Massimo Parasassi

LA ROCCA
DI
OSTIA

da una litografia al modello

A cura di M. Parasassi

Anno scolastico 1999 - 2000

PREMESSA

Per celebrare il Giubileo del 2000 l'AMIREL - Modellisti Romani e la Città dei Ragazzi della Pisana hanno deciso di mettere in cantiere, nell'anno scolastico 1999-2000, la costruzione di un modello, che unisse in se le caratteristiche marinare e quelle giubilari legate alla Città del Vaticano.

All'inizio si era pensato alla costruzione di uno dei seguenti modelli:

- diorama che rappresentasse il Porto fluviale di Ripa Grande ubicato tra Via Marmorata ed il mattatoio (attualmente in fase di scavo e di ricostruzione),

- diorama dell'Arsenale di Porta Portese
(ora declassato a magazzino di un commerciante di materiali edilizi),

- galea impiegata nella battaglia di Lepanto,

- nave pirata turca o araba (sambuco),

- imbarcazione fluviale tipica dell'epoca.

Si è pertanto instaurato tra AMIREL, Città dei Ragazzi di Via della Pisana e Vaticano un intenso scambio di corrispondenza per ottenere l'autorizzazione ad accedere alla biblioteca ed all'archivio Vaticano, e cercare in quei luoghi uno spunto per il nostro progetto.

Ci è stato suggerito di rivolgerci alla Biblioteca Vallicelliana (P.zza Chiesa Nuova) e così i soci Mosti e Navarro si sono trasformati in topi di biblioteca.

LA STORIA

Chi non ricorda la famosa frase di Stalin, rivolta ad uno dei sui generali che gli consigliava di non urtare la suscettibilità del Vaticano: "Ma di quante divisioni dispone il Papa?".

Cinquanta anni fa è stata solo una battuta, cinquecento anni fa sarebbe stata una vera preoccupazione. Già perchè all'epoca l'apparato militare del Vaticano era uno dei più potenti nel mondo e la marina era la padrona del Mediterraneo.

Nella sua "Storia della marina pontificia" padre Guglielmotti, il maggiore storico vaticano, descrive la composizione della flotta, il varo di alcune navi, la partecipazione di papa Sisto V al varo di navi nei cantieri pontifici e alle parate della flotta.

E' significativo un passo:

" E quantunque pel dì seguente di domenica avesse prima mostrato vivissimo desiderio di andare a vedere la sua Capitana, e sciascuno se lo aspettasse a Ripa Grande, non volle uscire dalle sue stanze nè udire ragionamento di scusa. Ma alla fine, il giorno 24 dell'istesso mese (NdR - 24 aprile 1588), che era la domenica in Albis, piegatosi alle suppliche del capitano L. Castellani di Trastevere, il quale a nome del suo equipaggio protestava di non volersi partire senza la benedizione di sua Santità, lasciò condursi a Ripa, dove a sè stesso e agli altri rese la fiducia."

Altro passo:

"Niuna meraviglia pertanto se papa Sisto volle trovarsi a mezzo a tanti valentuomini in Civitavecchia, e presente alla rassegna, e vedersi schierata dinanzi tutta la squadra in bello assetto, ..." (NdR - 30 maggio 1588).

Sappiamo che nel XV secolo i turchi spadroneggiavano in tutto il Mediterraneo, e le loro scorrerie erano all'ordine del giorno. Ci si difendeva alla meglio, ma di fronte alla potenza di questi, le poche guarnigioni dislocate sui territori nulla potevano.

Tutte le coste d'Italia sono piene di torri d'avvistamento, costruite in quel periodo, per poter fare fronte, con un certo anticipo, all'avvicinarsi delle flotte saracene.

Ricordiamo inoltre che nel 1570 papa Pio V, avendo avuto sentore degli intensi preparativi militari navali ottomani, riuscì a stringere una Lega Santa tra Stato Pontificio, Spagna, Genova, Venezia, Savoia e Malta.

La flotta, comandata da M. Colonna (marina pontificia), A. Giovanni d'Austria (Spagna), G. Doria (Genova), A. Barbarigo e S. Venier (Venezia), si raccolse a Messina e nell'ottobre 1571 salpò verso la Grecia al comando di don Giovanni d'Austria.

Proprio in quei giorni i turchi nella loro espansione avevano espugnato Cipro, difesa da M. Bragadin.

La flotta cattolica era composta da 278 navi di vario genere con 80'000 uomini e si scontrò il 7 ottobre nelle acque di Lepanto con quella turca forte di 265 navi.

Al termine della battaglia la Lega ebbe 8'000 morti, 15'000 feriti e perse 15 navi; i turchi 25'000 morti, 30 navi affondate e 110 catturate.

La bandiera pontificia

La battaglia di Lepanto

Bisogna arrivare al 1944, in Normandia, per riscontrare una concentrazione di navi superiore a questa e comunque quella di Lepanto rimane la più grande battaglia navale che la storia ricordi.

IL PROGETTO

Riprendiamo il racconto delle vicissitudini di Mosti e Navarro.

Abbiamo lasciato i nostri a spulciare libri e scartoffie alla biblioteca Vallicelliana ed ecco una panoramica delle loro ricerche.

Galea reale

Galera bastarda turca

Tartana da pesca

Sambuco arabo

 

Marinaio di guardacoste (1703)

Granatieri del corpo delle
Guardie di Nostro Signore (1703)

Granatieri del corpo delle
Guardie di Nostro Signore (1730)

Ufficiale e soldato
del porto di Civitavecchia (1790)

Ufficiali di vascello e galere (1789)

La consultazione dell'opera di Guglielmotti "Storia della marina pontificia", che ripercorre tutta la storia di questa marineria dal medioevo al XIX secolo, li ha però lasciati stupefatti di fronte a un'incisione che rappresenta un'opera militare: La Rocca di Ostia, baluardo posto a difesa della città e del porto di Roma, a circa un miglio dalla foce del Tevere nei pressi di Ostia Antica.

La Vallicelliana

La Rocca di Ostia

Vedere quell'incisione e decidere di costruire il diorama è stato tutt'uno; è stata immediatamente fotografata e portata in sede per mostrarla ai futuri realizzatori.

Quell'incisione però ha stupito molti soci; quel castello lo conoscevano, ma non lo avevano veduto sulla riva del Tevere, bensì nella campagna romana accanto agli scavi di Ostia Antica ed al borgo omonimo.

L'amico Navarro ha poi trovato nell'Archivio Storico della Marina gli stessi volumi ed ha potuto estrarre da essi altre informazioni che ci hanno permesso di delineare meglio la storia di questa fortificazione.

E così anche il sottoscritto si è trasformato in topo di biblioteca per raccogliere il materiale necessario alla stesura di questa nota.

Così la descriveva il Guglielmotti:

"La città di Ostia sorge a 19 km da Roma sulla sinistra del maggior tronco del Tevere. Fondata dal quarto re presso il magnifico porto ... manomessa dai barbari, distrutta dai saraceni, risarcita dai papi, non ha mai più potuto rilevarsi all'antica grandezza ...

Tale a un bel circa durava quando il cardinal Giuliano della Rovere, nipote di Sisto IV e vescovo di esso luogo, divisò di fortificarlo con una rocca nuova di pianta, da reggere alla prova contro la crescente potenza dell'artiglieria."

La leggenda che ancora si legge sul torrione principale, tradotta, recita:

"Giuliano da Savona, cardinale ostiense, a protezione del marittimo commercio, a difesa della campagna romana, a guardia della città di Ostia, ed a sicurezza delle bocche del Tevere, questa rocca, cominciata dalle fondamenta in tempo di Sisto IV principe massimo e suo zio, condusse a compimento, sempre a sue spese, sotto il successore Innocenzo VIII pontefice massimo; e la circondò con le acque del fiume, l'anno dell'umana salute 1486; dalla fondazione di Ostia 2115, da Anco fondatore della città 2129."

Gli appunti autografi del Sangallo, tuttora conservati nella biblioteca comunale di Siena così descrivono il progetto:

"...la figura inscritta in un triangolo equilatero; la base munita di due torri rotonde, centrate sugli apici esterni; e il vertice rafforzato da un baluardo a cantoni, con due fianchi rettilinei, due facce ad angolo acuto, e il sagliente smusso, .... grosse muraglie, porta maestra e di soccorso, mastio dominante, batterie a tromba."

Ma le condizioni del terreno condizionarono il progetto,

" ...perchè quanto vien facile il disegnare e il mantenere la regolarità delle figure in astratto e sui cartoni, altrettanto torna difficile l'applicazione in concreto sulle eccezionali particolarità del sito ... che ti costringono a modificare forme, lineamenti, e misure. ..."

che dalla forma teorica di triangolo equilatero lo fecero diventare scaleno con la base minore, quella con le due torri rotonde, orientata verso il mare.

Ancora dall'opera del Guglielmotti:

"Il Tevere allora correva al piè della rocca, tanto da presso, che tra le due acque, del fiume e del fosso, non era altro scrimolo di mezzo a partirle se non la controscarpa; ... Il corso delle acque e le predette condizioni idrografiche durarono per anni 74, infino alla famosa inondazione del 1557, sotto Paolo IV, quando il Tevere laggiù mutò letto, allontanandosi da Ostia più di mille metri."

La consultazione di quest'opera ha quindi fugato ogni dubbio; la rocca era stata costruita sulla sponda del Tevere, ma poi il fiume aveva cambiato spontaneamente il suo corso lasciandola nella campagna, circondata da un lato dal vecchio borgo medievale di Ostia e dall'altro dagli scavi della Ostia romana. Il vecchio fossato che la circonda è oggi soltanto un prato mal tenuto.

Accertato che il castello di Giulio II ad Ostia Antica, altro non era che la vecchia Rocca di Ostia, è stata una sciocchezza il recarsi sul posto per scattare alcune foto.

La Rocca di Ostia oggi

IL MODELLO CAD

Il progetto di realizzazione ha interessato in primo luogo gli studenti e l'insegnante della sezione di informatica della Città dei Ragazzi, che hanno provveduto a realizzare un disegno quotato dell'opera, nonchè la sua ricostruzione in 3D sul computer.

E' da tenere presente che la ricostruzione è stata fatta utilizzando la sola fotografia dell'incisione e quando sono state trovate le mappe originali, la scala del disegno è risultata di circa 1/140.

Il modello CAD elaborato al PC

IL DIORAMA

Dal disegno quotato il socio M. Parasassi ha ricavato il progetto esecutivo, alla scala già indicata, costituito da pianta, prospetti, sezioni.

Due delle sette tavole costituenti il progetto

All'inizio si era pensato di costruire due diorami gemelli (uno per la Città dei Ragazzi ed uno per l'AMIREL) e per un po’ i lavori si sono indirizzati su questa strada; poi, poiché l'impegno era notevole, si è completato un solo diorama che ha impegnato per circa sei mesi i soci Villoresi, Mosti, Parasassi, Alari e Lombardi ed alcuni studenti della Città tra i quali si è particolarmente distinto l'albanese Ervin Bushi.

Ecco alcune foto scattate durante il lavoro di costruzione.

Mosti e i due diorami già iniziati

Alari e Parasassi

Mosti, Ervin e Lombardi

Villoresi , Ervin e Mosti

Anno scolastico 2000-2001
proseguono i lavori

Il diorama completato, pronto per la verniciatura

Alcunre viste del diorama terminato

Il diorama esposto ad una mostra

Aggiornato al: 10 febbraio 2007

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