Riministoria© Antonio Montanari

Fame e rivolte nel 1797

Documenti inediti della Municipalità di Rimini

7. Perdonati i ribelli di Sogliano

 

La sera del 4 marzo i dragoni repubblicani di Santarcangelo guidati da Filippo Pivi, salgono con rinforzi della Guardia Civica verso Sogliano per eseguire un arresto ordinato dall’autorità militare [AP 503 5.3.1797]. Fermatisi a Borghi, apprendono da un messo inviato in esplorazione che "in Sogliano eravi una quantità di armati, cui non avrebbe potuto resistere il numero de’ nostri, e che per[ci]ò non era prudenza di azardarli". A Borghi arriva anche la notizia "che a Poggio de’ Berni siavi un’altra Truppa di sollevati, che avrebbe fatto fronte alla nostra nel ritorno, e avrebbe dato tempo all’altra di Sogliano di unirvisi". Dragoni e Guardie scendono quindi a Santarcangelo in provvisoria ritirata. Due settimane dopo, si preparerà un nuovo "piano per arrestare alcuni malviventi di Sogliano": si conterà di prenderli mettendosi "in comunicazione segreta" con "qualche bravo sbirro" [AP 503, 21.3.1797].

La Municipalità riminese teme che si pongano in insurrezione anche altre località vicine a Sogliano, cioè "Genestreto, San Giovanni in Gallilea, Monte Tiffi, Monte Gelli, Tornano e Serra, Rontagnano, Savignano di Rigo": "la loro popolazione potrà ammontare a 500 persone atte a prendere le armi". Tutte queste località erano già state indicate all’Amministrazione dell’Emilia come sospette sorgenti delle violenze commesse a Morciano [AP 503, 7.3.1797, cit.]. C’è la necessità di "spedire prontamente colà [a Sogliano] una forza armata con cannone, onde distruggere il male alla radice, prima che si dilati maggiormente" [AP 503, 5.3.1797]. Ma il Generale Bonaparte è d’altro avviso: decide di concedere il "perdono ai sollevati" se torneranno "alla primiera quiete, ed alle loro case". Avverte quella popolazione: "Quando avrete ottenuta la sospirata quiete, potrete organizzare nel vostro Paese una Guardia Civica per mantenere l’unione, e per tranquillità contro i tentivi degli esteri malintenzionati" [AP 503, 9.3.1797]. Per precauzione i francesi confiscano i beni ai presunti capi della sollevazione [AP 503, 10.4.1797]. Alla Municipalità di Santarcangelo sono addebitate le spese per la mancata spedizione a Sogliano [AP 503, 7 e 9.3.1797]. Secondo le notizie giunte a Rimini, il capo del complotto risulta tal Marcosanti [AP 503, 5.3.1797].

Monte Gridolfo, prima di procedere con la propria Guardia Civica all’arresto di alcuni soggetti, chiede l’assenso delle autorità militari [AP 503, 5.3.1797]. L’arresto viene eseguito due settimane dopo [AP 503, 21.3.1797]. Una richiesta di arresti di "noti Delinquenti", giunge a Rimini anche dalla Municipalità di Forlì [AP 503, 13.3.1797]. A Monte Scudolo, di fronte alla "baldanza degli insorgenti", si raccomanda di regolarsi come sempre, cioè con ogni possibile prudenza: "se per mezzo della guardia Civica vi potesse riuscire di arrestare qualcheduno dei Briganti, e di farlo tradurre" a Rimini, si farebbe un favore sia alla nostra Municipalità sia al Comandante francese [AP 503, 7.3.1797]. Al quale Comandante, si riferisce che "dalle parti di Urbino, e del Montefeltro limitrofe, e rispettivamente ad Essa vicine piombano" su Monte Scudolo "degli Armati, che ànno fatto deporre a que’ Cittadini, e Municipalisti la Coccarda Francese, e meditano di impadronirsi di quella terra, e della Contribuzione raccolta, sollevando i Possidenti Esteri, che la debbono, a non pagarla". Inoltre, si aggiunge, la Municipalità Feretrana di Antico ha rispedito editti ed ordini del Governo francese, "che aveva già accettati": "Ecco un cambiamento, che procede dall’accennata insurrezione" [AP 503, 7.3.1797].

Contemporaneamente, la Municipalità di Rimini invia all’Amministrazione Centrale seimila scudi in conto della dovuta contribuzione, facendo presente che non le è stata abbonata la somma di oltre duemila scudi "dovuti in giugno passato dalle Comunità estere, che furono aggiunte alla nostra nel Provisionale riparto". Si tratta di Comunità "in tal una delle quali non han potuto nemmeno penetrare i messi" con gli ordini della stessa Amministrazione Centrale, e che "in oggi sono quasi tutte in insurrezione unitamente allo Stato di Urbino" [AP 503, 7.3.1797]. Circa la contribuzione, così si istruisce da Rimini la Municipalità di Montefiore: "Va bene di non irritare gli Esteri sollevati pel pagamento" previsto in base ai loro estimi, ma "sarà bene ancora che sospendiate l’esigenza medesima dai piccoli possidenti, che non hanno capitale maggiori di scudi 300 fino agli ordini" annunciati dall’Amministrazione Centrale: "Escutete però i più ricchi, e gli stessi nostri cittadini, giacché non possiamo noi creare per la rata di questi il Censo, che ci proponete" [AP 503, 9.3.1797]. Lo stesso giorno la Municipalità riminese elogia il Cittadino Giusdicente di Scorticata per lo zelo dimostrato nel "sopire la sollevazione" procurata "dai vicini insorgenti": "loderemo altrettanto la vostra efficacia in rimuovere la causa dei Dissidj che nascono costì nei giuochi proibiti".

Ma anche la rivoluzione è un gioco pericolo. Fino a questo punto, i francesi hanno tenuto la mano leggera. Il perdono promesso ai sollevati di Sogliano in caso di resa, testimonia la volontà di non tirare troppo la corda. Ma non sempre andrà così. L’Amministrazione Centrale dell’Emilia esalta "moltissimo il zelo" dimostrato dai riminesi "per calmare le insurrezioni", e prega di "proseguire colla massima attività, giacché le medesime sono in vicinanza dei luoghi, e della forza, e comando Francese. Noi vi autorizziamo a prendere su questo importante oggetto le più pronte, e forti misure, servendovi ancora di tutte le nostre facoltà, che a questo scopo vi si accordano" [AP 901, 12.3.1797]. Tre giorni dopo, la stessa Amministrazione Centrale dell’Emilia consiglia quella di Rimini di rivolgersi al generale Sahuguet per "quei Comuni, che dite esser in insurrezione, a cui non è stato possibile di spedire perciò i messi" [AP 901, 15.3.1797]. La Municipalità riminese distingue tra fatti malavitosi e politici, cercando di spingere gli occupanti verso un atteggiamento benevolo nella valutazione di episodi che li infastidivano perché arrecavano disturbo alla quiete pubblica. Mentre i francesi "dilapidano" Cattolica di viveri e foraggi [AP 503, 17.3.1797], la nostra amministrazione cerca di rassicurare il Cittadino Bondedieu, vice Commissario della Piazza: "li Malviventi, i quali si affacciano nei Confini del nostro territorio, non cercano se non di affrontare que’ soggetti, che possono immaginarsi abbiano del denaro, e che realmente non se la pigliano coi Francesi, perché di questi ve ne sono stati che sono passati nei suddetti luoghi pericolosi esenti da insulto forse perché non avevano figura di essere facoltosi" [AP 503, 18.3.1797]. Da notare l’insistenza con cui si ripete che i pericoli maggiori vengono da "esteri malintenzionati", la cui presenza è denunciata anche da Saludecio [AP 503, 15.3.1797].

Grazie ai buoni uffici della nostra Municipalità, il Comandante della Piazza fa scarcerare Gabriele Castellani di San Giovanni in Marignano: ciò dovrebbe servire ad "apportare una maggior quiete al Paese, ed agli altri animosi contadini". Il Comandante francese vuole che Castellani sia ammonito seriamente a far buon uso della liberalità ricevuta, "unendosi coi buoni Cittadini a mantenere la pubblica quiete, e tranquillità". "Se mai mancasse a questo dovere", prosegue la lettera della Municipalità riminese a quella di San Giovanni in Marignano [82], "sarà immediatamente arrestato, e fucilato, senza speranza di esimersene in conto alcuno. Sia poi vostra cura d’invigilare sulla condotta del Castellani, come di persona a voi consegnata, e del contegno della quale dovrete voi stessi rispondere al Comandante medesimo" [AP 503, 22.3.1797].

A metà marzo anche le pubbliche strade tra Cesena e Forlì sono poco sicure per la presenza di "contrabbandieri, ed assassini" che impauriscono persino la forza pubblica. Un vetturino di Faenza che stava rientrando a casa, viene trovato ucciso in un fosso.

 

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