tramite i concessionari. E’ anche amaro appurare che la maggior parte dell’acqua derivata per scopi irrigui vada poi persa a causa del mancato ammodernamento da parte dei Consorzi della loro obsoleta struttura, creata quando il fiume e le coltivazioni avevano esigenze assai diverse.
Al fine di invertire questo andamento dobbiamo tenere alto l’interesse, informando i più ed invitando le istituzioni ad un confronto continuo. Ben venga perciò l’incontro richiesto dagli assessori alla pesca delle Province di Belluno, Treviso e Venezia all’assessore regionale per discutere delle gravi condizioni del Piave. Siamo peraltro fermamente convinti  che ormai si possa  produrre ricchezza stabile solo rispettando l’ambiente. Senza dimenticare che abbiamo l’obbligo morale di proteggere e tramandare alle generazioni future quanto ci viene offerto dalla natura.

                                                               Franco Pistolato
 
 

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