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I GHIACCIAI, IL LORO MOVIMENTO E LA LORO VITA |
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EFFETTI DEL CLIMA
FREDDO
Intorno alle
zone glaciali vere e proprie si estendono regioni dal clima freddo, dove
il paesaggio assume particolari caratteristiche e forme tali da definire
un ambito di territorio che prende il nome area
periglaciale. In questo tipo di ambiente
la caratteristica dominante è innanzitutto il freddo che porta alla
presenza di particolari tipi di vegetazione, a fenomeni di disgregazione
e, non per ultimo, la presenza di neve nei periodi freddi con tutte le
trasformazioni che essa opera sull'ambiente.
Sebbene in molti
di questi ambienti solo una parte dell'anno vede il suolo coperto da neve
il gelo resta comunque un fattore di grande influenza. Sono sostanzialmente
due i fenomeni che interessano e portano importanti modifiche a queste
aree, dapprima la nivazione
e poi il crioclastismo.
Con il termine nivazione si vuole intendere non solo la presenza della
neve ma anche l'insieme delle trasformazioni che essa opera sull'ambiente
tramite piccole o grandi slavine, effetti sulla vegetazione e congelamento
del suolo.
Il crioclastismo è invece quel fenomeno che porta alla disgregazione
delle rocce a seguito della filtrazione di acqua negli interstizi del terreno
e conseguente suo congelamento. Fenomeno questo che mostra i suoi effetti
più evidenti dove l'azione di gelo e disgelo è maggiore ossia
in corrispondenza dei ghiacciai. E' qui che la disgregazione di grossi
massi in ghiaia e sabbia ed il successivo accumularsi di tale materiale
sotto la spinta del ghiacciaio porta alla formazione delle morene.
Esse vengono a crearsi in particolare dove l'apporto di materiale è
abbondante e quindi nella fascia frontale e sui bordi del ghiacciaio. L'accumulo,
in particolare quello frontale, è generato da una duplice azione:
dapprima il deposito del materiale che, franando dai pendii circostanti
al ghiacciaio, viene trasportato a valle dal ghiaccio, ed in secondo luogo
per l'azione di spinta che il ghiacciaio stesso genera sul materiale che
viene a trovarsi sul proprio cammino.
Nella figura è evidenziata, oltre alla morena
frontale, anche una morena di fondo: essa
viene generata dal materiale depositato sulla superficie del ghiaccio che
lentamente affonda sino a posarsi sul fondo. La morena
laterale viene invece a crearsi poiché
in tale area la velocità del ghiaccio è minore e quindi risulta
minore anche la forza con cui il ghiaccio trasporta il materiale. Ne segue
che la ghiaia ed i massi di più grandi dimensioni rallentano sino
a fermarsi e creando quindi un accumulo.
Ci sono inoltre
altri segni che risultano evidenti nelle aree un tempo coperte da ghiacciai;
si tratta delle rocce levigate e spesso striate
a causa dei detriti di fondo che scavano solchi tra loro paralleli sul
basamento roccioso. Se poi il ghiaccio nel suo inesorabile movimento incontra
delle protuberanze rocciose o dei cambi improvvisi di pendenza è
facile che vengano a crearsi le cosiddette rocce
montonate (a dorso di montone) il cui profilo
asimmetrico presenta una maggiore pendenza verso valle.
Altri testimoni
della presenza del ghiacciaio sono i grossi massi erratici comuni a tutti
gli ambienti periglaciali trasportati dal ghiaccio e depositati in fase
di ritiro. Per ultimo ricordiamo le varve;
si tratta di depositi sedimentari stratiformi che alternano fasce più
scure a piccola granulometria formatesi nei periodi invernali e fasce più
chiare a granulometria irregolare createsi nei periodi
estivi
del disgelo.
Un chiaro esempio è illustrato
nella figura qui a fianco.