Quando
si parla di cefali, o muggini, non sempre si fa distinzione tra le 6 specie
presenti in Italia di un unico genere, Mugil, e di un’ unica famiglia, quella
dei MUGILIDI. Conducono tutti una vita prevalentemente marina, ma possono
risalire anche i corsi d’acqua dolce sopportando bene gli sbalzi di salinità
(sono specie eurialine).Vivono sia lungo le coste, che nei porti che vicino
alle scogliere, dove cercano il loro cibo abituale costituito da piccoli
organismi animali (crostacei, vermi, avannotti di pesci) che vegetali
(alghe).Tutti mangiano
delicatamente tranne casi particolari, sbocconcellando l’esca, e tutti sono
molto sospettosi e sembrano accorgersi sempre di esche presentate su finali
medio-grossi, cosicché si è costretti a usare finali che vanno dallo 0.08 allo
0.16. Eccezioni a parte.
Le esche valide sono per tutti le stesse: polpa di sarda o tonnetto, mollica di pane, tremolina di fango e la parte bianca delle cozze. Alcune specie preferiscono mantenersi generalmente a galla, altre a fondo, mentre nei momenti di frenesia alimentare possono trovarsi a qualsiasi altezza. Sono sensibili alla pastura, a base di pane e formaggio o pane e sarda, e spesso si riesce a mantenerli facilmente nel raggio d’ azione. Considerato che in genere viaggiano in gruppi più o meno folti, non è raro fare bottini consistenti.Tuttavia il loro modo di mangiare, così sospettoso, e l’esigenza di usare finali sottili e ami piccoli, rende la loro cattura altamente spettacolare e tecnica. Nella maggior parte dei casi, infatti, si dovrà ferrare al momento giusto, e il timing si ottiene solo con l’esperienza. Indispensabile sarà anche l’ uso del guadino, dato che useremo finali molto sottili in rapporto alla mole delle prede (almeno, per chi vuole usare tecniche "da gara").
Sulla
presentazione dell’esca, i bocconi usati per esca saranno piccoli se si
usa polpa di sarda o tonnetto o fiocchi di pane a fila, mentre usando la pasta
di pane e formaggio o fatta con la stessa pastura usata, il boccone sarà di
generose dimensioni.Nella pesca a galla con il pane, poi, l’esca sarà formata
da un grosso pezzo di mollica su cui sono innestati gli ami.
I cefali stessi costituiscono un’ottima esca per i pesci che se ne cibano, dalla spigola alla ricciola, alla leccia. Ma questo è un discorso diverso che esula dalla tecnica discussa.
Vediamo una per una queste sei specie:
Tutti hanno la stessa forma affusolata, con due pinne dorsali distanziate. La prima pinna dorsale è formata da 4 raggi spiniformi di cui il primo piuttosto robusto. La loro forma è idrodinamica e la pinna caudale denota la loro potenza nel nuoto. Il capo è sempre depresso, non hanno linea laterale e le squame, ben impiantate nella pelle e anche sugli opercoli, sono ctenoidi, cioè dal bordo seghettato. Il colore del dorso è grigio, i fianchi sono grigi argentei con striature longitudinali scure, il ventre è bianco. Le carni sono ottime, anche se per i cefali di porto può verificarsi che siano impregnate di odori sgradevoli quali nafta.
La misura
minima legale è