Riministoria

Antonio Montanari, Scienza e Carità

10.

I rapporti con il Comune di Rimini (1928-44)

 

 

"Il funzionamento dell’Ospedale infantile e quello per le puerpere, istituiti dalla generosità della benemerita Contessa Soleri Elisabetta, aveva dato luogo in passato ad inconvenienti specialmente nei riflessi dei rapporti economici tra Aiuto Materno e Comune, tanto più che trattandosi di spese di carattere facoltativo non era nemmeno possibile un richiamo alle disposizioni legislative vigenti in tema di spedalità": così su Ariminum del 1928 inizia l’articolo che riferisce della prima convenzione con l’Aiuto Materno "in merito al ricovero dei poveri pertinenti al Comune per domicilio di soccorso". [1]

"Tale deficienza", prosegue la nota, "aveva ripercussioni sul bilancio del Comune e sul funzionamento" dell’Aiuto Materno, "in modo che fu riconosciuta la opportunità di disciplinare i rapporti dei due Enti ovviando così ad ogni ragione di contrasto per l’avvenire". Dopo "laboriose discussioni" si giunse all’accordo che definiva i rapporti del passato e disciplinava "le ammissioni degli aventi diritto nei due spedali", fissando pure "i capisaldi per il futuro" nella collaborazione tra Comune ed Aiuto Materno.

Anche la premessa della delibera podestarile relativa alla convenzione, parla di "trattative laboriose" che avevano "pienamente conseguito il loro fine", quello cioè di "eliminare ogni ragione d’incertezza per l’avvenire", e di saldare il credito dell’Aiuto Materno, "accertato al 31 dicembre 1927 in lire 28.497", ma "transatto in lire 20.000". [2]

Nell’Ospedalino e nell’Aiuto Materno, l’ammissione dei bambini malati e delle puerpere munite di tessera di povertà, deve avvenire "sempre in base ad ordinanza rilasciata dall’Ufficio di Igiene su referto del medico condotto". Solo in casi eccezionali, i ricoveri possono aver luogo in deroga a tale principio, ma con regolarizzazione entro 24 ore, pena la decadenza del diritto al rimborso della diaria. Le rette vengono stabilite in lire 15 per la sala di maternità e in lire 12 per l’Ospedalino.

La convenzione, dalla durata di un anno, "si rinnoverà tacitamente anno per anno non intervenendo disdetta da una delle Parti entro il I. Ottobre". Ariminum commenta: "Col nuovo atto si è […] anche contribuito ad assicurare normalità di gestione ad un Ente altamente benefico quale è la Istituzione della Contessa Soleri e ciò senza diminuire l’attività e le benemerenze dell’ospedale Maggiore verso il quale vanno gli sforzi principali del Comune e della beneficenza cittadina". [3]

Dato che la convenzione si riferisce a "puerpere munite di tessera di povertà", ricordiamo che l’elenco dei poveri del Comune di Rimini per l’anno 1928 comprende 6.960 persone, cioè 2.124 in meno rispetto a quello del 1927. Nel 1938 saranno invece 11.351. [4]

Questa prima convezione del 1928, si rivela "del tutto inadeguata e insufficiente", per cui viene modificata l’anno successivo "onde contenere e circoscrivere la progrediente spesa relativa". La seconda convenzione (deliberata dal Podestà il 17 dicembre 1929), viene approvata il 5 marzo 1930 dal Consiglio di Amministrazione dell’Aiuto Materno, con il fine di "evitare le continue controversie col Comune di Rimini originate dai ricoveri d’urgenza".

Essa contiene un’importante novità nel primo articolo, che riguarda l’obbligo di "provvedere al ricovero, all’assistenza e alla cura delle donne povere e bisognose" del Comune di Rimini, "indipendentemente dallo Stato Civile delle medesime": "Per donne povere e bisognose s’intendono oltre a quelle comprese nell’elenco dei poveri anche le donne le quali, versando in condizioni economiche di particolare e grave disagio che impediscano loro le cure indispensabili inerenti al loro stato di partorienti, siano prive di assistenza o di persone atte e obbligate per legge a fornirla sia direttamente che indirettamente, ovvero siano mancanti di abitazione ovvero provviste di abitazione assolutamente inidonea al parto, o infine trovansi in condizioni tali che, per gravi motivi di ambiente o per ragioni di moralità, non sia da consentirsi il parto nelle condizioni medesime".

Il compenso annuo forfettario è stabilito in lire 25.000, "anche se il numero dei ricoverati e la durata delle degenze […] dovessero importare una spesa maggiore". I ricoveri debbono essere disposti "con ordinanza del Podestà su proposta motivata e documentata dall’Ufficiale Sanitario" o dal direttore dello stesso Aiuto Materno o dal presidente locale dell’ONMI. Soltanto per le urgenze può decidere il direttore dell’istituto. [5]

Sempre nel 1930 l’Aiuto Materno invia al Comune un conto di 65.760 lire per ricoveri avvenuti nel biennio ’28-29. Il Podestà rimborsa soltanto 64.092 lire, considerando la differenza di 1.668 detraibile in quanto riferentesi a "ricoveri ordinati nel 1927". [6]

Nel 1932 il Comune di Rimini eleva il contributo forfettario a 30.000 lire, "comprendendo fra i ricoveri stessi anche quelli -in un primo tempo non preveduti perché non a carico del Comune- delle madri illegittime" povere, oltre l’ottavo mese di gravidanza e con domicilio di soccorso in Rimini. [7]

Nello stesso 1932, il 7 dicembre, viene stipulata la terza convenzione. L’Aiuto Materno ha proposto che il contributo annuo di lire 30.000 sia da intendersi come compenso per 2.500 degenze annue a lire 12 giornaliere. Il Comune invece stabilisce che la cifra di 30.000 lire sia relativa a 3.000 degenze annue, con retta quotidiana di lire 10. [8] Le degenze "eccedenti a tale cifra saranno pagate dal Comune sulla base di una diaria di lire 12 per le partorienti, e di lire 10 per i bambini". [9]

Nella Relazione Sanitaria per l’anno 1932 dell’Ufficio d’Igiene del Comune di Rimini, si legge: "In vista dell’opera preziosa esplicata dall’Aiuto Materno nell’assistenza alle partorienti povere, l’Ufficio ha proposto una riduzione del numero delle condotte ostetriche, che è in corso e che farà realizzare al Comune delle economie senza detrimento dell’assistenza stessa". [10]

Una "Variante alla convenzione" è deliberata dal Comune il 3 giugno 1935: essa porta a 40.000 lire annue il compenso corrisposto all’Aiuto Materno, innalzando però a 4.500 le degenze annue previste. Si riduce ad otto lire la diaria per il "supero" di tale numero di degenze, sia delle partorienti sia del bambini, nonché a tre lire il supplemento per i ricoverati nel reparto di malattie infettive. Le spese sostenute dal Comune per le 5.108 degenze del 1934 assommano a 55.042 lire. Con lo stesso numero di degenze del ’34, in base alla "Variante" la spesa scenderebbe nel ’35 a 43.648 lire, calcolate in 40.000 del compenso forfettario, più 3.648 lire derivanti da 608 degenze ad otto lire. [11]

Con delibera del 22 giugno 1938 l’Aiuto Materno accetta "la concessione gratuita [da parte del Comune] di un locale nella adiacente Caserma Ducale per adattarlo a reparto gestanti tubercolotiche", con la decisione però di "adibirlo temporaneamente a dormitorio per bambini durante la stagione estiva". [12]

Nella stessa riunione, il Consiglio di Amministrazione dell’Aiuto Materno affronta il problema dell’insufficienza del canone corrisposto dal Comune "per i ricoveri di gestanti e bambini malati", decidendo di "insistere nuovamente presso il Comune perché sia aumentato". Esso, reca la delibera, costituisce "il motivo maggiore del deficit" nel bilancio dell’istituto. [13]

1939: il Commissario prefettizio dell’Aiuto Materno accerta nella gestione dell’istituto un disavanzo di 120 mila lire. [14] Il Podestà, in una delibera intitolata "Patti speciali tra Comune e Aiuto Materno", precisa che la parte di disavanzo imputabile al Comune stesso, è di lire 64 mila. [15] Nel corso del primo semestre dello stesso 1939, "di comune accordo" fra le parti, viene disdetta la terza convenzione, sostituita da "un accordo provvisorio": all’Aiuto Materno viene corrisposta una retta di lire 12 per i bambini e di lire 16 per le gestanti. L’accordo si dimostra "di reciproca convenienza", e si decide di trasformarlo "in regolare convenzione", il cui schema verrà approvato dal Consiglio d’Amministrazione dell’istituto il 29 aprile 1940. [16]

È la quarta convezione, deliberata dal Commissario Prefettizio del Comune di Rimini il 17 maggio 1940. Essa ha lo scopo di "adeguare le tariffe delle degenze praticate a favore del Comune all’effettivo costo", e di evitare all’Aiuto Materno "maggiori oneri ai quali esso non potrebbe altrimenti far fronte e che ne paralizzerebbero completamente quello che è, invece, il suo indispensabile funzionamento". [17]

Con decorrenza dal 1° gennaio 1939, si stabiliscono le nuove tariffe in lire 16 per le degenze in sala di maternità, e in lire 12 per quelle all’Ospedalino. L’onere annuo del Comune è determinato in lire 62.500, corrispondente a 3.000 degenze in sala maternità, e a 1.200 degenze all’Ospedalino, con possibile compensazione tra i due tipi di ricovero.

Nel 1940 le degenze effettive, corrispondenti ad una spesa di 77.668 lire, sono 5.400. Cioè superano di 1.200 unità il numero previsto dall’ultima convenzione (4.200). Il Comune giustifica la situazione venutasi a creare, con l’"assenza dei rispettivi Capi famiglia richiamati alle armi". [18]

Nello stesso anno l’Aiuto Materno ammette la permanenza gratuita in istituto delle madri dei lattanti ricoverati all’Ospedalino a carico del Comune. Per le madri dei ricoverati a carico delle mutue, si stabilisce una retta (a carico delle famiglie) di lire una per solo alloggio, e di lire dieci per vitto ed alloggio. Per i paganti in proprio, sono ammesse due categorie di alloggio (rispettivamente lire due e lire una), e di vitto (lire dieci, lire otto). [19]

Nell’ottobre 1941 l’Aiuto Materno chiede al Comune una revisione delle rette, in seguito al "forte rincaro verificatosi sul costo generale di tutti i generi ed articoli". Ritenuta l’"assoluta necessità di accogliere la richiesta", il Commissario prefettizio delibera il 13 aprile 1942 di elevare le rette della sala di maternità da 16 a 20 lire, e da 12 a 15 lire quelle per l’Ospedalino. Però, riduce le degenze relative alla sala di maternità da 3.000 a 2.500 sino a concorrere ad una spesa annua di 50.000 lire. La diminuzione prevista tiene conto che nel 1941 ci sono state meno di 2.100 degenze. Per l’Ospedalino è confermato in 1.200 il numero massimo di degenze, corrispondente ad una spesa annua complessiva di 18.000 lire. La spesa totale sarà quindi di 68.000 lire anziché di 62.500 come stabilito dalla precedente convenzione del 17 maggio 1940. [20]

Il Comune non costituisce più l’unico interlocutore dell’Aiuto Materno, il quale ora deve trattare anche con lo Stato fascista e con la sua nuova organizzazione politico-burocratica.

[1] Cfr. Ariminum, Rassegna di vita cittadina, luglio-agosto 1928-VI, p. 69, BGR.

[2] Cfr. Atti del Podestà, 1928, delibera del 20 agosto, pp. 981-983, ASC. Anche nella convenzione si ricorda che l’Ospedalino è sorto e funziona "per lascito della benefica Contessa Soleri". Il 26 dicembre 1927 (cfr. Atti del Podestà, p. 617, ASC), il Comune ha concesso un sussidio natalizio di lire 100 all’Aiuto Materno. (Con decreto-legge del 3 settembre 1926 si estende a tutti i Comuni la riforma della legge 4 febbraio 1926 che attribuiva al podestà dei Comuni con meno di 5.000 abitanti le funzioni di sindaci, Giunte e Consigli comunali.)

[3] Soltanto nell’Ospedale civile del Comune erano ammesse le cure chirurgiche e ginecologiche, come spiega Ariminum, cit., rimandando al "disciplinare per le ammissioni deliberato" dall’Aiuto Materno, richiamato dalla convenzione.

[4] Cfr. Atti del Podestà, 1928, II, pp. 617-618, ASC. Per il 1938, cfr. il cit. Bollettino Mensile di Statistica, Riassunto anno 1938 - XVI. Gli 11.351 poveri del ’38 rappresentavano quasi il 17% dell’intera popolazione, composta da 67.414 abitanti.

[5] Il testo è negli Atti del Podestà, 1929, pp. 836-839, ASC. Cfr. pure Atti, 5 marzo 1930, AAM. La spesa globale dell’"ultimo quadriennio" è stata di lire 89.513. Dalle 24.265 lire del 1927, si è passati a 27.000 lire previste per il 1929.

[6] Cfr. la Atti del Podestà, delibera del 12 febbraio 1930, pp. 162-163, ASC: la cifra di 65.760 lire risulta dalla somma di 14.745 lire per ricoveri senza la prescritta ordinanza, in base soltanto alla tessera di povertà; e di 51.015 lire per ricoveri regolarmente autorizzati. Nello stesso 1930 (delibera 1° marzo, ib., p. 237, ASC), il Comune cede gratuitamente all’Aiuto Materno alcuni "mobili giacenti nel magazzino": un tavolo, due credenze, sei attaccapanni e due scanni vecchi (del teatro) da riparare. Infine, il 27 maggio 1930 (ib., pp. 517-519, ASC), il Podestà liquida lire 4.188 per i ricoveri di puerpere e bambini esistenti al 1° gennaio 1930, e disposti dal Municipio nel 1929: in un primo tempo il Comune ha rifiutato di pagare tale cifra, poi, in seguito a nuova richiesta dell’Aiuto Materno, il Podestà riconosce che, per tali ricoveri, non era applicabile la convenzione entrata in vigore al 1° gennaio 1930, e che quindi l’istituto aveva diritto al rimborso. Nel 1931, un nuovo contenzioso per 7.000 lire di contributi non pagati dal Comune nel 1925, porta alla delibera del 23 agosto (Atti del Podestà, p. 629, ASC), che fa versare all’istituto soltanto la metà della cifra reclamata.

[7] Cfr. Delibera del 7 aprile 1932 (cfr. anche quella del 6 gennaio 1932), Atti AAM. La Delibera comunale è del 6 febbraio 1932 (Atti del Podestà, pp. 97-99, ASC): è la cosiddetta Aggiunta alla seconda convenzione.

[8] Cfr. Atti del Podestà 1932, pp. 1100-1106, ASC. Cfr. pure in Rimini, novembre-dicembre 1932, a. I, n. 2-3, p. 6. L’art. 7 della convenzione dice che l’Aiuto Materno ha l’obbligo per l’assistenza "per un numero di degenze annuali non superiore a tremila".

[9] Nel 1930, con Delibera dell’8 novembre, AAM, l’Aiuto Materno si era trovato costretto ad aumentare la retta per la Sala di maternità ("compresa l’assistenza ai parti e quella chirurgica"), da 18 a 20 lire: era stata di 15 lire fino al 19 maggio 1928, cfr. delibera n. 16, AAM. Nel verbale della stessa adunanza del 19 maggio 1928, si legge che il numero delle "Suore addette all’Istituzione, per il continuo aumento dei ricoverati e dei servizi inerenti" appariva "insufficiente", per cui emergeva la "necessità di provvedere alla nomina" di un’altra religiosa. Dalla tabella organica del personale dell’Aiuto Materno, redatta il 14 gennaio 1930 secondo il regolamento del 2 dicembre 1928, il personale in servizio era il seguente: direttore, segretario, Suora Superiora, tre Suore, tre infermiere (una ciascuna per ogni reparto: Ospedalino, Maternità e Custodia), quattro inservienti (cuciniera, lavandaia, portinaia ed inserviente). La convezione del 1932 è in AAM, Delibera del 29 dicembre, che fa seguito alla cit. Delibera del Podestà del 7 dicembre dello stesso anno. Dal testo di tale convenzione risulta esistente nell’Ospedalino anche uno "speciale reparto di isolamento", per i cui ricoveri il Comune si impegna a versare un supplemento giornaliero di lire 5. In delibera podestarile del 14 aprile 1933 (Atti, vol. I, p. 395, ASC) si legge che le spese suppletive per ricoveri in locali di isolamento nel 1932 sono state di lire 1.280. La nuova convenzione del 1932 ha durata quinquennale. Nella convenzione troviamo anche queste cifre: 1.780 ricoveri nel 1930 (1.602 partorienti e 178 bambini), 2.200 ricoveri nel 1931 (1.593 partorienti e 607 bambini). Nel primo semestre del ’32, sono registrati 1.104 ricoveri di partorienti e 568 di bambini.

[10] Cfr. a p. 18 del n. di Rimini di maggio-giugno 1933, a. II nn. 5-6. In altra nota del 1933, apparsa sullo stesso Rimini (settembre-ottobre, a. II, nn. 8-10, p. 20), dopo aver ricordato che "le direttive del Regime a favore delle classi bisognose e le difficoltà economiche accentuatesi negli ultimi anni hanno posto in primo piano l’obbligo dei Comuni nel campo dell’assistenza sociale e della beneficenza", si dichiara che "il Comune si è sforzato nei limiti delle sue possibilità finanziarie, di estendere il suo raggio d’azione con molteplici provvidenze, sia nei confronti degli Enti locali di beneficenza, sia nei riguardi dei bisognosi di assistenza e di aiuto".

[11] Cfr. Atti del Podestà 1935, I, pp. 564-569, ASC; ed Atti ufficiali in Rimini, giugno-luglio 1935, a. IV, n. 6-7, p. 32. La "Variante" proroga peraltro la convenzione in vigore al 31 dicembre 1940.

[12] Cfr. Atti AAM. La delibera comunale "Concessione in uso di locali all’Aiuto Materno e contributo nella spesa di adattamento" del 24 ottobre 1938 (in Atti del Podestà 1938, pp. 878-879, ADC), è cit. in Rimini, Riassunto anno 1938, p. V. I locali in questione si trovavano al piano superiore della caserma. Il Comune concorreva con 6.000 lire alla spesa di sistemazione, prevista in lire 11.000. Nella ex caserma di via Ducale, ora sede dell’Ausl di Rimini, "il 14 agosto 1944" vengono catturati Mario Capelli (23 anni), Luigi Nicolò (22) ed Adelio Pagliarni (19), i Tre Martiri impiccati dai nazi-fascisti il giorno 16 agosto nella piazza Giulio Cesare. Circa la data della loro cattura, altre fonti storiche (abbiamo riportato il testo della lapide commemorativa, ripristinata nel 1995), parlano del 13 agosto.

[13] Il Comune in maggio ha offerto cento lire al Comitato dell’Aiuto Materno, per una "pesca di beneficenza", "ritenuta la necessità" di non figurare "secondo ad alcuno nel dare appoggio ed incoraggiamento in tali circostanze, verso una così importante istituzione del Regime" fascista, la quale giornalmente persegue "finalità altissime" e "scopi veramente benefici". Cfr. delibera del 16 maggio 1938, Atti del Podestà 1938, p. 368, ADC. Analoga è la delibera del 16 gennaio 1939, Atti del Podestà 1939, p. 52, ADC, sempre con offerta di lire 100.

[14] Cfr. la delibera comunale n. 580 del 24 luglio 1939 con cui si concede un contributo annuo per ammortizzare il mutuo decennale dell’Aiuto Materno con il Credito Romagnolo: cfr. Atti del Podestà 1939, pp. 562-566, ADC.

[15] La cifra di 64 mila lire corrisponde ai 64/120 dell’intero disavanzo, per cui la spesa annua di ammortizzazione del mutuo di cui alla delibera n. 580 del 24 luglio 1939, è ripartita per 64/120 per il Comune, e per i restanti 56/120 per l’Aiuto Materno: cfr. altra delibera (n. 581) dello stesso 24 luglio 1939. Il Comune si assume l’obbligo di garanzia totale sul mutuo con il Credito Romagnolo "avendo facoltà di rivalersi dei 56/120 del costo annuo sull’importo delle rette" da pagarsi all’istituto (Atti del Podestà 1939, pp. 566-568, ADC).

[16] Nel Verbale (AAM) si legge che il presidente è il rag. Pier Alberto Boldrini, mentre il prof. Manlio Monticelli è il direttore sanitario. Nel Verbale del 23 luglio (ib.), al punto 2, si trova un’aggiunta all’art. 2 della convenzione in vigore. Boldrini era stato nominato rappresentante del Comune con delibera del 26 luglio 1939 (cfr. Atti del Podestà 1939, p. 577, ADC). Il 2 marzo 1943, in seguito al suo richiamo alle armi, viene ufficialmente sostituito da Mario Gessaroli: cfr. Atti del Commissario prefettizio, pp. 107-108. Ma in Atti AAM troviamo delibere successive al 2 marzo 1943 con lo stesso Boldrini presidente. Cfr. qui al cap. 13, La guerra a Rimini (1943-44).

[17] Cfr. Atti del Commissario prefettizio 1940, pp. 375-380, ADC. La convenzione ha durata quinquennale. L’art. 4 prevede che siano a carico del Comune anche i ricoveri dei bambini malati "che non abbiano ancora compiuto i 5 anni di età".

[18] Questo si legge nella delibera del Commissario prefettizio del 9 maggio 1941, p. 351 degli Atti relativi in ADC, con la quale si approva il pagamento della cifra richiesta di lire 77.668. Nello stesso 1941, l’Aiuto Materno ottiene due prestiti dalla Cassa di Risparmio, di 25 e 35 mila lire: cfr. in Atti del Commissario prefettizio 1941, ADC, le delibere del 6 febbraio e del 14 maggio 1941 (p. 9 e pp. 368-369). Nel 1942 l’Aiuto Materno assume un altro prestito di 80 mila lire presso la Cassa di Risparmio di Rimini, con garanzia del Comune: cfr. delibera del 28 marzo, Atti del Commissario prefettizio, pp. 193-195, ADC.

[19] Cfr. Verbale del 22 marzo 1940 (AAM).

[20] Cfr. Atti Commissario prefettizio 1942, pp. 232-234, ADC. La revisione decorre dal 1° gennaio 1942. Questa convenzione viene confermata il 21 maggio 1943, "giusta richiesta da tempo presentata dall’Aiuto Materno", sempre per un impegno annuo di 68.000 lire: cfr. Atti del Commissario prefettizio, pp. 304-305.

 

 

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