La storia di Ludovica e Matilde con la loro mamma Alessandra S.:
L'esperienza della sindrome da trasfusione feto-fetale
Ho
scoperto di aspettare Ludovica e Matilde all'ottava settimana quando ero
in partenza per la Nuova Zelanda per motivi di lavoro. La scoperta è stata
traumatica… il ginecologo era sempre stato favorevole alla partenza, ma dopo
le due eco di conferma di diagnosi di gravidanza gemellare ("monocoriale
biamniotica") ha iniziato a raccontarmi tutte le cose più terribili del
mondo per dissuadermi. Nonostante tutto il terrorismo, la mia determinazione
riguardo la partenza era chiara, me l'ero sudata quell'opportunità di lavorare
in Nuova Zelanda. Quindi... biglietti in mano, ho affrontato l'ultima eco prima
della partenza (12°settimana) e l'esito della translucenza nucale faceva ben
sperare riguardo lo stato di salute di Pinko e Palla (così li chiamavamo prima
di conoscere il loro sesso)... PAURA BLU... ma io zitta fingevo sicurezza, anche
se in realtà me la facevo sotto. Tutti mi facevano capire, più o meno
chiaramente, che probabilmente gli ormoni mi avevano dato alla testa... solo mio
marito e pochi altri intimi mi appoggiavano, dopotutto i patti erano chiari fin
dall'inizio: "Niente in contrario sulla gravidanza, ma... non pensate di
impedirmi di partire!". Bene è arrivato il giorno: panzetta appena
accennata... io, Pinko e Palla partiamo per la grande avventura... e che Dio ce
la mandi buona... Viaggio ok, primo giorno all'Università di Otago e
annuncio:" Sono una e trina!"... sorpresa... la reazione nell'altro
emisfero è di gioia, non si risparmiano i complimenti, inizia la gara di
solidarietà... lavoro durissimo, ma condito da serate in piscina (phisio-pool),
classe di stretching ad hoc, passeggiate, trecking no limits... passa la nausea
e ritorna il buon umore!
Due colleghe in dolce attesa mi consigliano il Dottor Blanchette, un ginecologo
superfigo della serie "Non sei malata sei solo incinta, fai quello che ti
senti e... goditela!"; molto diverso dal mio dottore italiano: " Non
ti stancare, stai a letto, la tua è una gravidanza a rischio...". In Nuova
Zelanda le gravidanze gemellari sono molto comuni, nessuno si meraviglia e si
sprecano i documentari a riguardo... una mia collega me ne procura uno
registrato qualche mese prima, chiaramente lo guardo con molta attenzione e per
la prima volta sento parlare della "Sindrome da trasfusione
feto-fetale", chissà perché mi colpisce in particolar modo... Il tempo
passa velocemente e me ne rendo conto solo per le dimensioni del mio giro vita,
nel frattempo ho anche scoperto che Pinko e Palla sono due ragazze e che stanno
benone... Il viaggio di ritorno (30 lunghissime ore...) trascorre più o meno
serenamente, anche se Ludovica e Matilde non gradiscono la posizione seduta e mi
costringono a continue sedute di stretching (Cindy, la mia insegnante di
aerobica, mi aveva preparato una serie di esercizi per il volo). La mia panzona,
celata dietro il carrello stracolmo di bagagli, è la prima cosa che colpisce
mio marito al mio arrivo... fin qui tutto bene (26° settimana)... ecografia
morfologica ok, il ginecologo è stupito... le altre gravidanze gemellari che
sta seguendo sono già a rischio di parto pretermine.
Tutto trascorre per il meglio fino alla 30°settimana, la mia pancia cresce
enormemente, in piscina le monomamme ridono del mio costume al limite della
contenzione, io rido con loro, ma da un po' non riesco più a dormire di notte,
mi sento soffocare, mi sembra di esplodere... l'ecografia della 30° settimana
individua il problema: "Sindrome da trasfusione feto-fetale" con
polidramnios nel sacco di Ludovica e oligoidramnios nel sacco di Matilde...
adesso c'è davvero il rischio che qualcosa vada storto... ricovero immediato...
Gli esami confermano la sindrome, ma le bimbe stanno bene; c'è però il rischio
che il sovraccarico circolatorio possa provocare danni cardiaci e renali a
Ludovica... Si decide quindi per un cesareo il prima possibile; vengo sottoposta
ad un trattamento con cortisonici per indurre lo sviluppo dei pneumociti di II
ordine e quindi di surfattante, perché le bimbe nascano in grado di respirare
autonomamente. Vengono eseguite diverse amniocentesi, per valutare il rapporto
lecitine/sfingomieline e, quindi, verificare se la terapia cortisonica ha
sortito effetto, oltre ad evacuare il liquido amniotico in eccesso (1 litro
circa per volta). Il primo trattamento non si dimostra efficace per Matilde,
mentre Ludovica è già pronta per nascere; si ripetono il trattamento, le
evacuazioni e gli esami vari e, alla 33° settimana, si decide per il cesareo.
Io sono preoccupata ovviamente, rivivo il filmato visto in Nuova Zelanda: tutto come
da copione, per questo, in cuor mio, sono convinta che, come nel documentario,
ci sarà un lieto fine…
… Così è stato le bimbe sono nate il 15 febbraio 2000, con una grinta non
comune per essere premature, l'apgar è di 9 per entrambe, ma il loro peso,
1.890 grammi e 1.520 grammi, rende necessario il ricovero in terapia intensiva
(all'ingrasso)... dopo un mese passato tra tiralatte, levatacce e pianti vari le
mie ragazze sono arrivate a casa con la loro inconfondibile grinta da Maori...
Vi ho raccontato la mia storia perché credo possa essere utile ad altre mamme
in attesa, la sindrome da trasfusione feto-fetale è piuttosto comune nelle
gravidanze monocoriali, ma nessuno ce ne parla, sembra che l'unico problema
nelle gravidanze gemellari siano le anomalie cromosomiche o il parto pretermine.
Io sono stata benissimo fino alla 30° settimana, ma poi, all'improvviso,
qualcosa si è inceppato, le informazioni acquisite dal documentario mi hanno
aiutato ad affrontare il tutto più serenamente per questo ho deciso di scrivere
la mia storia... le informazioni non bastano mai....
Alessandra S.
Scritto il 13-07-2000